Cronaca

Migranti nei Cpr, lo scandalo si allarga: il mistero dei certificati “prestampati”

Dopo Ravenna emergono nuovi casi tra Ferrara e Toscana: sotto i riflettori moduli prestampati e dichiarazioni di inidoneità al trattenimento

Medici e migranti
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L’inchiesta sui presunti certificati falsi utilizzati per impedire il trasferimento degli immigrati irregolari nei Cpr si allarga e porta alla luce nuovi documenti. Da Ferrara alla Toscana, al centro dell’attenzione finiscono moduli di inidoneità e numeri che adesso potrebbero essere esaminati dagli investigatori.

A ricostruire uno dei casi è La Verità, che pubblica la documentazione relativa a una visita effettuata il 20 agosto 2025 all’ospedale di Cona, a Ferrara. Il paziente è un cittadino pakistano di 35 anni destinato a un Centro di permanenza per il rimpatrio. Il primo foglio del certificato parla di “condizioni generali buone” e non segnala patologie infettive in atto. In fondo alla scheda vengono però barrate le caselle che dichiarano il paziente non trasportabile e incompatibile con la permanenza in una comunità ristretta.

La spiegazione compare in un secondo documento: un “Modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nel Cpr”, predisposto nell’ambito delle iniziative promosse dalla Società italiana di medicina delle migrazioni, dall’Asgi e dalla rete Mai più lager No-Cpr. È proprio l’utilizzo di modelli di questo tipo a essere finito sotto la lente della Procura di Ravenna.

Nel caso di Ferrara, il sanitario — che non risulta tra gli indagati — avrebbe compilato soltanto i dati del paziente, il proprio nome e il Cpr di destinazione. Il resto del documento contiene già una serie di considerazioni sulla difficoltà di svolgere un’anamnesi completa e sul poco tempo a disposizione per gli accertamenti. Anche la conclusione è prestampata: il giudizio di non idoneità al trattenimento. Un elemento che, da solo, non dimostra naturalmente che la valutazione sanitaria fosse sbagliata. Ma che presenterebbe analogie con la documentazione finita al centro dell’indagine ravennate.

A rendere ancora più particolare il caso è quanto reso noto pochi giorni dopo dal Comune di Ferrara. Il 26 agosto 2025 la polizia locale aveva raccontato di un cittadino pakistano di 35 anni, con il permesso di soggiorno scaduto, accompagnato proprio all’ospedale di Cona per gli accertamenti necessari al possibile trasferimento in un Cpr. L’esito era stato negativo. L’amministrazione comunale aveva già allora contestato l’utilizzo di quelle che definiva “clausole di stile prestampate e ormai ricorrenti”.

L’indagine della Procura di Ravenna, intanto, ha assunto dimensioni nazionali. Nei giorni scorsi sono state eseguite perquisizioni nei confronti di oltre venti professionisti nell’ambito del procedimento sulla presunta formazione di certificazioni mediche false finalizzate a impedire il trattenimento degli stranieri irregolari nei Cpr. La quasi totalità dei medici raggiunti dai decreti di perquisizione, va precisato, non risultava iscritta nel registro degli indagati.

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Ma è dalla Toscana che arrivano i numeri più consistenti riportati da La Verità. Tra il 2025 e i primi quattro mesi del 2026, nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli sarebbero state visitate 155 persone destinatarie di un provvedimento di espulsione. Ottanta, più della metà, sono state dichiarate non idonee al trattenimento in un Cpr. Secondo i dati acquisiti da Fratelli d’Italia, soltanto uno di questi casi avrebbe però richiesto alcuni giorni di trattamento in pronto soccorso.

Numeri sui quali adesso la politica chiede chiarimenti. E che si inseriscono in un’inchiesta ancora in pieno svolgimento, nella quale sarà la magistratura a dover stabilire se dietro quei certificati ci fossero valutazioni mediche legittime oppure, come ipotizza l’accusa in alcuni casi, un sistema organizzato per ostacolare i trasferimenti nei Centri di permanenza per il rimpatrio.

Massimo Balsamo, 25 settembre 2026

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