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La morte a Venezia e la decrescita infelice - Seconda parte

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La mentalità antimoderna, che crede e finge di credere nella salvezza del potere illimitato dello Stato, è quella che, con Gigi Di Maio, vuole chiudere i negozi la domenica e vuole nazionalizzare la vostra libertà di scegliere: è quella che vede nell’impresa la corruzione e nella “giustizia sociale” lo strumento per debellarla. Gli strumenti amministrativi e giudiziari non sono usati in modo laico ma in maniera teologica: per trasformare i vizi in crimini e per togliere i peccati del mondo. Con questa mentalità da santa inquisizione, chi ieri non è riuscito a fare la rivoluzione spera oggi di fare la controrivoluzione. E, in fondo, ci sta riuscendo. L’Italia è ormai agli occhi del mondo un paese fermo, bloccato, inaffidabile che scivola sott’acqua tra granchi e cozze.

La profezia del professor Giuseppe Conte – “sarà un anno bellissimo” – si è avverata. Abbiamo alla presidenza del Consiglio un avvocato che crede di risolvere la questione industriale di Taranto con le carte bollate. Siamo al livello degli azzeccagarbugli con la maggioranza di governo che si dedica allo sport preferito delle grida manzoniane tacciando di razzismo chiunque non si ritrovi nella morale di governo del razzismo etico e definendo evasore e inquinatore chi si fa un sorso di Coca Cola con la cannuccia pagando con moneta sonante. Il prezzo della mentalità antimoderna è la fine dell’Italia.

Giancristiano Desiderio, 14 novembre 2019