Milano Quotidiano

Calabresi si arrabbia con la sinistra che lo definisce figlio di un assassino

Viene in mente quel libro di Gino e Michele: anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. E Calabresi, che non è una formica, ed è sbottato contro l'argomento più indegno di questa campagna elettorale. IL COMMENTO

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Calabresi si arrabbia con quelli che tirano in ballo suo padre per dire che lui non va bene a fare il sindaco di Milano perché il commissario avrebbe ucciso Pinelli. Mi viene in mente quel titolo di un volume di tanti anni fa. Era divertente, me lo sono perso nei traslochi tra una redazione e l’altra. Gino e Michele: anche le formiche nel loro piccolo si incazzano. Mi è venuto in mente stamattina leggendo le dichiarazioni di Mario Calabresi al Teatro Nazionale. Non perché sia una formica, il giornalista. Anzi, non lo è affatto. Ad oggi è più simile a un elefante ficcato in mezzo al labirinto assurdo che è il Partito Democratico – per dir la verità in particolar modo quello nazionale.

Mi ha ricordato questo titolo perché le formiche sono tendenzialmente molto pazienti, e pure silenziose. Hanno quella serenità dovuta a un lavoro certosino e di sacrificio. Lo stesso lavoro che – con pazienza – Calabresi ha fatto sul suo cognome, sul suo rapporto con il padre, sul suo rapporto con l’essere di sinistra, una parte della quale era all’origine e di fatto mandante morale dell’assassinio di suo padre.

Questa estate ho ascoltato un podcast (non nuovo) di uno che peraltro è finito recentemente agli onori delle cronache: Alberto Nerazzini. In ogni puntata diceva con voce stentorea: “Io sono Alberto Nerazzini, giornalista d’inchiesta”. E poi via con una follia di puntate sulla strage di Piazza Fontana e sulla defenestrazione di Pinelli. Ad ascoltarlo, Nerazzini che oggi rimprovera a Ranucci che non era abbastanza di sinistra, si capisce perfettamente di cosa parla Calabresi quando dice che parte della sinistra milanese lo chiama apertis verbis (ma nei salotti chiusi) il figlio del commissario assassino. Non assassinato: assassino. E chi lo fa (non Nerazzini, almeno nel suo podcast: l’ho citato solo per capire il milieu culturale), sia ben chiaro, è noto (anzi: nota, ed eletta) a tutti quelli che un po’ della politica milanese masticano e frequentano. Calabresi ha traccheggiato, per un po’. Però poi alla fine anche le formiche certosine che trasportano le briciole del passato, un po’ si incazzano. Il problema è che questa cosa andrà avanti, con o senza le querele annunciate da Calabresi. Il problema è che questa cosa è indegna. Una delle cose più indegne dell’attuale campagna per le primarie.

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