L’Europa vuole tassare la prima casa

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Lo scorso 30 luglio, la Lega ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea nell’ambito del Parlamento Ue. Le premesse erano fondate: “Tra le indiscrezioni in merito alle raccomandazioni dell’Unione europea all’Italia c’è anche una modifica delle tasse sulla casa”, si legge nell’interrogazione, a firma dell’on. Silvia Sardone. Che così proseguiva: “Le raccomandazioni dell’Ue pubblicate a seguito dell’ultima riunione dell’Ecofin dell’anno scorso segnalavano che l’esenzione dell’Imu sull’abitazione principale (prima casa) non è molto apprezzata.

La sensazione è che la Commissione non valuti positivamente questa esenzione ma anche il fatto che non sia stato introdotto un meccanismo impositivo progressivo sul mattone in base al reddito familiare”. Quindi le tre domande: “Si chiede alla Commissione: 1. se intende chiedere all’Italia di ripristinare la tassa sull’abitazione principale; 2. se tra le sue richieste all’Italia ci sia l’introduzione di una patrimoniale; 3. di indicare la sua posizione sulla fiscalità in Italia”.

Due giorni fa, il 15 ottobre, è arrivata la risposta della Commissione, comunicata dal Commissario all’Economia Paolo Gentiloni. “Il documento di lavoro dei servizi della Commissione ‘Relazione per Paese relativa all’Italia 2020’ – si legge – comprende un’analisi del sistema fiscale italiano. Nel complesso, i principali problemi individuati dalla Commissione sono l’elevato carico fiscale che grava sul lavoro e l’elevato livello di evasione fiscale. L’analisi dimostra che, abolendo l’esenzione dell’Imu sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica.

Le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all’Italia dal 2012 al 2019 nell’ambito del semestre europeo, adottate dal Consiglio in base a una proposta della Commissione, consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio. Le raccomandazioni formulate nell’ambito del semestre europeo 2017 specificavano che quest’obiettivo doveva essere raggiunto anche ‘con la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato’. Le raccomandazioni specifiche per paese relative all’Italia non contengono riferimenti a imposte patrimoniali aggiuntive”.

Abbiamo riportato integralmente la risposta della Commissione per consentire a chi legge di farsi un’idea compiuta della questione, vista anche la successiva (mezza) smentita. I documenti da tenere presenti, però, sono anche altri. In primis, quello citato nella parte iniziale della replica, vale a dire la “Relazione per Paese relativa all’Italia 2020”. In esso, si legge fra l’altro la seguente affermazione: “Vi è margine per aumentare il gettito delle imposte patrimoniali ricorrenti e aggiornare la corrispondente base imponibile”.

Dipende dai punti di vista, verrebbe da rispondere: di “margine” per pagare altre tasse le famiglie italiane non ne hanno di certo, a maggior ragione ora che la pandemia ha eliminato gli ultimi miraggi di redditività dei loro immobili, molti dei quali espropriati dallo Stato sino alla fine dell’anno per effetto del blocco generalizzato degli sfratti.

Detto questo, è disarmante continuare a leggere, nei documenti della Commissione europea, l’invito all’Italia ad aumentare la già spropositata tassazione patrimoniale sugli immobili. La tesi è sempre la stessa: “Le imposte patrimoniali ricorrenti – scrive la Commissione, riprendendo le argomentazioni da anni portate avanti da Ocse e Fmi – sono una fonte di entrate più favorevole alla crescita rispetto alle imposte sul lavoro”. Si tratta di una tesi che – come ha dimostrato più di uno studio – non ha solide fondamenta ed è, anzi, smentita da analisi empiriche più rigorose.

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39 Commenti

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  1. ….e fare pagare le tasse ai vari Amazon, Google, Apple, ecc ecc. Gente che, fra l’altro, fa chiudere un sacco di posti di lavoro e paga una miseria di tasse. Poi si dimostrano generosi perché fanno donazioni milionarie, pagate di più i vostri dipendenti, tanto per incominciare!

  2. Al momento ci sono tante famiglie oneste che hanno ricevuto accertamenti dopo la sentenza di cassazione che trattava di casa di villeggiatura, ma i comuni hanno preso spunto per mandare accertamenti retrattivi a tutte le famiglie disgiunte, colpendo anche gli onesti. Mi sembra giusto una tassa ma L imposta è troppo alta. Ogni anno aumentano il valore catastale. Già abbiamo mutui trentennali sulle spalle! Doppia IMU per chi per lavoro si tro in altra città è assurdo!

