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La promessa della Meloni: “Non vi tradirò”

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Giorgia Meloni ha vinto. Trascinando la coalizione di centrodestra e, con ogni probabilità, monopolizzandola: da sola vale praticamente quanto l’intera ammucchiata di centrosinistra. Nel suo trionfo davanti ai militanti di Fratelli d’Italia, però, la probabile prossima presidente del Consiglio non si è messa a gongolare. Anzi, al netto di una comprensibile stanchezza, trasparivano già, dal volto e dai toni della leader, la consapevolezza e, forse, la preoccupazione per l’ardua impresa che la aspetta: governare il Paese in un momento difficilissimo della sua storia, nel bel mezzo di una guerra alle porte dell’Europa, con l’incombente minaccia nucleare e l’attualissimo dramma dell’inflazione e della crisi energetica. Oltre all’incognita dei rapporti con l’estero: gli Usa di Joe Biden le daranno piena fiducia come hanno fatto con Mario Draghi? L’Ue, che con Ursula von der Leyen aveva già minacciato sfracelli, sfrutterà il ricatto delle rate del Recovery fund? E i mercati come reagiranno? E, d’altra parte, una Meloni troppo “draghiana” – Guido Crosetto consiglia già di mettersi in contatto con il premier uscente, per completare la legge di bilancio – non corre il pericolo di bruciare i consensi che ha conquistato alle urne?

È anche per questo, probabilmente, che la vincitrice indiscussa delle elezioni, ieri, ha invocato “il contributo di tutti”, un “clima sereno”, il “rispetto reciproco”, ha giurato che governerà “per tutti gli italiani” e, soprattutto, ha dichiarato che questo “è il tempo della responsabilità”.

“Non tradiremo l’Italia”, ha promesso la Meloni, che ha voluto ringraziare gli alleati del centrodestra, pur sapendo che da domani, soprattutto alla luce del deludente risultato di Matteo Salvini e delle ambizioni di Forza Italia, nonostante il grande distacco che la separa dagli altri due principali partiti dell’alleanza, non sarà sempre facile trovare una sintesi politica.

Quella di ieri è stata “una notte di orgoglio, di riscatto, di lacrime, abbracci, sogni e ricordi”. Ma adesso comincia la sfida più complicata: formare un governo – con l’incognita degli eventuali paletti del Quirinale: ricordate Paolo Savona? – convincere il mondo che FdI non è il mostro dell’estrema destra dipinto da alcuni (la Cnn, ieri, berciava del primo ministro più a destra dall’era di Benito Mussolini), affrontare una pagina nera per l’economia e lo stesso stile di vita della gente. E magari, quelle note di Rino Gaetano che hanno accompagnato la sfilata della Meloni, più malinconiche che esaltanti, sono la cornice perfetta per una vittoria che fa la storia, ma fa anche tremare i polsi.