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Crisi italiana

La “missione compiuta” di Draghi: recessione nel 2023

L’ex Bce parla di successo del suo esecutivo, ma i dati svelano un’altra realtà

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C’è sempre un po’ di egocentrismo, quando la squadra di governo – di qualsiasi colore – si appresta a lasciare le stanze di Palazzo Chigi. Dal celeberrimo “siamo stati straordinari” di Arcuri, dopo il termine della prima ondata, per poi ritrovarci prontamente impreparati nei mesi successivi; passando da Giuseppe Conte che si paragonava a Winston Churchill, sempre durante la pandemia; ora, è il momento di Mario Draghi: il suo esecutivo ha eseguito la “missione”.

Nell’ultimo consiglio dei ministri di ieri, l’uscente premier ha ribadito il raggiungimento dei risultati che il suo esecutivo si era posto: superamento della pandemia, scrittura del Pnrr e mettere il Paese in sicurezza dalla crisi energetica. Ebbene sì, dalla nostra umiltà possiamo dire di tutto, ma non che la missione sia compiuta.

L’abbandono delle misure restrittive è avvenuto con strumenti di dubbissima legittimità costituzionale: green pass esteso a qualsiasi campo della quotidianità, obblighi vaccinali, restrizioni striscianti hanno caratterizzato la vita degli italiani, anche quando la popolazione era vaccinata a grandi maggioranze. Si deve merito a Draghi, comunque, la sostituzione della fallimentare gestione del commissario Arcuri, subordinato dall’ottimo tabellino di marcia che il generale Figliuolo ha garantito durante la campagna vaccinale.

Nonostante tutto, è sotto gli ultimi due profili che ci sono ancora problemi insormontabili. Il Pnrr è stato scritto in una fase in cui l’inflazione era solo – si fa per dire – al 2 per cento: attualmente, ha raggiunto il picco del 9 per cento, mai così alta dal 1983. E ancora, dato ancor più marcato, il piano è antecedente alla guerra tra Russia e Ucraina, nonché alla conseguente crisi del gas e dell’energia. Insomma, alle condizioni attuali, arriverebbero tranche di miliardi da Bruxelles solo per l’ecologico, il green, il sostenibile; non per ciò che veramente attiene alle esigenze degli italiani.

Infine, alla faccia della “missione compiuta”, sul lato del recupero economico del nostro Paese, gli ultimi numeri dimostrano come ci sia ancora da scalare l’Everest. Dopo il tracollo del 2020, dove il nostro Pil si è contratto per quasi il 9 per cento; le previsioni del 2023 sono da mani nei capelli. Per quest’anno, l’Italia cresce di poco più del 3 per cento (rimanendo al di sotto delle aspettative), mentre per il 2023 è prevista addirittura la recessione: -0,2 per cento di Pil. Lo scenario presentato è ancor peggio di quello delineato da Confindustria, la quale, pochissimi giorni fa, aveva annunciato una crescita zero.

A ciò, aggiungiamo l’aumento continuo dei prezzi, che continua ad attanagliare il potere d’acquisto dei cittadini; oltre alle parole dell’ad di Eni Claudio Descalzi e di Paolo Scaroni secondo cui l’inverno peggiore da affrontare, in termini di gas, sarà quello del biennio 2023-24.

Insomma, si sta prefigurando una vera e propria “Bomba ad Orologeria”, come il giornalista de La Verità, Daniele Capezzone, ha deciso di intitolare il suo ultimo libro. L’esecutivo Draghi non ci sarà più e la palla passerà a Giorgia Meloni. A quel punto, se la leader di FdI riuscirà a risolvere il complicatissimo scenario in atto, si dovrà discutere necessariamente su quale sia stato il vero “governo dei migliori”.

Matteo Milanesi, 12 ottobre 2022