  3. Tasse sul patrimonio buone, tasse sul lavoro cattive? Potrei anche essere d’accordo.
    Ma allora, IVA al 6%, flat tax al 10% (che sia IRAP, IRPEF, qualsiasi cosa: tutte condensate in una tassa unica al 10%). E riforma della previdenza in direzione di un sistema a capitalizzazione.
    Allora sì, mettete pure l’ICI sulle prime case. Ma la TARI/TARSU è abolita.

    • E’ il totale che fa la somna, ma nessuno dei due è noto.
      Diciamo che per avere 1000 euro netti in busta l’azienda ne dita fuori circa 2000?
      Diciamo che dei 1000 in busta le tasse indirette ed infilate qui e la (benzina, bollette, imu, rifiuti, conto corrente ed via andando se ne pappano 400? E ne restano 600.
      Diciamo che se se ne spendono 500 per vivere 100 sono di Iva?
      Quindi di 2000 quanto finisce in tasse?
      Ah ne restano 100 da mettere da parte così se in due generazioni metti da parte qualcosa sei un ricco da punire.

  4. Secondo me fu sbagliato all’origine eliminare l’ICI sulla prima casa come fece il Governo Berlusconi IV nel 2009, se non ricordo male. Un’imposta, purché bassa, sugli immobili di proprietà ci vuole. Il problema però è che le tasse che paghiamo non ci vengono restituite sotto forma di servizi e infrastrutture, ma vengono spese per l’accoglienza ai finti profughi africani che scappano da guerre inesistenti, inventate dalla sinistra e dagli accoglioni vari.

    • Non vorrei essere polemico, ma se non sbaglio le tasse vanno applicate al reddito, le imposte su consumi e servizi, le accise sui beni sottoposti a monopolio.
      Dopo aver pagato l’IRPEF sul reddito, aver pagato l’IVA su tutto quanto ho consumato e l’accisa sulla benzina, sulle sigarette e su quel mezzo whisky che bevo dopo cena, coi soldi rimasti ho comprato una casa dove vivere.
      Non genera alcun reddito, ma anzi spese di manutenzione, effettuate con materiali soggetti ad IVA, da artigiani soggetti ad IRPEF, che lavorano con energia soggetta ad accise, spesso soggette ad IVA a loro volta, su disegni approvati dietro versamento di parcelle a geometri soggetti a tutti i prelievi fiscali già elencati, corredati di imposta di bollo, oneri da versare al Comune tramite bonifico bancario che costa 3 euro, ….e basta, non ne posso più!
      È stato sbagliato togliere l’ICI dalla prima casa? No comment.

      • Vero, e sì, si potrebbe obiettare, come in precedenza, che con la tassa sulla casa si potrebbero fornire servizi ai cittadini ma non sono cose di questo paese, per cui tra essere tassato e non avere niente in cambio, meglio non essere tassati. Detto questo si può aggiungere proprio quanto detto da Flavio ovvero che di fatto la tassa sulla casa è già indirettamente pagata da tutto quello che orbita attorno a manutenzione, gestione e acquisto della stessa, non ci dimentichiamo che il nostro caro stato si fregia di toglierci di tasca il 4% del valore dell’immobile (per prima casa, 10% seconda) senza colpo ferire. Infine ricollegandomi al discorso tasse non dimentichiamo che paghiamo già una sorta di patrimoniale quando a fronte di un investimento vediamo fioccare le imposte solo per il fatto di voler far fruttare i nostri capitali che vengono già precedentemente tassati alla fonte (perlomeno per tutti quelli che come me sono dei dipendenti). Quindi: più tasse per servizi? No grazie

      • Anche quando non genera reddito, l’immobile costa alla collettività.
        Quando paghiamo il condominio. lo paghiamo perché c’è un reddito? No, lo paghiamo perché ci sono spese comuni da sostenere.
        Il comune spende per tutti gli immobili: deve mantenere strade e marciapiedi, deve pulirli, deve illuminarle, deve curare parchi e giardini…
        Devo pensare che siamo in presenza di persone che non pagano il condominio.

