Il presidente Trump sta valutando di bloccare l’export di diesel dagli Stati Uniti. Questa notizia ci fornisce lo spunto per una delle nostre analisi ‘oltre la facciata’. Ripartiamo dallo stretto di Hormuz e dai problemi di approvvigionamento di petrolio e gas. È aumentato il prezzo di benzina e gasolio, quello del gas e quello del jet fuel. Già si prospettano interventi i più vari per contenere i consumi. L’Ue ha ipotizzato limitazione dei voli, targhe alterne (che ricordi…), smart working, riduzione dei limiti di velocità; l’inverno sta per arrivare, ma non hanno però ancora il coraggio di parlare di temperatura del riscaldamento domestico.
Facciamoci ora qualche domanda e cerchiamo informazioni. Per il gas purtroppo c’è poco da fare: dallo stretto di Hormuz passa ben un terzo del nostro fabbisogno; l’Amministratore Delegato di ENI ha anche ipotizzato tempo fa l’opportunità di tornare ad acquistarlo dalla Russia.
Sul petrolio invece si scoprono cose interessanti. Innanzitutto, la quota di petrolio e prodotti raffinati che ci arriva da lì è contenuta, intorno al 10%; già questo non dovrebbe in teoria far gridare all’emergenza. Alla crisi di Hormuz si è poi aggiunta quella di Bab el-Mandeb, che però aggrava di poco il problema. Nota quasi di colore: se da noi si facessero rispettare i limiti di velocità e in generale il codice della strada, si ridurrebbero i consumi di oltre il 20%: l’autotrazione assorbe il 60% dei volumi, quindi problema quasi risolto. Chi è curioso può fare due conti su accelerazioni e velocità di auto e moto e relativi consumi.
Guidati come sempre dalla curiosità, scopriamo altri spunti per la nostra analisi. Immaginate un padre di famiglia che riduce alla fame i figli perché quando fa la spesa al supermercato non trova pane, pasta, carne, etc.; quello stesso padre però ha un magazzino dal quale vende pane, pasta, carne, etc. ad altri. Lo trovereste curioso, se non addirittura una grave mancanza di attenzione e cura nei confronti dei propri figli. Speriamo l’Italia non rischi di fare lo stesso con noi. Ecco perché. Premessa: difficile trovare i dati che ci servono; non esistono pronti nella struttura necessaria alla nostra analisi, ma con un po’ di pazienza si riesce a mettere insieme qualcosa.
Dallo stretto di Hormuz ci arrivano (dati consolidati del 2023, difficile reperire fonti complete per 2024-5) circa 6,5 milioni di tonnellate di petrolio greggio; e poi 0,2 di benzina, 3 di gasolio, 0,5 di jet fuel, che sono il risultato della lavorazione di ca. 14 mln tonn di greggio. Quindi in totale beneficiamo di poco più di 20 mln tonn dallo stretto. Portiamo a 25 mln tonnellate per tener conto anche di Bab el-Mandeb.
La Settimana Enigmistica ha una famosa rubrica, ‘Forse non tutti sanno che’; bene, forse non tutti sanno che l’Italia è esportatore di prodotti raffinati. Esportiamo oltre 7 milioni di tonnellate di benzina, quasi 9 di gasolio e un po’ di jet fuel, frutto della lavorazione di ca. 60 milioni tonnellate di greggio. Questi 60 milioni destinati all’estero sono ben più dei 25 che perdiamo, o meglio, dei quali è più costoso approvvigionarsi poiché devono circumnavigare l’Africa.
In teoria quindi non avremmo problemi, basterebbe ridurre l’export, come stanno ipotizzando ora di fare gli USA. Certo, ci sono contratti, ci sarebbero penali, ma non sarebbe da applicare una sorta di golden power? Probabilmente ci sono problemi tecnici di allocazione della capacità produttiva delle raffinerie, con i Paesi cui esportiamo c’è anche scambio inverso di prodotti raffinati (ma siamo esportatori netti), etc…. Ci sono probabilmente vari motivi per cui questo approccio non sarebbe semplice, ma perché neanche se ne parla?
Miro Lontano, 28 settembre 2026
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