Rivoluzione idrogeno (Marco Alverà)

Marco Alverà è uno dei rarissimi manager con visione, giovane e con grandi contatti internazionali, che guida un’azienda pubblica (Snam rete gas). Ha scritto un libro che consiglio, Rivoluzione idrogeno, nonostante non creda ad una riga delle previsioni fatte nelle prime trenta pagine. In esse spiega le solite cose sul cambiamento climatico, sui rischi che corriamo (addirittura tre i gradi di aumento delle temperature possibile) e soprattutto la solita responsabilità dell’uomo. Chi conosce questa rubrica conosce bene le critiche al pregiudizio antropico sul «Climate change». E conosce la nostra battaglia laica contro le congetture che diventano fede.

Fatta questa lunga premessa, quando il discorso di Alverà si sposta sull’idrogeno, la cosa diventa affascinante. È certamente «conflicted» visto che per primo in Europa è riuscito a far passare nei suoi tubi il tradizionale gas, ma mischiato ad idrogeno. Ma il principio, tutto di mercato e poco papale, che esprime è convincente. L’idrogeno non esiste in natura, ma è combustibile, riserva di energia, che si può creare. Per farlo serve un bel po’ di elettricità. Ecco la chiave di volta. Potremmo usare quella generata dal fotovoltaico e dall’eolico (ci è costata uno sproposito, spiega il libro) che è intermittente e difficilmente immagazzinabile. Insomma potremmo trasformare l’energia verde dei pannelli in idrogeno, che si conserva meglio e si trasporta con minori perdite.

L’idrogeno dunque come una batteria. L’idea è più che suggestiva. L’Europa ha inoltre commesso la follia di costruire pannelli dove ci sono minori rendimenti (la Foresta Nera) perché ha adottato miopi piani nazionali: uno spreco. Si potrebbero istallare pannelli dove c’è più sole, tipo Nord Africa, trasformare in idrogeno e usare dove serve. Usando gasdotti, che con poche modifiche, potrebbero portare la molecola a quel punto verde con relativamente piccoli investimenti.

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Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
26 Settembre 2020 23:51

Gentile Nicola,

le chiedo di scusarmi se le faccio una domanda un po’ fuori luogo:

“Ma questa lettura sarebbe una lettura liberale?”

Cordialmente, Tullio

Ugo65
Ugo65
26 Settembre 2020 11:57

Tutto molto bello se non fosse per un particolare di cui nessuno parla mai. La pericolosità di utilizzare idrogeno nelle mani di comuni cittadini. È un gas estremamente pericoloso, una molecola piccolissima difficile da confinare. Un conto i prototipi, un altro una gestione diffusa. Finché si resta sotto il 5% in miscela non ci sono problemi, poi diventa esplosivo al contatto con l’aria. Personalmente non credo sia una soluzione fattibile per un uso diffuso da parte della popolazione. Alcune persone hanno paura del GPL, figuriamoci dell’idrogeno. Se dovessero esserci incidenti si potrebbe fermare tutto rapidamente per via dei sistemi di sicurezza imposti e quindi i costi esponenziali. Gestire l’idrogeno è molto complicato, come per il nucleare. Bisognerebbe cercare di realizzare fuel Cell a metanolo, combustibile molto meno pericoloso. Certo non è facile.

Guido Busca
Guido Busca
26 Settembre 2020 10:07

L’idrogeno è un’opzione vera solo se prodotto senza emissioni di CO2. La tecnologia più ragionevole apparentemente è l’elettrolisi dell’acqua con energia elettrica prodotta da eolico o/e fotovoltaico.
Il vero problema è l’enorme richiesta di tale energia e l’enorme occupazione di territorio (o di superficie marina) che i parchi eolici e le centrali fotovoltaiche richiedono.
Senza dimenticare che per produrre pale eoliche e pannelli fotovoltaici servono comunque acciaio, alluminio, rame, silicio o semiconduttori organici, quindi acciaierie, metallurgia pesante, materie prime organiche, ecc

Andrea Salvadore
Andrea Salvadore
26 Settembre 2020 5:28

I tedeschi lo hanno cpito gia e il Bundestag ha approvato la zspesa di due miliardi di euro per pianificare la struttura di distribuzione dell’idrogeno per le automobili a idrogeno.
Il primo che si mette sul serio a fabbbricare auto a idrogeno e lo stato che ne incoraggia la infrastruttura di distribuzione sará un campione tipo Ford e i politici meriteranno una medaglia.
Attenzione che ci sono in giro giá due marche di auto a idrogeno
manca ancora l’intervento massiccio di stato e uomini, le auto elettriche non hanno futuro e riempiranno l’ecosistema di resti di pile esaurite e inquinanti.

Graziano Rascacci
Graziano Rascacci
25 Settembre 2020 20:45

E degli incentivi alle energie fossili cosa ne persa?

Elena De Santis
Elena De Santis
25 Settembre 2020 19:52

Climate change: “congetture che diventano fede”… già anche in senso inverso! Poi non si capisce perché territori con molto vento e sole debbano far ricorso al solo idrogeno… vedi p.e. I programmi nel nordovest o sud della Sardegna. Inoltre lo sviluppo con l’idrogeno di SNAM è molto più semplice e lineare e non è stata ventilata alcuna tassa aggiuntiva. DI TASSE IN BOLLETTA CE NE SONO GIÀ PIÙ CHE A SUFFICIENZA!

Emilio Martino
Emilio Martino
25 Settembre 2020 19:06

Sono piuttosto scettico. L’idrogeno stoccato in bombole mi pare un’idea un po’ balzana. Almeno Carlo Rubbia lo voleva liquefare e conservarlo così. Mi piacerebbe comunque leggere un commento del prof. Franco Battaglia.

Davide
Davide
25 Settembre 2020 17:42

Sono contento di aver letto commenti di gente preparata. Tutti le problematiche epresse e i dubbi mi paiono condivisibili. Ne aggiungo una non trascurabile. Se partiamo dall’acqua facciamo un pessimo affare. L’acqua dolce è risorsa scarsa sul pianeta. Quella del mare necessità di un ulteriore processo, prima di essere utilizzata. Siamo sicuri che il bilanciamento energetico finale sia vantaggioso?