        • “deve mantenere strade e marciapiedi, deve pulirli, deve illuminarle, deve curare parchi e giardini…”

          Per strade e quant’altro ci sono una valanga di imposte sul settore della circolazione.
          Ma scherziamo?

          Parchi e giardini che c’entrano con gli immobili?
          Sono a disposizione di tutti, per tutti.
          Difatti abbiamo imposte per quasi il 50% del pil per pagare tutto ciò.
          Vuole un’imposta capitaria?

          Sta facendo un paragone errato mettendo dentro spese che non c’entrano niente con gli immobili.

          Ma soprattutto ha evitato la questione principale: facciamo che i “condomini” votano, in proporzione al “valore”, su quali spese sostenere e come coprirle?
          Cosa ne dice?

          • Una cosa per volta.
            Per il voto, abbiamo abolito da oltre un secolo e il voto basato sul censo. Non credo sia opportuno tornare indietro.
            Per quanto riguarda il 50% del Pil già pagato, avevo già detto che una cosa è il totale dell’imposizione, da ridurre certamente, una cosa è la distribuzione del totale che deve essere la più equa possibile.
            Gli immobili privati costano ai comuni: più immobili ci sono più i comuni spendono, anche a prescindere dalla popolazione.
            Se noi esentiamo i proprietari, queste somme dovranno essere prelevate da tutti gli altri soggetti, anche dalle imprese e dai giovani che non hanno ancora la casa, che dovranno pagare per i proprietari.
            Magari ai proprietari va bene così, per l’economia del paese, non credo.

          • Non è “voto per censo”, è la ovvia condizione del suo ipotetico “condominio”, su cui basa il suo ragionamento.
            I componenti il condominio decidono cosa fare e cosa no, visto che sono coloro che pagano, in proporzione a quanto pagano.
            Direi quindi possiamo archiviare definitivamente il suo errato paragone, se i condomini non hanno alcun potere di gestione del “condominio”.
            Come evidentemente è.

            Quali sarebbero le spese dei comuni che non siano già ricomprese in imposte (veda ad esempio oneri di urbanizzazione), tariffe (acqua, fognatura, ecc.), tasse varie già esistenti (come le imposte sul mondo della circolazione parlando di strade, che per la cronaca sono di gran lunga superiori alle relative spese)?

          • L’ imposta di circolazione è a favore delle regioni. In ogni caso un comune può benissimo avere molti immobili e poche automobili di proprietà dei residenti, ma deve mantenere lo stesso strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, aiuole parchi e giardini.
            Comunque, è vero che i comuni, privi di una tassa sulle prime case, suppliscono aumentando le altre tariffe.
            Il danno è doppio per i proprietari di seconde case e, soprattutto, per gli immobili commerciali e produttivi, che sono tartassati, con chiusure e fallimenti.
            Guardi le conseguenze negative dell’esenzione della prima casa.

          • >”L’ imposta di circolazione è a favore delle regioni.”

            Non scherziamo per cortesia.
            I cittadini pagano già un mare di imposte sul settore della circolazione, per cui queste spese sono già ampiamente coperte.
            Se poi i vari enti pubblici non si trasferiscono tali soldi tra loro, è un problema loro, e non di cittadini che circolano “a sbafo”.

            Ai comuni non manca proprio niente.
            Hanno fin troppi soldi da spendere, e lo vediamo benissimo da come continuano a buttarli nel cesso in opere inutili (incluse “aiuole” e simili).

            >”strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, aiuole parchi e giardini.”

            Forse che i residenti non pagano imposte per mantenere aiuole parchi e giardini?
            (ove non ricompresi nella circolazione, come strade, marciapiedi, illuminazione stradale).

            Vede, ad inizio ‘900 lo stato italiano spendeva il 10% del pil.
            E mi pare ci fossero già aiuole, strade e simili.
            Poi col fascismo è arrivato al 30%, se ben ricordo facendo tante altre cose diverse da aiuole e simili.
            Nel secondo dopoguerra, si era sempre intorno al 30% del pil, e si sono fatti una marea di strade, marciapiedi e simili, molti più di quanti non ne vengano fatti ora.
            Senza imposte patrimoniali se ben ricordo, ed ovviamente con una pressione fiscale enormemente più bassa rispetto ad oggi.

