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Le tensioni tra Cina e Taiwan

La follia della Pelosi: va a Taiwan e rischia di far scoppiare una guerra

La stampa taiwanese: la Presidente della Camera visiterà l’isola di Formosa. E la Cina è pronta ad agire militarmente

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Oltre al conflitto tra Ucraina e Russia, insieme alle tensioni delle ultime ore tra Kosovo e Serbia, ritorna il fiato sospeso anche nel Pacifico. Dopo l’annuncio della Presidente della Camera, Nancy Pelosi, di un suo arrivo a Taiwan, previsto per domani sera, la Cina ha risposto con forza: “Non staremo a guardare”. E le manovre militari del Dragone sono già in atto.

La reazione della Cina

Proprio questa mattina, Pechino ha proceduto ad un’esercitazione navale nello Stretto di Taiwan, mentre la portaerei statunitense, la Uss Ronald Reagan, ha abbandonato Singapore per raggiungere il Mar Cinese Meridionale. Le parole di Xi Jinping sono letteralmente di fuoco: “Coloro che giocano con il fuoco si bruceranno”. E ancora: “La Cina prenderà sicuramente contromisure decise e forti, a difesa della sovranità e dell’integrità territoriale”. Insomma, la tensione è tornata altissima, così come agli inizi dell’estate, momento in cui Pechino completò la militarizzazione di alcune isole artificiali, a poche miglia dall’Isola di Formosa, oltre ad incrementare la propria politica autarchica sul grano.

Nonostante le obiettive conseguenze nefaste, se non tragiche, che potrebbe portare una visita di Nancy Pelosi a Taipei, ecco che la Presidente della Camera non pare intenzionata a fermarsi, anche contro il parere dell’intera Casa Bianca e di Joe Biden, attualmente positivo al Covid-19. Washington ha chiarito come stia ancora “cercando di convincere Pelosi a non visitare l’isola”; lo stesso Presidente Usa, pochi giorni fa, ha riferito alla stampa i potenziali effetti negativi che potrebbe arrecare una visita delle autorità americane a Taiwan. Nonostante tutto, la democratica Nancy non vuole cedere, continua a soffiare sul fuoco, tant’è che gli stessi media taiwanesi danno già per programmato l’incontro con la presidente Tsai Ing-wen, previsto per il 3 agosto.

Pechino è pronta alla guerra

Nell’ultimo biennio, l’influenza cinese, con le sue quasi quotidiane violazioni dello spazio aereo di Taipei, ha mostrato al mondo che cosa sia effettivamente l’isola: una colonia ribelle cinese, illegittimamente fuoriuscita dal controllo sovrano di Pechino, ma che, prima o poi, rientrerà nella sua sfera di competenza. Proprio ieri, cercando di accrescere le tensioni, quattro velivoli da guerra sono entrati nella zona di identificazione taiwanese, così come riportato dal ministro della Difesa. Gli scorsi mesi si è arrivati addirittura a punte di quaranta caccia J-16, oppure, ad inizio estate, di trenta aerei.

Insomma, la situazione è incandescente. In caso di conflitto a Taipei, lo stesso presidente Biden, pochi mesi fa, parlò di un intervento militare diretto delle forze americane a fianco dell’isola, conseguenza che porterebbe tragicamente ad un’escalation mondiale. La situazione tra Cina e Taiwan pare essere paradossalmente più grave rispetto a quella tra Kiev e Mosca. L’invasione di Xi, di fatto, porterebbe ad un faccia faccia, economico e militare, tra le due superpotenze di quest’epoca: Washington e Pechino. E la visita della Pelosi, oltre a diventare il pretesto per un’aggressione cinese, sarebbe la goccia perfetta per far traboccare il vaso.

Dopo la caduta statunitense a Kabul, una guerra in Ucraina che non tende a sbloccarsi, l’inizio di nuove e rischiose tensioni al confine tra Kosovo e Serbia; ecco che Usa ed Europa appaiono sempre più deboli dinanzi al nemico, ormai pronto a sfruttare qualsiasi pretesto per porre in atto azioni di carattere militare. Alcuni democratici americani non sembrano essersi resi conto della gravità dei fatti: paradossalmente, tali genere di visite rischiano di provocare una guerra diretta, ma anche la nascita di un’alleanza bellica devastante, quella tra Pechino e la seconda potenza nucleare del mondo, la Russia. E la combinazione di questi effetti avrà solo una vittima: l’Occidente.

Matteo Milanesi, 1º agosto 2022