Da una parte il racconto dei ragazzi arrabbiati, delle periferie dimenticate, del disagio sociale e della protesta che bisogna comprendere. Dall’altra, un dato che racconta una sensibilità diversa: il 60,9% degli italiani è favorevole a blindare le città durante le manifestazioni per prevenire disordini e circoscrivere i manifestanti. È il risultato del sondaggio Only Numbers per Porta a Porta, che offre uno spunto interessante per riflettere sulla distanza tra una parte del racconto mediatico delle proteste e le preoccupazioni dei cittadini.
La domanda posta agli intervistati è molto precisa: «Lei è favorevole o contrario a “blindare” le città durante le manifestazioni per evitare disordini e circoscrivere i manifestanti?». Il 60,9% risponde favorevole, il 27% contrario e il 12,1% non sa o non risponde. Tra chi esprime una posizione, dunque, i favorevoli sono più del doppio dei contrari.
Il dato arriva dopo le giornate di tensione che hanno interessato Milano, Torino e altre città italiane, tra cortei, scontri con le forze dell’ordine, danneggiamenti e negozi costretti ad abbassare le serrande. Episodi che hanno riaperto il confronto tra diritto di manifestare e necessità di garantire la sicurezza pubblica. In una parte del dibattito giornalistico e politico, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle ragioni della protesta: il carovita, gli stipendi insufficienti, la difficoltà di trovare casa, la frustrazione delle nuove generazioni. Questioni reali, che meritano risposte. Ma comprendere le cause del malessere sociale non equivale a giustificare le violenze. E soprattutto non cancella le esigenze di chi abita, lavora o gestisce un’attività commerciale nelle zone attraversate dai cortei.
È proprio su questo punto che il sondaggio suggerisce una distanza di percezione. Mentre nel dibattito pubblico si discute di quanto sia opportuno limitare i percorsi delle manifestazioni, una netta maggioranza degli intervistati si dichiara favorevole a misure preventive di sicurezza. Non necessariamente perché contraria alle proteste, ma perché considera importante evitare che si trasformino in occasioni di disordine.
Del resto, il diritto di manifestare è tutelato dalla Costituzione, ma non è privo di limiti. L’articolo 17 prevede che le riunioni in luogo pubblico possano essere vietate per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. E la gestione dell’ordine pubblico può comportare sbarramenti, deviazioni e restrizioni dei percorsi, purché giustificati e proporzionati.
C’è poi un aspetto spesso trascurato quando si raccontano le proteste soltanto attraverso gli occhi dei manifestanti: quelli che restano fuori dall’inquadratura. I commercianti che proteggono le vetrine, i dipendenti che temono la chiusura del negozio, i residenti che non riescono a rientrare a casa, i cittadini che vorrebbero semplicemente attraversare il centro senza trovarsi nel mezzo degli scontri. Anche le loro esigenze fanno parte del problema.
Naturalmente il sondaggio non misura direttamente il giudizio degli italiani sui giornali, né dimostra che il 60,9% condanni indistintamente tutti i manifestanti. Misura però una preferenza precisa: di fronte al rischio di disordini, sei intervistati su dieci preferiscono maggiori misure di contenimento. È una distinzione che dovrebbe trovare più spazio nel racconto delle manifestazioni. Si possono riconoscere le difficoltà economiche dei giovani e difendere il loro diritto di protestare senza considerare illegittima ogni misura adottata per impedire violenze e devastazioni.
Il sondaggio Only Numbers mette così in evidenza una domanda che il dibattito pubblico non dovrebbe ignorare: nel tentativo di comprendere le ragioni di chi protesta, si sta prestando abbastanza attenzione anche a chi chiede sicurezza?
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