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Strasburgo "condanna" Budapest

“L’Ungheria non è democratica”. Che idiozia la condanna Ue

Il Parlamento europeo approva una risoluzione contro lio

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Che la questione ungherese sia diventata una questione tutta politica e che i sommi valori della libertà e della democrazia siano a torto chiamati in causa da una parte e dell’altra, dovrebbe essere ormai a tutti chiaro. L’approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo di una risoluzione che chiede alla Commissione Ue e al Consiglio Europeo di prendere provvedimenti contro il paese magiaro in quanto sarebbe diventato ormai una “minaccia sistemica” all’ordine europeo vigente è stata votata infatti solo dai partiti della “maggioranza Ursula” e con l’opposizione degli altri.

Di solito, risoluzioni di questo tipo sono votate all’unanimità, o quasi, perché concernenti i valori ultimi e le istituzioni stesse. Non essendo stato così in questo caso, se ne deve dedurre o che tutta l’opposizione presente oggi a Strasburgo è anti sistema o che c’è una parte che fa politica dando un valore istituzionale e di principio ultimo a ciò che è semplicemente una scelta fondata su giudizi di parte. Legittimi, beninteso, ma senza il diritto di eliminare le voci contrarie, cioè quel dibattito che dovrebbe essere proprio di una società aperta (ad esempio di avere una diversa visione sull’aborto o, perché no?, in merito ai mezzi di contrastare l’avanzata russa in Ucraina).

Che il caso dell’Ungheria si collochi più dalla parte di questa seconda ipotesi che non dalla prima, lo dimostrano non pochi elementi, non ultima la definizione che il rapporto dà del governo Orban: “Autocrazia elettorale”. Fra l’altro, questa definizione denota una ignoranza di fondo, essendo chiaramente ossimorica: è proprio il momento elettorale che connota una democrazia, se c’è l’uno non può non esserci l’altra. Da questo puto di vista, era più giusta la definizione che del suo “esperimento politico” dette qualche anno fa Orban stesso (poi parzialmente corretto): democrazia illiberale. Ed ovviamente è una definizione e un progetto che non ci piace, credendo noi liberali nella bontà (ovviamente relativa come tutte le cose umane) di un ordinamento politico che tenga insieme sia il momento democratico del consenso (che non si può dire che Orban non abbia) sia il principio liberale della dignità e libertà (nella legge) di ogni individuo.

Per i tratti di “democrazia illiberale” che comunque ha, il potere orbaniano è criticabilissimo. Ma essi fanno il paio con i tratti di “liberalismi autoritario” che studiosi al di sopra delle parti hanno da tempo riconsciuto all’Unione europea come è oggi, e che consiste proprio in un sostanziale “deficit democratico”. L’influenza monocratica che il potere esercita su media e magistratura è esecrabile, ma per loro è migliore la situazione dalle nostre parti? Ha l’Unione europea le carte in regola per poter criticare l’Ungheria? Sarebbe forse opportuno fermarsi un po’ tutti e ristabilire un rapporto di fiducia reciproco basato su verità e trasparenza, cioè su un non strumentale esame di coscienza. Solo così potrà costruirsi, e avere un futuro, un’Europa dei popoli e delle liberà.

Corrado Ocone, 15 settembre 2022