E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Pierfrancesco Majorino ha recentemente ribadito quello che aveva già detto qualche tempo fa: a Milano c’è troppo cemento, si è cementificato troppo. Cioè: troppi palazzi, troppo asfalto, troppo poco verde. Beppe Sala gli aveva già aveva risposto la volta scorsa, questa volta ci è andato giù pesante e gli ha dato del bufalaro. Del venditore di bufale. E gli ha pure detto che se ha studi che vuole proporre, al posto degli unici dati che ci sono – secondo Sala – ovvero quelli del Politecnico, che li metta sul tavolo che se ne discute.
Ho pensato che avevo qualche euro da buttare per incaricare Claude di trovarmi e analizzarmi gli studi più recenti sul consumo di suolo di Milano. E – poi – dopo aver finito, ne ho concluso con un grandioso “chissenefrega” del consumo di suolo.
Secondo l’analisi, ci sono tre studi principali sul piatto. Uno è quello citato da Beppe Sala, realizzato da Stefano Salata (Sala e Salata, pare uno scioglilingua). Lo si può leggere QUI. Effettivamente Sala/ta dice che tra il 2012 e il 2024 la cubatura totale degli edifici a Milano è aumentata dello 0,37 per cento. Significato? Non quanto suolo è stato consumato, ma i metri cubi totali. Per capirci: se è stato tirato giù un palazzo di tre piani ci saranno tot di metri cubi in meno. Ma se è stato tirato giù un palazzo alto 3 piani e al suo posto ne è diventato uno di 30, i metri cubi saranno decuplicati.
Secondo studio, l’Italian Journal of Planning Practice 2026 scritto da Bortolotti e Valvason. Eccolo QUI. Non dirime la questione tra Sala e Majorino ma dice molto – e qualcosa anche di preoccupante – sugli Scali Ferroviari. In effetti anche qui si parla di volumi. Ci sarebbero pure altri dati, ma che stanno in una inchiesta della Procura di Milano sono finiti tutti assolti: diciamo che non ci fidiamo…
I dati sul consumo di suolo a Milano
Però, ragionandoci, consumo di suolo vuol dire… suolo. Mica aria. Suolo. Quindi, l’unico studio di fatto che abbiamo è quello di ISPRA. Dal file Excel dell’edizione 2025 viene fuori che il consumo lordo di suolo ammonta a 168,5 ettari. Perché lordo? Perché è al lordo di eventuali ripristini. Se si prende e si realizza un’aiuola di un metro quadrato, questo metro quadrato non verrà sottratto alla strada realizzata di fianco. I ripristini nel lasso di tempo in oggetto, cioè 2015-2024, ammontano a 54,8 ettari.
Dunque, a voler fare le sottrazioni, l’andamento netto è negativo: a Milano c’è più suolo “libero” di prima. Ma è chiaro a tutti che se libero un’aiuola e cementifico un parco, non è che si può sottrarre le pere alle mele. Quello che interessa, nella ricerca della verità, è capire se sia vero che Milano è stata cementificata (come dice Majorino)o sè è vero che invece Milano ha invece recuperato suolo (come dice Sala). Il problema è che sbagliano entrambi.
Nel 2006, quando c’era Letizia Moratti, il suolo consumato ammontava a 10373 ettari: il 57,1 per cento. Nel 2012, mandato Pisapia: 57,7 per cento (+0,6%). Nel 2015, arriva Sala: 58,1 per cento (+0,4%). Nel 2024, sempre Sala: 58,7%, per un incremento dello 0,6. Quindi non solo Milano continua a consumare suolo, ma lo fa sempre allo stesso ritmo. Il consumo netto, invece – andando quindi a fare l’operazione che abbiamo detto prima – vede una netta inversione di tendenza: il consumo di suolo si riduce a partire dal 2015.
Perché il consumo netto si riduce, e aumenta quello lordo?
Quello netto si riduce perché ogni intervento di “recupero” prevede aree verdi. Ma non perché lo dice il Comune, ma per il semplice motivo che lo vogliono gli acquirenti e i cittadini. Gli acquirenti e i cittadini vogliono più verde. Perché aumenta quello lordo? Perché la città si espande, e perché i diritti edificatori c’erano prima di Sala e ci saranno dopo. Mica si possono semplicemente espropriare coloro che hanno terreni sui quali si può costruire.
C’è poi un altro elemento da considerare. Il problema di Milano è che è la città con più suolo occupato. Ma anche quella più densa: quindi se vuoi ospitare un tot di abitanti e hai poco territorio, è ovvio che ne usi di più di altri, a livello percentuale.
Il problema non è il cemento, ma dove e come si costruisce
Ma la vera domanda è un’altra: perché cu importa del suolo occupato? Il punto non è come si occupa il suolo. Il punto è dove lo si occupa (il Parco Sud, tanto per dire, non bisogna toccarlo), e come lo si occupa. Ancor meno dovrebbe importare del cemento. In un grattacielo di cemento ce ne è un sacco: ma è in verticale. Se sviluppi in verticale, sotto ci puoi fare un parco. Dove sta il problema?
Perché nella nostra visione provinciale dobbiamo andare a pensare a case basse anche laddove – vedasi le periferie – si possono fare alte torri che non deturpano proprio niente perché non c’è niente da deturpare (anzi: c’è da recuperare posti francamente imbarazzanti)?
E in subordine: perché la politica milanese è sempre remissiva, senza coraggio, conformista? Ci sarà un candidato che dica apertis verbis: “Sì, io voglio una città con palazzi alti e tanto futuro?”
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