Andrea Sempio torna a parlare pubblicamente del caso Garlasco e racconta il peso della nuova inchiesta sulla sua vita quotidiana. “Si vive a fatica. Io dico che oggi non sto vivendo“, ha detto a Porta a Porta l’uomo indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua abitazione il 13 agosto 2007. “La mia vita oggi è o chiuso in camera o dall’avvocato o in trasferta quando andiamo a incontrarci con i consulenti”, ha spiegato Sempio, che nei giorni scorsi ha ricevuto la seconda chiusura delle indagini da parte dei pm pavesi.
Sempio: “Il 42 non mi entra, ho sempre portato il 44”
Nel corso dell’intervista Sempio è tornato anche sulla questione dell’impronta di scarpa insanguinata rinvenuta nella villetta dei Poggi e attribuita a una calzatura numero 42. “Tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44”, ha sostenuto. “Noi la prova l’abbiamo fatta anche con le scarpe del 42 e non mi stava”.
L’indagato ha affrontato anche il tema del Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Secondo Sempio, la questione sarebbe ormai priva di valore probatorio: “La conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla. Non è una traccia solida, non è replicata, è mista, è degradata. Ogni volta che l’analizzavano sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto”.
“Nessuno può dire che avessi interesse per Chiara”
Sempio ha poi ribadito di aver parlato soltanto due volte con Chiara e ha escluso che vi fosse da parte sua un particolare interesse nei confronti della ragazza. “Se ci fosse stato qualcosa di particolare in quelle chiamate, ad esempio un disturbo, probabilmente l’avrebbe riferito al fidanzato, al fratello o alla famiglia“, ha affermato. “Non c’è nessuno che possa dire che io gli abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me, quindi anche questa idea che ci potesse essere un interesse non c’è da nessuna parte”. Quanto ai video intimi della giovane, Sempio ha assicurato di non averli “mai visti” e di averne appreso l’esistenza soltanto attraverso i media.
Salvini: “Le indagini furono fatte male”
Sul caso Garlasco è intervenuto anche Matteo Salvini, che a Filorosso su Rai3 ha espresso un giudizio molto netto sull’inchiesta originaria. “Mi sono fatto l’idea che ci siano stati errori clamorosi durante le indagini. Spero in buona fede, non ci giuro”, ha dichiarato il leader della Lega. Secondo Salvini, se emergesse che “una parte delle istituzioni ha coperto ad altre istituzioni delle verità sarebbe gravissimo”. Il vicepremier ha poi aggiunto: “Se qualcuno in divisa ha sbagliato dovrà pagare, anche più di altri. Quando sbagli in divisa hai il doppio della responsabilità”. Infine il passaggio più duro: “Ho maturato la convinzione che le indagini siano state fatte male e che in galera ci sia uno che non dovrebbe stare in galera”. Salvini ha quindi ringraziato la Procura di Pavia “per il coraggio dimostrato”.
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(immagine generata con intelligenza artificiale)


