Le 3 lezioni del caso Autostrade

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Nazionalizzazione, cittadini che pagano (ancora) per gli errori degli altri e una democrazia destinata a uscire fuori (auto)strada. Cosa c’è da sapere, in tre punti, sul caso Autostrade.

Giancristiano Desiderio, 17 luglio 2020

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14 Commenti

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  1. …per questo, democraticamente parlando, se fossimo un paese serio,probo, virtuoso . cioè un paese serio, virtuoso invece che un non paese di storiche mezze seghe italiche , bisognerebbe fucilare non solo idealmente, l’intera classe politica che solo a guardarla ti fa venire schifo.

  2. Un punto poco trattato mi pare anche il seguente: l’Ulivo regalo’ ai Benetton le autostrade italiane in buone condizioni, i Benetton le rendono- dietro buonuscita miliardaria- in stato comatoso, dopo aver per una ventina d’anni sostituito gli investimenti per la manutenzione della rete con l’investimento per la manutenzione del PD.

  3. Caro Desiderio,
    Ho l’impressione che vive il rosicamento di una transazione che era forse l’unica soluzione. Ma lei deve dire che tutto quello che fanno al governo è sbagliato, quindi “l’unica soluzione la peggiore”.
    Non sapete mai che dire, solo attaccare il nulla.
    Se avessero revocato avrebbe detto che il governo si è inchinato a sua Maestà Benetton.
    Ho l’impressione caro Desiderio che quando il padrone vi chiama sapete solo scattare sugli attenti e obbedire. IL FANGO.
    “Pagano i cittadini” che SCOOP ha fatto. PAGHIAMO SEMPRE NOI.
    Quando mai vi siete preoccupati di 40 anni di politica economica sbagliata, di debito pubblico elevatissimo, degli sprechi (vedi Autostrade), dei ladri, dei corrotti? MAI. Tanto pagano gli italiani.
    Ha presente i velocista prima di una volata, tutti a sgomitare per essere in prima fila. L’ordine attuale è fuori l’esecutivo attuale per essere in prima fila quando arriveranno i denari dell’Europa.
    La radice ideologica della cultura liberale e democratica.
    Buona Giornata

  4. C’è da sperare che questi provvedimenti accelerino il degrado economico italiano fino al crack.
    Non lo vedo ancora abbastanza vicino, ma siamo sulla buona strada.

  5. Anche in questo caso come nei precedenti Alitalia, Ilva, ecc.ecc.codesti signori mettono le mani nella marmellata dei risparmi degli italiani, in contrasto con l’art 47 della Costituzione più bella del mondo, con un ‘arroganza senza pari, frammista ad un’ incompetenza senza eguali, senza che nessuno dica nulla. Arriverà un bel giorno qualche oppositore responsabile, politico o istituzionale, che griderà forte: GIU’ LE MANI DALLA C.D.P e dal risparmio faticosamente accumulato da milioni di italiani, non certo per farlo gettarle dalla finestra con l’esiziale Smart Fun Katzing Poltronizio dei non eletti Okkupanti le stanze dei bottoni ???!!!!!

  6. Non c’era da nazionalizzare niente: le autostrade sono già di proprietà dello Stato.
    Purtroppo è proprio il contrario: si ha avuto paura di revocare sic et simpliciter una concessione che era da revocare per gravissimi e catastrofici inadempimenti: il crollo di un ponte per mancata manutenzione, con decine di morti.
    Si sono temute le reazioni degli azionisti – che volevano più soldi possibile, naturalmente risparmiando sui costi della menutenzione – e del personale – magari assunto in sovrannumero dietro raccomandazione politica.
    Quindi, per non causare danni ad una delle tante società solo FORMALMENTE private, ma in realtà operante in un perverso intreccio di interessi con la proprietà pubblica, sono stati sborsati denari per riavere qualcosa che era già proprio.
    Di un privato come quello meglio farne a meno.

    • Naturalmente la proprietà delle autostrade non si può nazionalzzare , sono di già proprietà dello stato.
      Quì si parla di una cosa diversa ,dell’ azienda che ha il compito di gestire le autostrade, una società che eroga un servizio.
      La certezza che ci siano stati “gravissimi e catastrofici inadempimenti” secondo me è probabile ma lo deve dimostrare la magistratura.
      Probabilmente ha fatto parte della trattativa ( ma non è stato detto ) anche la futura benevolenza dei magistrati a riguardo.

