La battaglia sul caso Garlasco si sposta sempre più apertamente sul terreno della possibile revisione della condanna di Alberto Stasi. E la difesa dell’ex bocconiano alza i toni dopo l’emersione delle due analisi negative sui pedali della bicicletta Umberto Dei. “Noi possiamo andare a chiedere la revisione con questi elementi a discarico di Stasi, con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza di condanna”, ha detto l’avvocata Giada Bocellari parlando con i cronisti a Pavia. “Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna. Che quello fosse l’elemento centrale credo che lo capisca chiunque”.
Bocellari: “Sono vent’anni che parliamo di questo Dna sui pedali”
Secondo la difesa, il punto più grave riguarda le due corse elettroforetiche del 20 settembre 2007 che avrebbero dato esito negativo rispetto alla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici. “Queste corse elettroforetiche del 20 settembre, e questo è un dato documentale, oggettivo e non smentibile, non sono state messe a disposizione del pubblico ministero all’epoca e non sono in atti. Non ci sono nel fascicolo, non sono state messe a disposizione delle parti”, ha affermato Bocellari. La legale sottolinea inoltre che il tema dei pedali era già stato centrale nel 2009, quando i periti nominati dal giudice avevano chiesto i dati relativi a quelle analisi. “Sono vent’anni che parliamo di questo Dna sui pedali”, ha ricordato Bocellari, contestando anche la successiva teoria dello scambio e poi della sostituzione dei pedali.
Lo scontro sui “raw data”
Il punto, però, è tutt’altro che pacifico. I consulenti della Procura di Pavia, Previderé e Grignani, nella loro relazione hanno ricostruito che l’analisi del 19 settembre 2007 aveva restituito un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi, mentre i successivi tentativi sui pedali avrebbero dato esito negativo. Secondo la lettura dei pm e della difesa Stasi, dunque, le due contro-analisi negative sarebbero effettivamente successive al risultato positivo.
Diversa, invece, la posizione dei consulenti della famiglia Poggi. Marzio Capra sostiene che quei file negativi sarebbero in realtà riconducibili a un’analisi del 10 settembre, poi semplicemente modificata il 20 settembre, e quindi precedente al match del 19 settembre con il Dna della vittima. Secondo questa ricostruzione, “non c’è stato nessun doppio esito negativo dopo il risultato certo sulla presenza di Dna di Chiara Poggi”.
L’ex Ris Portera: “Non fui io ad analizzare quel Dna”
Nel frattempo anche Giorgio Portera, ex Ris e genetista, ha preso le distanze dall’analisi del campione BU_P. Ha spiegato di non avere mai eseguito personalmente l’analisi genetica né interpretato i profili relativi al caso Garlasco. Il suo nome, ha precisato, compare per un accesso effettuato con la sua user personale nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Portera ha aggiunto di non poter stabilire, a distanza di anni, se quell’operazione tecnica sia stata compiuta da lui oppure da un collega che aveva utilizzato la sua utenza.
Stasi: “Si faccia piena luce”
Bocellari ha riferito anche lo stato d’animo del suo assistito. “Stasi è molto lucido, l’unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le loro responsabilità, che si faccia piena luce su quello che è successo“. Il nodo adesso è capire se questi elementi potranno davvero sostenere una futura istanza di revisione. La difesa ritiene di sì, perché considera il Dna sui pedali uno dei pilastri della ricostruzione accusatoria. Ma proprio su datazione, sequenza e significato delle analisi genetiche è già aperto un nuovo scontro tra consulenti. E da qui passa, oggi, una delle partite più delicate dell’intero caso Garlasco: stabilire se i nuovi dati rappresentino soltanto una rilettura tecnica di vecchi elementi oppure un tassello realmente capace di rimettere in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi.
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