            Parlare di nuove tasse in questo paese è una presa in giro, perchè ovviamente si aggiungono sempre alle altre, per alimentare la mangiatoia.
            Vuole dire che è più giusto diminuire l’IMU sugli altri immobili ed averla anche sulla prima casa?
            Sì, questo è vero. Ma non succederà mai una cosa del genere.

    • @Flavio Pantarotto
      @Antonio

      Rispetto le vostre obiezioni, e concordo sul fatto che si pagano troppe tasse dirette e indirette. Come imposte dirette vanno mantenute solo IRPEF e IMU, con la prima che va interamente allo Stato e con una sola aliquota del 25%, e la seconda che viene suddivisa tra Stato e Comune al 50% ciascuno. Da eliminare sono IRAP, bollo e TARI, soprattutto la seconda è odiosa, perché dal momento in cui si paga l’imposta sugli immobili che serve a finanziare i servizi comunali, non ha senso pagarne un’altra che finanzia la sola raccolta dei rifiuti che rientra nei servizi comunali. Stesso discorso lo farei per l’IRE, ovvero l’imposta sulle imprese, che va fissata con un’unica aliquota del 15%, in modo da rendere competitive le nostre aziende (in particolare il manifatturiero), e favorire l’occupazione.

      L’IVA al 22% è troppo alta, ci vorrebbe una riduzione di 6 punti per renderla sostenibile.

      Le tasse si devono pagare, il problema è come i soldi che diamo allo Stato vengono spesi.

      • Dice poco…
        Le imposte locali, che dovrebbero coprire il costo dei servizi, sono un compito nient’affatto facile: raccolta e smaltimento dei rifiuti, per esempio, hanno costi molto diversi tra un comune della cinta milanese, dove in 10 Km vivono 200.000 persone é uno di montagna, che in 10 Km ospita 500 anime. Ma Cortina d’Ampezzo, altro esempio, accomuna residenti in case dalla rendita catastale irrisoria a proprietari di ville dal valore astronomico. I primi producono rifiuti tutto l’anno, gli altri solo nelle grandi occasioni. Altro esempio, interi quartieri, soprattutto al Sud, non figurano nemmeno sulle carte del catasto..
        Quindi a mio parere i servizi andrebbero pagati dalle persone, non dagli immobili. Un tot al Kg, calcolato sulla media nazionale dei costi. Un tot al Km,
        per i trasporti ed un tot al metro cubo per lo smaltimento acque reflue.

  5. >”“Le imposte patrimoniali ricorrenti – scrive la Commissione, riprendendo le argomentazioni da anni portate avanti da Ocse e Fmi – sono una fonte di entrate più favorevole alla crescita rispetto alle imposte sul lavoro”. Si tratta di una tesi che – come ha dimostrato più di uno studio – non ha solide fondamenta ed è, anzi, smentita da analisi empiriche più rigorose.”

    E’ semplicemente una palla.
    Non c’è nessun paese con pressione fiscale alta come la nostra, che abbia una pressione fiscale patrimoniale superiore alla nostra, e che non faccia schifo.

    Vogliono semplicemente rapinare i risparmi degli italiani, dopo aver tosato con tutte le altre imposte redditi, consumi, nella misura maggiore possibile.
    Ora vogliono passare all’esproprio.

    Che certi soggetti ritengano che rispettare la proprietà privata sia “disincentivante la crescita”, ci dice solo che sono comunisti che non capiscono un accidenti: istituzioni da abolire (come l’Onu, l’Oms, ecc.).

    • Ma tu pensi che sia il sinstro ragionamento a portare alla conclusione che sia necessario diatruggere il lavoro altrui o che sia l’incapacità a costruire qualcosa col lavoro che porta ad una sinistra scusa per distruggere?

      • Penso che sia la “naturale” voglia di sopraffare il prossimo, elevata alla massima potenza dal comunismo nel mondo monderno.
        Attenzione che le istituzioni sovranazionali sono, oggi, le più pericolose: se riescono a mettere le loro luride mani dappertutto, non ci saranno più posti dove rifugiarsi per sfuggire al loro delirio.

  6. La patrimoniale è e deve essere una tantum, la tassazione sulla casa è una patrimoniale perenne che di fatto trasforma la proprietà immobiliare in una concessione. E’ come pagare un affitto allo stato per non si sà quale ragione. Questo avviene ovunque ma non lo giustifica. La finanza e gli stati odiano chi investe in immobili perchè vorrebbe che chi ha denaro lo investa in titoli, obbligazioni o lo spenda.

