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La prof impallinata zittisce Littizzetto. Però adesso la smetta

Dopo le sparate della comica Lucianina, la prof di Rovigo reagisce: “Ha perso l’occasione per stare zitta”

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Se è vero che un minimo di buon senso da spendere ci resta, la sortita di Lucianina per il sociale dei bulli non poteva che mettere (più o meno) tutti d’accordo: sostenere che se una prof prende una sventagliata di pallini di gomma in faccia, la colpa bene o male è sua perché “non empatica”, è stata talmente sciocca da avere davvero ricompattato un paese. Al di là delle posizioni politiche in cui si è inevitabilmente declinata la reazione, c’è da dire che il donmilanismo littizzettiano con 60 anni di ritardo non poteva che imbarazzare pure la sinistra televisiva, in emorragia di voti anche e soprattutto fra i docenti, che si sentono, e a ragione, vessati, irrisi, ingannati dopo due anni abbondanti di prepotenze stataliste. Con la malagestione pandemica sono loro ad avere pagato uno dei prezzi più alti: costretti alla dad, che è pura alienazione senza costrutto, obbligati a sempre più viecrucis burocratiche, nella squisita tradizione dello statalismo comunista, frustrati, spesso boicottati e impediti a lavorare per i famigerati ricatti del greenpass, della multipla razione vaccinale, già costretti spesso ad insegnare in contesti di guerra; senza che la doppietta PD-CGIL scuola abbia mai fatto una piega per tutelarli. E alla fine arriva Litti a spararla grossa: atto vandalico, però non è colpa loro, però non è giustificabile, però anche lei la prof, però ascoltare non punire, però se gli parlava della Nuova Sinistra, però merda.

Subito sono fioccate le reazioni, da quella di Salvini, che quasi quasi pareva ci avesse letto ieri (“Ma come si fa anche solo a pensarla una roba del genere”) a quella dei legali dell’insegnante fino ai docenti secondo i quali, ragionando in questo modo, si fa per dire, si finisce per giustificare il bullismo. Sacrosanto, addirittura ovvio; senonché qui non è neppure più questione di bullismo, è terrorismo vero e proprio. Perché questi hanno sparato in faccia a un’insegnante con una pistola ad aria compressa una sventagliata di gommini che le hanno coperto la faccia, la testa, gli occhi; dopodiché si sono messi a ridere, mentre si filmavano; infine hanno pubblicato tutto sui social, a mò di notiziario o di monito, spararne una per educarne cento. Qui l’empatia non c’entra niente e cercare di comprendere non ha nessun senso: c’è un limite anche di indisciplina oltre il quale ogni confronto è inutile e le conseguenze sono micidiali. Peraltro, nessuno di quei giovani stronzi sconterà un bel niente, si son fatti qualche giorno di sospensione, cioè son rimasti a casa a ronfare, coccolati e difesi dalle immancabili “mamme coraggio”, dalle famiglie che sono poi riuscite ad accanirsi ulteriormente sulla vittima. Il mondo scolastico che piace a Lucianina.

Fossimo nella sinistra moralista, quella che “odiare costa”, quella delle commissioni contro l’odio, del restiamo umani, della censura virtuosa, saremmo quasi quasi per chiedere la testa dell’anziana comica servita sul vassoio a Che tempo che fa, insomma fuori dal servizio pubblico. Noi però non siamo di quella risma, e quindi Littizzetto continui pure a intrattenere chi la gradisce. Alla fine, quelli che si credono più intelligenti tradiscono tutta la loro mediocrità. Fra le voci polemiche, non poteva mancare quella della diretta interessata, la presunta non empatica professoressa da Rovigo: “Littizzetto ha perso un’occasione per stare zitta, ma le pensa davvero quelle cose?”. Sì, quelle come Littizzetto le pensano davvero, ammesso che pensino. Pensano spaccando il mondo come una mela, di qua noi, che abbiamo tanti soldi e salviamo migranti a parole, di là i non empatici, i destroidi, i fasci che non ci sanno fare e si meritano rappresaglie anche violente. Questa volta la comica di partito non è stata difesa neanche dal partito: diremmo che è sufficiente così.

Comprensibile la reazione della docente, condivisibili le sue ragioni, scontato che venisse interpellata (del resto era già successo più volte). Adesso però le consiglieremmo sommessamente di fermarsi. Quel che doveva dire l’ha detto, ha denunciato praticamente tutta la classe, che non le ha mai “chiesto scusa”, come se un atto di contrizione recitato risolvesse chissà cosa, la faccenda andrà avanti, tutte le ragioni stanno dalla sua parte e speriamo solo non ci sia un giudice a Rovigo capace di sposare le demenziali interpretazioni di Littizzetto. Basta così. Basta, grazie. Perché l’effetto Liliana Segre è dietro l’angolo. Perché da vittima a protagonista è un attimo. Perché dal suscitare comprensione al suscitare esasperazione è anche meno. Dio non voglia che pure questa, a furia di dichiarazioni, più o meno stralunate, non finisca pure lei nel gran calderone osceno di Sanremo. Basta e avanza Zelensky. Cara professoressa, siamo tutti con lei: non ci faccia cambiare idea, non ci faccia mostruosamente arrivare a sospettare che, in fondo in fondo, un minimo ma anche solo un minimo di fondamento ce l’avesse perfino Lucianina bum bum.

Max Del Papa, 24 gennaio 2023