Milano Quotidiano

Disagio giovanile, bullismo e violenza, Versace: “Famiglia, sport e prevenzione per ricostruire relazioni reali”

La senatrice di Noi Moderati dopo il confronto organizzato alla Società Umanitaria di Milano: "Bisogna ridare centralità alla famiglia". E sul ruolo dello sport: "Insegna regole, disciplina e come rialzarsi da una sconfitta"

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Aggressioni tra ragazzi, bullismo, isolamento, fragilità emotive e un rapporto sempre più pervasivo con smartphone e social network. Fenomeni diversi, ma spesso intrecciati, che pongono nuove sfide a famiglie, scuola, servizi, associazioni e istituzioni e che richiedono strumenti capaci di intervenire prima che il disagio si trasformi in emergenza.

Proprio su questi temi si è concentrato l’incontro “Disagio giovanile, bullismo, violenza. Testimonianze a confronto“, promosso nei giorni scorsi da Noi Moderati Lombardia alla Società Umanitaria di Milano e organizzato dalla senatrice Giusy Versace, responsabile nazionale del Dipartimento Sport e Inclusione e di Noi Moderati Donne. Al confronto hanno partecipato esperti provenienti dal mondo della scuola, della sanità, della psicologia, del diritto e dell’associazionismo, insieme a Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile.

Con Versace abbiamo approfondito alcune delle questioni emerse durante l’incontro: dalle cause del disagio giovanile al rapporto tra prevenzione e sicurezza, fino al ruolo dello sport e alle iniziative delle istituzioni.

Senatrice Versace, dal confronto di Milano è emerso un quadro complesso, che va ben oltre i singoli episodi di violenza. Da dove bisogna partire per affrontare davvero il disagio giovanile?
Questi ragazzi sono condizionati e dipendenti dai device, si trovano ad emulare degli atti di violenza senza rendersene conto. Sono degenerati i numeri dei suicidi e dei casi di violenza soprattutto tra i più giovani. Io mi occupo di questi temi da tempo, lavoro nella Bicamerale Adolescenza in Parlamento. Bisogna ridare centralità alla famiglia, molte volte i ragazzi non si sentono capiti. E poi dobbiamo continuare a parlare di questo tema.

Uno dei punti centrali dell’incontro è stato il bisogno di intervenire prima che il disagio diventi emergenza. Quanto conta la prevenzione anche nel contrasto alla violenza giovanile?
Certo, ci troviamo purtroppo in una sorta di Far West. Più delle volte ci troviamo a dover intervenire sull’emergenza. La prevenzione va fatta, ma noi ci troviamo in una situazione dove ci sono tantissimi immigrati di seconda e terza generazione, che portano con loro una cultura d’origine. Quello che penso io è che questa cultura non debba essere imposta a casa mia. Io sono per l’accoglienza ma quando c’è il rispetto e la volontà di lavorare per una totale integrazione.

Lei insiste molto sullo sport come strumento educativo e di inclusione. In che modo può aiutare concretamente ragazzi che vivono situazioni di fragilità o disagio?
Intanto lo sport è uno strumento educativo ulteriore, ed è uno strumento di inclusione. Lo sport ti insegna tanti valori, quali il rispetto delle regole, dell’avversario, che non è un nemico da distruggere, ma un avversario. Lo sport insegna la disciplina e la costanza, e come rialzarti da un fallimento. Bisogna aiutare i ragazzi a prendere confidenza con quella che sembra una sconfitta.

Sul piano istituzionale, quali strumenti ritiene più importanti per rafforzare questa rete educativa tra famiglia, scuola, sport e territorio?
Abbiamo stanziato dei fondi per sostenere gli oratori, per ridare a queste realtà un ruolo centrale di presidio e di educazione. Sogno una riforma della scuola, vorrei poter vedere il sistema anglosassone. Noi ci stiamo arrivando, questo Governo ha dimostrato sensibilità al tema, stanziando delle borse di studio che aiutano gli universitari atleti, perché sono quelli che sono sottoposti a maggiore sacrificio. Valditara ha messo in piedi qualche anno fa un meccanismo che aiuta a costruire un piano didattico organizzato per lo studente atleta.

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