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Il governo di destra

Liberale, conservatrice: la vera destra della Meloni

Il discorso della nuova premier è stato un connubio di elementi liberali e conservatori. Dalla Flat Tax al Made in Italy, fino ad una Ue forte

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Fra i tanti meriti che sono riconosciuti a Giorgia Meloni, forse ne manca uno, che è poi quello che fa andare in bestia la sinistra: il governo da lei presieduto non ha nessun timore reverenziale a dirsi quel che è, cioè un governo di destra e con un programma di destra. Anzi, tanto più le critiche e spesso le intimidazioni aumentano, prendendo di mira le idee del programma su vari temi (famiglia, scuola, gestione delle emergenze sanitarie, dignità del lavoro e abolizione del reddito di cittadinanza…), tanto più Giorgia tira dritto e va avanti per la sua strada: rispettosa, responsabile, formalmente impeccabile, ma senza concedere nulla ad avversari che si vorrebbero esclusivi depositari del bene e della verità.

Liberalismo

Ne ha dato prova anche nel discorso per la fiducia alla Camera, ove il carattere liberale e conservatore del suo governo, che è quello per il quale è stata votata, è emerso con una nitidezza e semplicità d’argomentazione che ha lasciato quasi senza parole, con le armi spuntate chi stava lì ad aspettare una frase fuori posto o un concetto ambiguo e non risolto. Tanti gli elementi liberali, anche non scontati: dalla flat tax (italianizzata in “tassa piatta”) alla detassazione di imprese e famiglie, certo, ma fino anche all’esaltazione dei corpi intermedi come essenziale cuscinetto fra Stato e individuo in una società vitale e libera.

E ancora: la critica dei bonus e del reddito di cittadinanza impostata in termini morali e di etica pubblica prima ancora che di principi economici. Per non dire della messa al bando di tutti, ma proprio tutti, i totalitarismi che hanno funestato il Novecento; nonché la critica forte a ogni processo di omologazione, anche a quelli “democraticamente” atteggiati. Il tutto in nome della libertà intesa in tutte le sue varie eccezioni: da quella delle idee, che genera quasi naturalmente un sano anticonformismo, a quella di intrapresa che la Meloni ha voluto sintetizzare in uno slogan di forte impatto: “Questo governo non creerà ostacoli a chi vuole fare”.

Nel primo caso, la simpatia manifestata per i giovani che scenderanno in piazza non solo non era scontata, ma è stata integrata da un invito a loro rivolto che deve far riflettere, quello cioè ad essere liberi, cioè a pensare con la propria testa, cioè direi ad accorgersi che la stessa protesta e lo stesso “anticonformismo” sono spesso manovrati da poteri forti che agiscono dall’alto. Nel secondo caso, il tema della “liberazione delle energie”, in Italia da troppo tempo compresse, e su cui occorre seriamente scommettere per provare a fermare il declino.

Conservatorismo

Quanto al lato più prettamente conservatore del discorso, esso è venuto fuori dal richiamo continuo a principi come il senso dello Stato (e delle sue istituzioni), il dovere, un’idea di famiglia come centro morale, il rispetto delle radici e della tradizione, la legalità e l’ordine. Uno Stato non impiccione, non ostacolo, non dispensatore di bonus, non con una burocrazia e un’amministrazione pervasive, ma uno Stato non debole e “minimo” come vorrebbe certi liberal-liberisti rimasti fermi alla retorica thatcheriana degli anni Ottanta del secolo scorso (senza nulla togliere alle politiche benefiche adottate allora dalla Thatcher).

Non è un caso che fra i classici citati ci siano non tanto Scruton (il cui nome nel pantheon meloniano è abbastanza scontato) quanto Montesquieu e San Benedetto. Se il primo richiama alla libertà nella legge e garantita dalla legge, il secondo ad una idea di Europa che si costruisce nei luoghi e che esalta le diversità ritenendole un fattore di forza e non di debolezza come attestato dalla storia stessa. L’Europa deve essere forte e integrarsi di più lì dove ognuna delle sue Nazioni non ce la farebbe da sola, meno invadente e omologante lì dove è propriamente la sua forza. Nelle diversità dei suoi popoli, appunto.

Made in Italy

Di qui anche la difesa dell’italianità e dei nostri prodotti, e della nostra stessa bellezza, che non contrasta ma arricchisce il progetto unitario. Il punto di incrocio ove conservatorismo e liberalismo si incontrano è in sostanza in un’idea non costruttivistica dell’azione politica, in cui l’uomo sia sempre il centro e ove la libertà del singolo sia anteposta sempre ad ogni idea astratta. Meloni ha anche ribadito la convinzione che, per realizzare questo programma, non bisogna sostituire un sistema di potere ad un altro, ma lavorare affinché non ci siano sistemi di poteri che comprimano le possibilità degli individui.

Che sia la destra la vera forza “inclusiva”, Meloni lo ha dimostrato anche nella costruzione del suo pantheon femminile, inserendo nomi di donne politicamente schierate a sinistra e affiancandole ad altre più di destra? Avrebbe qualcuno, a sinistra, saputo o voluto fare altrettanto?

Corrado Ocone, 25 ottobre 2022