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La Nazionale non s’inginocchia: un altro fiasco di Letta

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Questa sera, alle 20:15, Leonardo Bonucci e Roberto Mancini spiegheranno i motivi della decisione dell’Italia: non inginocchiarsi alla strana religione laica di Black lives matter. Probabilmente cercheranno di salvare capra e cavoli: condividiamo la battaglia degli attivisti, siamo contro ogni forma di razzismo, ma vogliamo evitare di essere strumentalizzati politicamente. Sacrosanta aspirazione, in ogni caso: l’Europeo è fatto da partite di pallone e anche se lo sport, da che mondo è mondo, viene spesso vissuto come la prosecuzione della politica (o della guerra) con altri mezzi, è bene che le beghe di partito e le aspre divisioni che lacerano le società occidentali siano tenute fuori dal campo. Che ci si riesca a godere una partita senza trasformarla in un comizio. Specialmente dopo lunghissimi mesi in cui il divertimento puro e la partecipazione collettiva al “rito” calcistico sono stati cancellati.

Letta a Otto e mezzo: gli azzurri si inginocchino

Resta un dato di fatto: la Nazionale non prende ordini da Enrico Letta. Qualche giorno fa, ospite di Lilli Gruber, il segretario del Pd aveva rimbrottato gli azzurri per essersi divisi sulla scelta di inginocchiarsi. “Scelta pessima”, “s’inginocchino tutti”, “se si mettono d’accordo sugli schemi di gioco, si mettono d’accordo anche su quello”. E infatti, si sono messi d’accordo: hanno scelto di non essere i burattini del leader dem, di non piegarsi non tanto alla pur discutibile crociata degli antirazzisti (che, almeno in America, si sono trasformati da rivendicatori di diritti in sobillatori di sommosse), quanto alle disposizioni di un capo di partito, che sarebbe poi stato pronto a mettere il cappello sulla genuflessione. Evidentemente, formulando un calcolo sbagliato. Ovvero, credendo che i giocatori, per evitare di essersi sommersi dalle contestazioni della setta politicamente corretta, si sarebbero piegati al diktat. Così non è stato. Vogliamo evitare anche di far vestire alla Nazionale la casacca opposta: quella “sovranista”, o “cattivista”, che rifiuta la retorica distorsiva costruita attorno al tema delle discriminazioni razziali. Lasciamo che questi ragazzi giochino a pallone. E speriamo di essere noi a doverci inginocchiare alla loro bravura.

Nicola Porro, 25 giugno 2021