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Follia femminista

L’ultima trovata delle femministe: la guerra è colpa del maschio - Seconda parte

Per le femministe del secolo scorso alla base del conflitto ucraino ci sarebbe il virilismo bellico dell’uomo

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Il solito armamentario “pacifinto”

E che vuoi discutere, che vuoi polemizzare, che mai vuoi ironizzare qua? Già ti stronca l’uso ad mentulam delle virgole, se la augusta lottatrice non si offende, i concetti poi più che latitare, squagliano. Una paginata tutta così, di scemenzario protofemminista, nel 2022, per salvare la capra del populismo resistenziale ucraino e i cavoli del comunismo sovietizzante. Cioè per dire, malissimo, letteralmente niente, che è il problema di molti reduci in questo momento. Difatti nelle superflue righe, e righe, e righe di Lea non possono mancare allusioni apparentemente svagate all’America, alle torri gemelle, alI’Iraq, all’Afghanistan, sempre il solito armamentario pacifinto per dire, senza dirlo, che tutto è sempre colpa degli Usa (e getta). Anche l’Ucraina? Soprattutto l’Ucraina, nazione di nazionalisti nazisti ebrei deicidi maschi bianchissimi e più tossici della nube di Chernobyl. Questo Lea non lo dice ma non c’è bisogno, il senso sta in un lampo lampante.

Alle corte: tutto ciò che è male viene dall’uccello, guerre, invasioni, cambiamenti climatici, e due qualificazioni mondiali consecutive andate a donnine allegre. Le donne sì che sanno. Fanno la pace, loro. Non hanno il problema di sembrare “rammollite”, a parte Madlene Albright, Margareth Thatcher e Golda Meir. Tutta roba di fallocratic power. Se solo avessimo assimilato con attenzione l’epistolario tra Lea e Adriano sul “Manifesto” nel 2001. Ma siamo maschi, sotto la patta c’è di meno. Certo però che anche cogliere la mela una tragedia nazionale, che minaccia di degenerare in globale, solo per spararsi un po’ di pubblicità obsolescente, sarà femminista, sarà resistente, sarà l’ennesima presa di coscienza contro il potere millenario del virilismo bellico di merda ma non è lo stesso un bello spettacolo. Si fidi, Lea, quando si ha niente da dire conviene tacere, per scomodare Wittgenstein, anche se il niente coincide, più o meno, col proprio curriculum.

Max Del Papa, 2 aprile 2022