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Il boom di Fdi

Meloni, ingerenza della premier francese: “Vigileremo sull’aborto”

Giorgia Meloni fa il boom e cominciano i primi siluri dei leader esteri. Arriva l’ammonimento dalla Francia

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Ne parlavamo già ieri notte, nella lunga diretta che abbiamo fatto sul sito nicolaporro.it: preparatevi alle urla isteriche di progressisti disperati, di radical chic alle corde, di una sinistra internazionale totalmente a pezzi. Bene, a poche ore dall’exploit incredibile di Giorgia Meloni, la realtà sembra rispecchiare esattamente quello che avevamo predetto.

Le reazioni internazionali

Non solo perché quotidiani come El Pais, oppure emittenti quali la Bbc e la Cnn, stanno intitolando le proprie aperture con le formule di “estrema destra”, “ultradestra” o di “terremoto politico”; ma perché è iniziata la solita e prevedibile criminalizzazione, da parte dei leader politici della sinistra europea, contro la destra.

Proprio sotto quest’ultimo profilo, la premier francese Borne ha già ammonito la prima futura donna italiana presidente del Consiglio, sul tema dei diritti fondamentali: “Ovviamente, saremo attenti, con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a garantire che questi valori sui diritti umani, sul rispetto reciproco, in particolare sul rispetto del diritto all’aborto, siano rispettati da tutti”. E ci risiamo: secondo l’intellighenzia progressista, Fratelli d’Italia sarebbe pronta a sopprimere la legge 194, ovvero l’insieme di disposizioni che tutelano e garantiscono il diritto all’aborto alle donne italiane.

Tutti contro Meloni

Eppure, oltre alla totale falsità della tesi – e sul sito nicolaporro.it ne avevamo già discusso ampiamente, nelle settimane precedenti – aleggia sempre quest’insana idea di una destra autoritaria, totalitaria, pronta a sopprimere qualsiasi principio fondamentale. Anche la stessa possibilità della coalizione di ottenere i due terzi dei seggi parlamentari, ipotesi che avrebbe portato la destra a poter modificare la Costituzione, non è mai stata vista come un mea culpa di sinistra, colpevole di una campagna elettorale distantissima dalle esigenze dei cittadini, bensì come un pericolo fascismo proveniente dall’avversario opposto. Poco importa se sono stati gli stessi progressisti ad aver modificato più volte la Carta del ’48: se è il centrodestra ad esercitare il medesimo potere, proveniente dal voto degli italiani, ecco che si genera un rischio per la tenuta democratica del Paese.

Lo stesso ragionamento è sovrapponibile ai cittadini. Gli elettori del 2013 o degli anni seguenti, quelli in cui il Pd di Renzi toccava punte del 40 per cento, costituivano la rappresentazione dell’Italia libera, sana ed inclusiva. Quando quegli stessi aventi diritto, invece, hanno deciso di premiare gli sforzi di un’opposizione decisa, salda e coerente, come quella di Giorgia Meloni, ecco che si sono fatti clamorosamente abbindolare dal pericolo fascista. Insomma, è il classico doppio standard della sinistra: noi siamo noi e voi non siete un… il lettore può intendere.

La sfida di Giorgia

Il compito che spetterà a Giorgia Meloni sarà di estrema difficoltà. Non solo perché il Paese si trova nel momento economico più buio dalla crisi del 2008, ma soprattutto perché la destra avrà tutti contro: sinistra, Ue, i democratici di Biden, i quotidiani mainstream, gli influencer, magari ancora la magistratura, la quale ha colpito più volte Silvio Berlusconi ed anche Matteo Salvini.

Giorgia Meloni dovrà resistere e disinnescare quella che, con efficacia, Daniele Capezzone ha definito una “bomba ad orologeria”, titolo dell’ultimo libro del giornalista de La Verità. Le responsabilità sono enormi, la crisi del Paese dilaga, il contesto geopolitico è infuocato: Fdi ha vinto la battaglia del voto, ma la vera e propria guerra deve ancora iniziare. E sarà decisamente sanguinosa.

Matteo Milanesi, 26 settembre 2022