      • La magistratura non può fare niente se la politica decide.
        La revoca della concessione può avvenire con qualunque metodo, per esempio, una legge, che può disporre anche il corrispettivo da assegnare all’ex concessionario. Anche se, considerato il danno del crollo del ponte, non ci sarebbe dovuto essere alcun corrispettivo.
        L’unico rimedio, a quel punto, era il ricorso alla Corte costituzionale.
        Parecchio in salita.

    • La penso sostanzialmente così anch’io.
      Revoca per inadempimento da parte loro.
      Mi chiedo cosa ci sia scritto sul contratto capestro firmato a suo tempo, chiunque lo abbia fatto.

  7. Senza offesa, Desiderio, a me pare un discorso sul sesso degli angeli. M5S e PD per me pari sono e fanno parte a pieno titolo del raggruppamento di Sinistratissima Sinistratia Sardinopatetica, il resto sono poltrone poltroncine divanetti strapuntini, sgabelli vari ed un unico credo TUTTO TRANNE DEMOCRAZIA ED ELEZIONI.

  8. Come giustamente ha scritto Mauro Mellini, il movimento cinque stelle nasce come liquame di scarico e di rifiuto della sinistra. L’odio sociale che è sempre stato il propellente dei partiti di sinistra ha avuto una sua nobilitazione nella accettazione della regole del vivere civile e della democrazia. Il connubio felice tra PD e Movimento 5stelle non può che essere una miscela letale per il Paese

  9. In poco più di 3 minuti, il grande Desiderio, sintetizza la catastrofe di questo Paese. Giusto menzionare il “Richiamo della Foresta” ovvero il rilesso condizionato pavloviano che l’elettore di sinistra italiano rivela appena entra nell’urna, a prescindere da ogni capacità critica ed autonomia di pensiero: il destino comportamentale di un lavaggio del cervello a partire da Togliatti fino ai giorni nostri. Sarà, stavolta, troppo tardi, per la metamorfosi sociologica dell’elettore di sinistra (non più operaio, ma borghese rosso), quando si renderà conto di aver perduto tutto il gruzzoletto messo su in anni di lavoro. Ma si sa: mal voluto…non è e mai sarà, troppo!

  10. ASPI & RINA
    Giancristiano Desiderio ci offre ampia materia di riflessione che può portare a chiedere a lui ulteriori approfondimenti.
    1. Il Coniglio dei Ministri ha deciso di avviare la nazionalizzarione della società ASPI, ora a maggioranza Atlantia-Benetton in una azienda a maggioranza di capitale pubblico attraverso l’acquisto, ad un prezzo che non è dato sapere, della maggioranza delle azioni della stessa per poi, con questa società ASPI (o con un nome diverso, ad es. RINA) gestire le autostrade, la loro manutenzione, le loro tariffe.
    Qual’è lo strumento “legale” che permette questa acquisizione? Un Decreto Legge? Un accordo “privato” tra governo e la famiglia Benetton che a richiesta di Cassa Depositi e Prestiti vende alla stessa quota crescente delle proprie azioni? Pare quest’ultimo, posto che Conte del Grillo ha affermato che la famiglia non lo ha subito come una imposizione.
    Ciò significa che, durante il Coniglio dei Ministri, si è interloquito con i rappresentanti di Benetton (al telefono? in una stanza attigua? c’è un verbale di questo “accordo” privato? chi ha rappresentato i Benetton? Dov’è questo “contratto”?).
    2. L’acquisizione avverrà nel corso dei prossimi mesi: c’è un testo di “delibera” che precisa modi e tempi, strumenti, di questa acquisizione di azioni? Il Parlamento è informato del punto 1 e del punto 2?
    3. Cosa vincola i Benetton a questa vendita “forzosa”, tanto “volontaria” che è stata argomento di scazzottature notturne e per sei ore nel governo? Se domattina non vogliono più vendere? Questo documento che dovrebbe “vincolarli” a cedere, dov’è? Qualcuno l’ha scritto (ministro, presidente del Coniglio) e qualcuno l’ha sottoscritto per Benetton?
    In sostanza quali sono le basi “giuridiche” che consentono questo percorso per cui lo Stato CDP) dovrebbe stanziare quanti (?) miliardi per tornare a gestire più o meno direttamente la sua proprietà, le autostrade, con uno strumento che se non è l’ANAS ci va molto vicino?
    Se fossi giornalista sarei molto “curioso” di saperne di più, di “arrivare” ai testi e alle telefonate.
    Mi affido a qualche “segugio” e aspetto. La storia di ASPI & RINA manca ancora di molti capitoli.

  11. lezioni che il PD e il M5S dovranno tenere a mente e impararle , semmai ce ne fosse il caso che in un lontanissimo futuro possano ritornare a governare (che io proprio non me lo auguro un suo eventuale ritorno !!) !

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