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La decrescita? Una balla colossale!

La decrescita? Una balla colossale!

Negli ultimi anni sono cresciute le teorie favorevoli alla decrescita. Secondo alcuni staremmo meglio se crescessimo di meno. Una balla colossale che cerco di smontare in poco più di tre minuti. Guardate il video 

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3 Commenti

  1. Sbaglia anche l’economista francese Piketty che sembra invertire inoppugnabili valori reali, visto che oggi le persone più umili, in quasi tutto il mondo, vivono molto meglio che in qualsiasi altro periodo del passato. Non è assolutamente vero che l’ingiustizia nel mondo stia aumentando, al contrario.

    Bernard de Mandeville nella sua FAVOLA DELLE API, già nel 1725, sosteneva che mai prima del suo tempo l’umanità era vissuta così bene:

    “Se seguiamo le nazioni più fiorenti fino alla loro origine, troveremo che nei lontani inizi di ogni società, gli uomini più ricchi ed importanti mancarono per lungo tempo di moltissime di quelle comodità della vita di cui ora godono gli ultimi e più umili poveracci; così che molte cose, che un tempo considerate dei ritrovati di lusso, oggi sono consentite perfino a coloro che sono tanto poveri da essere oggetto di carità pubblica; e, anzi, sono considerate tanto necessarie, che pensiamo che nessuna creatura umana dovrebbe esserne priva.”

    Chissà cosa scriverebbe Mandeville oggi che tutti hanno l’acqua corrente calda, il gas e la luce elettrica in casa, senza contare tutte le restanti comodità?

    Pertanto, per dare un po’ di ottimismo ai pessimisti di turno, forse, sarebbe utile la lettura di autori come Oscar di Montigny convinto – come me – che viviamo il migliore periodo della storia umana.

  2. Porro e tutti quelli che pensano si tratti di recessione sono completamente fuori strada. Basterebbe informarsi, ma in Italia la superficialità fa da padrona. La decrescita non è soltanto una critica ragionata e ragionevole alle assurdità di un’economia fondata sulla crescita infinita della produzione di merci, ma è un’alternativa radicale al suo sistema di valori. E’ il rifiuto razionale di ciò che non serve. La crescita della produzione di cibo che si butta, della benzina che si spreca, del consumo eccessivo di medicine, non comporta una crescita del benessere, ma un peggioramento delle condizioni di vita. La decrescita felice, invece, è il miglioramento “qualitativo” legato alla riduzione dell’inquinamento, del consumo abnorme di risorse, delle energie, dei rifiuti e dei costi. E’ incentivare l’auto-produzione e la vendita di prodotti locali. È una rivoluzione dolce finalizzata a sviluppare le innovazioni tecnologiche che diminuiscono il consumo di energia e risorse, l’inquinamento e le quantità di rifiuti. E’ l’economia circolare. E’ il riuso dei materiali post-consumo. E’ la riqualificazione e il riuso di edifici e fabbricati dismessi e disabitati, senza la necessità di colate di cemento in un territorio già devastato. E’ il contenimento della dispersione energetica. E’ la promozione di una saggia politica che valorizzi il bene comune e la partecipazione delle persone alla gestione della cosa pubblica. E’ la riscoperta dei rapporti umani e della collaborazione.
    Fa male sentire questa “demolizione sistematica”, specie da un personaggio pubblico, di quella che di sicuro è l’unica strada per evitare che il pianeta vada irresponsabilmente, a tutta velocità, a sbattere contro un muro.

    • tutto bellissimo andrea, ma il concetto del capitalismo o del sistema di mercato che comporta un peggioramento delle condizioni di vita, mi sembra un tale scemenza che è difficile da confutare.

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