Il paradosso è che, in un’Europa a pezzi, a battersi per tenerla insieme sia un Papa americano. I governi contano i voti che mancano, Leone XIV ricorda le ragioni per stare insieme. Con i viaggi in Spagna e in Francia ha sfidato due classi dirigenti e una medesima rassegnazione: quella di un’Europa che amministra le proprie divisioni mentre perde il senso della propria storia.
In Francia il Pontefice ha incrinato una certezza comoda: che la religione fosse ormai un affare privato. Emmanuel Macron ha modificato il programma per partecipare all’ultima messa del viaggio, nella cattedrale di Metz, e accompagnare poi Leone XIV all’aeroporto. Del resto, il capo della Repubblica laica conserva una singolare credenziale: il 26 giugno 2018 ha preso possesso del titolo di protocanonico d’onore di San Giovanni in Laterano.
Dalla Spagna arriva invece un retroscena che potrebbe aprire una questione ben più seria di una disputa sui posti a sedere. Al centro, i preparativi del viaggio pontificio e il comportamento del rappresentante della Santa Sede, l’arcivescovo Piero Pioppo, al centro anche di polemiche con alcuni vescovi spagnoli.
La ricostruzione, che sarebbe all’attenzione della Segreteria di Stato, porta a una riunione alla Presidenza del governo. Félix Bolaños, ministro e uomo di fiducia di Pedro Sánchez, avrebbe chiesto con particolare durezza al nunzio di ottenere una tappa di Leone XIV alla Moncloa, sede ufficiale della Presidenza del governo. La richiesta sarebbe stata accompagnata da una condizione: senza quella visita, niente accesso alle altre sedi istituzionali, con l’eccezione del Palazzo Reale e del Parlamento. Una pressione che avrebbe avuto anche un bersaglio interno: impedire alla presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, rivale di Sánchez, di ricevere il Pontefice nella propria sede.
A colpire, in questo racconto, sarebbe stato soprattutto il silenzio di Pioppo. Davanti a una simile pretesa, il nunzio non avrebbe opposto obiezioni. Leone XIV ha poi ricevuto Ayuso nella Nunziatura apostolica di Madrid. L’incontro, dunque, c’è stato. La sede, da sola, non dimostra un veto governativo. Ma la domanda politica rimane: chi ha cercato di dettare l’agenda e come ha risposto chi doveva custodire l’autonomia del Pontefice?
È qui che il confronto fra Francia e Spagna diventa rivelatore. Macron ha scelto di aggiungere una presenza al proprio calendario; nel retroscena madrileno, qualcuno avrebbe tentato di dettare quello del Papa. E la discrezione di Pioppo avrebbe suscitato malumori nei Sacri Palazzi, dove il suo passato romano è ben conosciuto. Fu prelato dello IOR dal 2006 al 2010, un periodo in parte coincidente con le dismissioni immobiliari finite nel processo all’allora presidente Angelo Caloia.
Poi c’è il capitolo di monsignor Perlasca, del qual Pioppo sarebbe stato consigliere spirituale mentre prendevano forma le accuse contro il cardinale Angelo Becciu. Accompagnamento religioso o anche suggerimenti sulle dichiarazioni? Con il processo d’appello a Becciu che si avvia alle ultime battute e la rimozione del cardinale Mauro Gambetti, preannunciata da Francesco Capozza su Il Tempo, l’impressione è che il Leone cominci a ruggire.
Luigi Bisignani per Il Tempo, 9 ottobre 2026
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