    Infatti se investo in fondi assicurativi lo stesso denaro che utilizzerei per comprare una casa non pago una tassa su questa posta patrimoniale.
    Si chiedono dei soldi su partite che non generano liquidità. Solo nel caso in cui si metta a reddito un immobile allora giustamente pago la tassa sugli affitti perchè introito la liquidità che mi permette di pagare un’imposta.

    Inoltre chi ha un immobile di proprietà manleva lo stato dallo spendere in edilizia popolare e ha un risparmio enorme. Lo stato ha un benefit e i privati sui benefit pagano le tasse, ma lo stato no.
    Ma questo non viene considerato.

    Urge una presa di posizione.

    • Se ho capito oggi su libero c’era una notizia per la quale pare che forza Italia stia meditando di prendere una posizione a sostegno del governo. Ovviamente per tutelarsi dall’odio leghista ed allo stesso tempo salvare il paese.
      Chi può prendere posizione a tutela di tutti se alla fine chi va a Roma finisce col tutelare se stesso?

    • Anche le spese condominiali sono suddivise in base al valore delle proprietà. Quindi sarebbero una patrimoniale.
      E’ ragionevole quindi che diverse spese comunali siano ripartite in base al valore delle proprietà degli immobili di quel comune.
      Quindi su base patrimoniale.
      Insomma, se dobbiamo pagare il mantenimento del giardino condominiale, perché recalcitriamo per quello comunale davanti casa nostra?

      • Il problema dell’imposta sulla prima casa è che, pur contribuendo a coprire i costi dei servizi comunali, crea una discriminazione tra proprietari di casa e inquilini in affitto. La mia personale proposta è questa: l’imposizione comunale sugli immobili dovrebbe essere sostituita da un’IMPOSTA COMUNALE GENERALE, legata ai servizi comunali. Ogni singolo comune dovrebbe applicare questa imposta generale ai seguenti soggetti:
        1. RESIDENTI nel comune stesso (indipendentemente dal fatto di abitare in affitto o in casa di proprietà).
        2. NON RESIDENTI, ma PROPRIETARI di un immobile di qualsiasi tipo nel comune stesso (terreno, abitazione, capannone o altro).
        I vantaggi di questa imposta sarebbero:
        1. Nessuna disparità di trattamento tra affittuari e proprietari.
        2. Minore stimolo a registrare false residenze per motivi di elusione fiscale.

      • Forse per tutte le altre imposte che già paghiamo?
        Tutte queste analisi stupide, alla Gentiloni/UE, vogliono far credere che tassare il patrimonio o altro sia una “alternativa”.
        Non c’è nessuna alternativa, col livello di tassazione attuale.
        Chi tassa di più il patrimonio, e non è un paese fallito, tassa nel complesso mostruosamente di meno (Usa, Svizzera, ecc.).
        Nemmeno in Svezia tassano i patrimoni più di noi, perchè neanche conviene allo stato.
        Se ben ricordo, negli Usa questa imposizione fiscale sugli immobili nasce come proxy grossolana di quanto le persone fossero “ricche”, ma finiva lì.
        La tassazione patrimoniale è contraria alla proprietà privata (e tanto dovrebbe bastare), farla diventare è anche doppiamente incostituzionale, perchè svuota la proprietà privata e perchè penalizza il risparmio.

        • Un condominio orizzontale di mille villette fa pagare le spese comuni su base patrimoniale, in base al valore delle villette.
          Se questo condominio diventasse un comune, perché mai improvvisamente diventerebbe contrario alla proprietà privata, incostituzionale eccetera, se ripartisse le spese esattamente come prima?

