Chiesa

Le voci sul Conclave: “Prevost è stato votato due volte”

Papa Robert Prevost conclave Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI e © Angelo Chiariello tramite Canva.com
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(Leggi qui la prima parte sulla morte di Papa Francesco). In conclusione l’ultimo Conclave. Anche per Leone XIV – fatto salvo lo Spirito Santo e la segretezza assoluta del Conclave – iniziano a trapelare frammenti di verità a proposito del risultato delle votazioni e del momento dell’annuncio. Con i cardinali esausti dopo il primo appuntamento, una meditazione lunghissima sullo Spirito e sulla povertà della Chiesa, tenuta dal porporato cappuccino Raniero Cantalamessa, predicatore emerito della Casa Pontificia, creato cardinale diacono senza essere vescovo, su sua richiesta personale, in quanto già ultraottantenne. La Sistina, priva di servizi igienici ha ospitato più acrobazie prostatiche che ascensioni spirituali. Fin dalla prima votazione, però, tutto è apparso chiaro. Soprattutto al Segretario di Stato, Pietro Parolin, che si ferma ad una cinquantina di voti: quindici in meno di quelli promessi. Prevost, outsider nordamericano, una ventina di voti; a seguire il candidato di bandiera dei conservatori, l’arcivescovo ungherese Peter Erdo. I vari Zuppi, Pizzaballa e il filippino Tagle: non pervenuti.

Per Prevost è stata una passeggiata celeste con Parolin che gli ha subito offerto i suoi voti. C’è chi sottintende che Prevost fosse stato eletto Papa già in mattinata, ma che abbia chiesto una seconda votazione pomeridiana, più corale. Prima di vestirsi di bianco, è rientrato a Santa Marta per scrivere il discorso sulla pace “disarmata e disarmante” che ha incantato il mondo. Un testo letto poco dopo, già battuto a macchina. Nulla di improvvisato nella Sala del Pianto, un tempo rifugio provvisorio dopo l’elezione. Chissà se prossimamente a smentire questi sussurri sarà la vera probabile nuova star della comunicazione, Valentina Alazraki, giornalista televisiva messicana, che a breve prenderà il posto di quel trio dell’apocalisse Bruni, Tornielli e Ruffini.

Solo il Cielo sa se tutto ciò sia vero. Ma in Vaticano, come ben sappiamo, il vero è raramente verificabile. E spesso, proprio per questo, il dubbio è l’unica cosa credibile.

Luigi Bisignani, Il Tempo, 1° giugno 2025

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