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L’Europa contro Speranza: “Fa morire il green pass”

Il governo: tampone e quarantena per chi arriva dall’estero. Ira di Bruxelles. Il green pass è morto?

Vera Jourova speranza

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Riposi in pace il green pass. Decantato, lodato, spacciato come panacea di tutti i mali, ormai sembra più carta straccia che un documento per “superare la pandemia”, come ci dicevano. È morto. Defunto. Seppellito sotto terra non tanto dai titoli di Repubblica, che finalmente s’è accorta di come non funzioni per il contenimento dei contagi, ma dallo stesso ministero della Salute. Speranza uccide il green pass. Se non fosse vero, parrebbe una barzelletta.

Dopo un lungo consiglio dei ministri, infatti, il governo oggi ha deciso la proroga dello stato di emergenza. Niente mascherine all’aperto né altre restrizioni ipotizzate nelle scorse ore. Ma la sorpresina natalizia l’ha partorita Speranza, che insieme al sodale Di Maio ha firmato un’ordinanza in cui costringe chi arriva in Italia dall’Estero a fare cinque giorni di quarantena (se non vaccinato) o un tampone rapido (se vaccinato). Ora, passi pure la segregazione dei no vax stranieri. Ma chi vive all’estero e s’è vaccinato è sotto choc di fronte alla richiesta di un test anti-Covid all’ingresso. Che senso ha l’ordinanza? I vaccini approvati negli Stati Ue sono tutti uguali. E comunque il green pass ha validità comunitaria: se il siero è riconosciuto dall’Europa, il cittadino sarebbe libero di circolare. “Sarebbe”, appunto, a meno che il governo di uno Stato membro non decida diversamente. “Se devo fare un tampone a Natale, allora non torno e disdico l’hotel – ragiona con Nicolaporro.it un italiano che vive a in Spagna – E poi mi chiedo: che cazzo mi sono vaccinato a fare?”.

La mossa a sorpresa di Speranza sul green pass ha fatto infuriare anche l’Unione Europea. “Quando gli Stati membri introducono condizioni aggiuntive” al lasciapassare “o rendono le condizioni più severe, come nel caso dell’Italia e forse del Portogallo”, la stretta “deve essere giustificata sulla base della situazione reale”, ha detto la vice presidente della Commissione europea, Vera Jourova. La tensione è ai massimi. Bruxelles chiede chiarimenti. E si aspetta che l’introduzione della richiesta di tampone negativo per i viaggi da altri Paesi Ue “venga discussa al Consiglio Europeo perché queste decisioni individuali degli Stati membri riducono la fiducia delle persone sul fatto che ci siano condizioni uguali ovunque in Europa”. Una vera bacchettata al governo italiano, che sta rischiando con la sua decisione di mandare gambe all’aria tutto l’impianto del certificato verde. È legittimata a farlo, sia chiaro. Ma anche l’Ue adesso spera che tutto “ciò non faccia morire il certificato”. Perché il rischio è alto. O forse stiamo già parlando di un documento bello che defunto.