Il catastrofico – nel senso della radice greca di un totale ribaltamento – risultato delle elezioni di midterm resterà a lungo impresso nella memoria dei repubblicani statunitensi. Ci sono alcuni Stati storicamente conservatori in cui ha vinto nettamente il candidato democratico. Tra questi il Kansas, che non veniva governato da un dem dal lontano 1932, e il Texas, repubblicano dal 1988.
In sostanza, con la conquista delle due camere del Congresso, il Senato e la Camera dei rappresentanti, il presidente Trump è diventato ufficialmente una anatra super zoppa, considerando le dimensioni assunte dal ribaltone.
In questo senso ho sentito alcuni nostri opinionisti dell’area progressista sostenere che la presunta corruzione che molti americani addebitano all’amministrazione Trump – c’è un giornalista che su un canale nazionale sosteneva che il Tycoon si è arricchito di circa un miliardo e mezzo di dollari da quando si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca – avrebbe giocato un ruolo determinante in una sconfitta con pochi precedenti. Personalmente non lo credo affatto. Gli americani, che sono notoriamente un popolo pratico, in ogni elezione guardano sempre alla propria condizione economica e a quella del loro Paese.
Ebbene, ciò che è accaduto a livello globale in questi due ultimi anni, i cui effetti stanno avendo conseguenze estremamente negative anche negli States, non poteva che provocare un clamoroso allontanamento del tradizionale elettore repubblicano dalle urne, motivando di converso gli indecisi a votare per chi, bene o male, si opponeva alle sconclusionate politiche di Trump. Un uomo che, occorre ricordare, ha iniziato il suo mandato destabilizzando i rapporti politici ed economici con i suoi amici dell’Occidente, attraverso l’imposizione di una dissennata politica dei dazi la quale, oltre a minare il buon andamento del commercio mondiale, ha finito per danneggiare anche l’economia statunitense.
Dopodiché il nostro genio incompreso ha maturato la brillante idea di sdoganare il dittature russo, non si bene con quale obiettivo, trattando l’aggressore dell’Ucraina Valdimir Putin alla stregua di una amico fraterno.
Ultimo e decisivo colpo alla credibilità del suo mandato l’ha poi inflitto attaccando l’Iran senza uno straccio di piano strategico di medio e lungo periodo. Il risultato è stato quello che è sotto gli occhi di tutti, compresi gli americani, costretti a pagare il carburante a prezzi proibitivi per loro: lo spettro di una recessione globale che per molti odiatori dell’Occidente sta già creando i presupposti per tentare di destabilizzare i nostri sistemi democratici.
Inoltre, come condimento per questo minestrone di scelte scriteriate, Trump continua a utilizzare un livello di comunicazione eufemisticamente imbarazzante, con la quale ciò che ha dichiarato perentoriamente in un suo intervento egli lo smentisce categoricamente un’ora dopo con la stessa perentorietà.
E gli americani, che saranno pure ingenui ma non tollerano di essere presi in giro, lo hanno chiaramente compreso, confermando ancora una volta il famoso detto di Abramo Lincoln: “Si possono ingannare tutti per un po’ di tempo, alcuni per tutto il tempo, ma non si possono ingannare tutti per sempre”. Mi sembra che la triste vicenda che è capitata al glorioso Partito repubblicano d’America lo dimostra appieno.
Claudio Romiti, 4 novembre 2026
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