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Hong Kong e il silenzio dei nostri intellettuali

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A Hong Kong la gente è in piazza per protestare contro una legge che consente l’estradizione dei “criminali” in Cina. Il provvedimento è criticato per due motivi: a) gli accordi tra la ex colonia inglese e Pechino prevedevano che il sistema giudiziario di Hong Kong rimanesse indipendente fino al 2047; b) la Cina, con l’estradizione, potrebbe processare i numerosi dissidenti che risiedono a Hong Kong.

Ci sono stati scontri in piazza. La protesta continua. Qualcuno evoca lo spettro di Tienanmen. Le reazioni della comunità internazionale sono state tiepide. L’Unione europea ha condannato la Cina, Trump ha invitato a trovare un accordo. In Italia silenzio assoluto, zero dichiarazioni ufficiali. Le notizie da Hong Kong sono rapidmente finite in fondo allo sfoglio dei giornali. Le associazioni umanitarie hanno diramato i comunicati che dovevano diramare. I difensori della democrazia, gli intellettuali da appello, i saviani e le murgie, i sostenitori delle giuste cause sono spariti nel nulla. In effetti a sostenere la piazza di Hong Kong c’è poco da guadagnare in termini economici e di visibilità. Il governo ha appena magnificato le splendide opportunità commerciali da cogliere sulla Via della Seta. In generale, nessuno vuole rinunciare ai soldi cinesi, solo Trump ha osato giocare a braccio di ferro con Pechino sulla questione dazi.

E gli intellettuali? Hong Kong è lontana, la questione è complessa, alla gente interessa poco, si rischia di schierarsi senza un adeguato ritorno pubblicitario. E quindi niente, inutile fare appelli o scrivere vibranti editoriali. Questa calcolata assenza mostra quanto opportunismo ci sia negli scrittori e artisti affetti da appellite cronica. E mostra quanto realismo politico sopraggiunga qualora ci siano in ballo denaro e contratti.

Benissimo, ma allora perché riempirsi la bocca di “valori” e altre parolone all’insegna della ipocrisia? La questione in realtà ci riguarda da vicino: cosa diremo quando la Cina, assieme alle merci, proverà a esportare le sue leggi illiberali?

Alessandro Gnocchi, 14 giugno 2019