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Luigi Di Maio? Un leader del passato

La campagna elettorale è finita. È finita male per Luigi Di Maio e bene per Matteo Salvini. Il M5S è crollato e non serve a niente – come sta facendo Di Maio – nascondersi dietro un dito tirando in ballo una certa astensione del Sud. I numeri sono implacabili: le stelle stanno a guardare il volo del Carroccio e, come è fin troppo scontato secondo il costume nazionale, di tutti coloro che fanno un bel salto sul Carroccio del vincitore.

Il Mezzogiorno i salti della quaglia li sa praticare con disinvoltura, sia perché è intelligente sia perché è esperto. In fondo, non ci voleva molto a capire che proprio il consenso elettorale meridionale del M5S era allo stesso tempo il punto di forza e il tallone d’Achille del movimento grillino. Lo disse con una bella battuta Paolo Mieli: “Al Sud hanno fantasia”. Ecco, la fantasia per Di Maio è diventata una gelata e per Salvini è diventata una poesia: sono molti i comuni meridionali, infatti, che hanno dato un larghissimo consenso alla Lega, quella stessa Lega di cui Pino Daniele cantava “questa Lega è una vergogna”.

Tuttavia, non è questo l’unico elemento negativo per il M5S. Ve ne sono altri due, anche più pesanti.

1. Il ministero Conte è stato finora il governo dei No. Ora, se vorrà effettivamente durare, dovrà diventare realmente il governo del Cambiamento. Non solo la storia, anche la cronaca sa essere molto ironica e così il governo per salvare sé stesso dovrà cambiare e rivedere il contratto perché Salvini deve ora decidere cosa vuole fare da grande e non può eternamente essere inconcludente: non è più l’ora di essere il ministro dell’immigrazione. Il consenso democristiano che ha avuto gli impone di concludere. Il cosiddetto governo giallo-verde, dunque, è già una cosa diversa rispetto a ventiquattro ore fa. Si tratta di capire se si cambia marcia o se il M5S preferirà ritornare a votare. Ma, forse, da quelle parti, iniziano ad avere una certa paura della democrazia diretta dei cittadini. Auguri.

2. Il Pd ha la bellezza – stando agli ultimi dati – di cinque punti in più rispetto al M5S. È questo il risultato che più fa male ai grillini. Il motivo è semplice: avevano creato l’illusione di un’alleanza con l’odiato Pd ma un conto è credere in un’alleanza interpretando il ruolo del dominatore e un’altra cosa è credere o far credere in un’alleanza quando da padrone si è diventati servitori. Luigi Di Maio in quest’anno di non-governo ha fatto di tutto: ha abolito la povertà, ha esultato dal balcone di Palazzo Chigi per il deficit al 2,4, ha raccontato la favola del boom economico, è andato a Parigi a fare Robespierre, si è riscoperto antifascista militante, ha perfino dichiarato di non firmare leggi che creano debito. Forse, Di Maio dovrebbe capire ciò che diceva il maggior filosofo del Novecento, Totò: “Qua nessuno è fesso”. Di Maio, pensando di essere furbo, ha creduto di usare i fessi e non si è reso conto di essere usato dai veri furbi, facendo così stamane la figura del fesso. In due parole: Luigi Di Maio è un leader del passato.

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2 Commenti

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  1. La conclusione di Desiderio è assolutamente condivisibile e si può riassumere in un solo concetto: gli italiani e il liberalismo non si sono mai amati e i risultati elettorali lo confermano. Gli italiani sono ancora preda dell’illusione che lo stato debba farsi carico di ogni problema per risolverlo e inseguendo questo mito finiscono per avere più stato e più problemi. La rivoluzione liberale che si sperava sbocciasse nel ’94 è fallita non per colpa di Berlusconi ma per il mancato sostegno degli italiani. La maggioranza dei quali è disposta ad accettare una condizione di minorita’ nell’illusione di uno stato che li protegga ed accudisca piuttosto che correre l’alea di una maggior libertà individuale, la tutela della quale, secondo i principii liberali, dovrebbe essere il compito fondante dello stato. La storia patria dell’ultimo secolo è in proposito paradigmatica: dal fascismo “padre”, poi rinnegato, siamo passati alla DC “madre” della quale abbiamo favorito il matrimonio col comunismo, nuovo “padre” degli italiani. Ora è stato scelto Salvini e la Lega che sono liberali solo a corrente alternata ma quantomeno è stato scongiurata la sciagura di finire sotto la tutela, come un anno fa, di “genitori” degeneri quali sono i 5s. Salvini è il nuovo “padre” che gli italiani hanno scelto ma che sono pronti a rinnegare appena dovesse infrangere la loro illusione. Staremo a vedere.

  2. Articolo molto condivisibile. Aggiungo che , se i Nuovi Komunisti Giustizialisti ( M5S ) non avessero fatto la marchetta del reddito di cittadinanza poco prima del voto ( come fece quel tizio con gli 80 euro ) probabilmente oggi avrebbero percentuali da prefisso telefonico.

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