          • Perchè la pubblica amministrazione incassa quasi la metà del pil da altre tasse/imposte?
            Perchè in condominio si vota in base ai “millesimi”, ed in comune/provincia/regione/stato no?
            Se proprio ci tiene, allora faccia votare i proprietari immobiliari, sulla base del valore di queste proprietà, per scegliere quali e quante spese sostenere, e sulla loro copertura.
            Voglio proprio vedere se “è lo stesso”.
            Voglio proprio vedere se votano e decidono per spendere e pagare il più possibile, od il contrario.
            Perchè il condominio è comunque una schifezza, e non ha alcun senso renderlo obbligatorio su base statale?
            Perchè le spese riconducibili a questi fantomatici “servizi comuni” sono una frazione della spesa dei comuni?
            Perchè tali spese sono sempre coperte da altre imposte specifiche (i rifiuti dalle imposte sui rifiuti, le forniture di acqua e quant’altro da tariffe ed imposte sulle stesse, la viabilità da imposte mostruose sul settore, e così via), e quindi non si capisce
            quali e quanti sarebbero tali “servizi comuni” ?

          • Dimenticavo: un “condominio” orizzontale di mille villette secondo me si può sciogliere.
            Cosa che certamente succede, se la sua gestione diventa economicamente una follia inefficiente.

          • La pubblica amministrazione comunale ha ulteriori compiti rispetto ad un condominio orizzontale, compiti che non sono legati solo agli immobili ma anche alle persone residenti: assistenza bisognosi e anziani, polizia locale, scuole, trasporto locale…
            Ed è ragionevole che queste spese siano coperte soprattutto con le imposte sul reddito, non con quelle sugli immobili.
            Ci vuole una equa ripartizione delle due fonti di entrata.

          • “compiti che non sono legati solo agli immobili ma anche alle persone residenti:”

            Ah ecco, quindi non sono spese relative agli immobili, ma ad altro.
            Quindi?
            Di cosa staremmo parlando?

            Toccare il risparmio significa toccare l’unica ancora di salvezza dalla schiavitù.
            Ed è per questo che lo vogliono.

      • Quali sono i servizi pubblici direttamente imputabili a un immobile per i quali si giustica una tassa. Una tassa non un’imposta che sono due cose ben diverse.

  7. Ma di diminuire le folli spese dello stato non se ne parla mai?
    Si potrbbe cominciare licenziando in tronco almeno metà dei dipendenti statali, altro che smart working.

    • Ma se il fine di tutta la faccenda è proprio gestire la spesa dello stato non le pare improbabile che chi riesca a arrivare alla sue gestione la riduca?

  8. Come avevo già esposto in precedenza, il problema dell’esenzione della prima casa è che se esentiamo la prima, i 22 miliardi di IMU sugli immobili si concentrano sui rimanenti: le seconde case, gli studi professionali, gli immobili commerciali e artigianali.
    Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché mai chi possiede un’abitazione da 600.000 euro sia esente, mentre chi ne possiede due da 300.000 invece debba essere tassato.
    Difendere l’indifendibile fa perdere, per cui l’esenzione della tassazione sulle prime case deve cadere: sono le prime case quelle che costano di più alla collettività, non le seconde.
    I costosi servizi pubblici: scuole, trasporti pubblici locali, pubblica sicurezza… sono legati alla residenza, quindi alla prima casa.

      • Una cosa è l’esenzione della prima casa, una cosa è l’aumento della tassazione complessiva.
        Finora l’aumento della tassazione si è sempre riversato sugli altri immobili, per cui una redistribuzione del totale della tassazione coinvolgendo le prime case, ora esenti, è ragionevole.
        Le distorsioni di questa esenzione sono evidenti: i comuni di abitazioni residenziali, che devono fornire i servizi, non incassano abbastanza IMU, quelli turistici di secode case non sanno come spendere i soldi.

    • Scusi ma se mettono tasse da qualche parte non ne tolgono certo da altre.
      Se il Pil fosse il triplo dell’attuale e le tasse per chi produce fossero al 100 per cento anziche tra il 60 e l’80, non cambierebbe nulla.
      Bisogna incidere sulle uscite. Ma non sui servizi essenziali come invece si fa per dimostrare che se se si taglia si muore. Va fatto su quelli, e sono tanti, che sono alla base del sistema che ci sta rovinando. In altre parole non è una cosa che può essere decisa da chi è il sistema. Storicamente è sempre accaduto per esaurimento delle risorse o cataclisma. E noi ci siamo dentro.

  9. Se il sistema non vuole che il paese sia produttivo ed allo stesso tempo vuole le risorse per mantenersi, non restano che rapine e saccheggi.

  10. Immagino come godano i cazz…ni / cazzari troll comunisti in questo forum. ma non illudetevi troppo…..il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.

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