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A settembre sono stato uno dei moderatori della Festa dell’Unità. Il panel era quello che riuniva tutti gli “attori” sul tema della casa. Quasi tutti, ma questo lo spiego dopo. Quattordici persone. Chi ha moderato qualcosa in vita sua sa quanto possa essere sfidante, soprattutto se si mette come presupposto il fatto che non ci si può prendere tre ore per far parlare tutti. Un po’ di fortuna per il colpo d’occhio in sala è arrivata dall’acquazzone: tutti gli ospiti della Festa avevano come unico “rifugio” proprio il salone dove si discuteva del tema.
Quattordici relatori per parlare di casa
Fin qui l’inquadramento. Per me è stato ultra istruttivo. Non so se positivo, ma istruttivo sì. L’ho sempre detto: le feste di partito raccontano la politica meglio di qualunque altra cosa. Senza fare una lista infinita di nomi, erano presenti l’assessore alla Casa Fabio Bottero, due sindache dell’hinterland, quattro esponenti dei comitati degli inquilini, tre rappresentanti delle cooperative di costruzione e quattro “politici”, tra consiglieri comunali, regionali, un segretario e altre figure.
In tutto il dibattito, sulla bocca dei politici e dei sindacati degli inquilini, è affiorato con evidenza il tema secondo cui gli immobiliaristi sarebbero il male assoluto. È stato proposto di calmierare per legge gli affitti privati. È stato proposto di favorire le cooperative nei cantieri – cito: “I cantieri non sono tutti uguali”. È stato detto chiaro e tondo che le case popolari non vengono assegnate a chi ha la pelle nera, o comunque che esiste un problema di razzismo nelle assegnazioni. È stato detto che gli studentati devono essere realizzati ad affitto calmierato, includendo anche le spese.
Le cooperative frenano. E gli immobiliaristi?
Poi c’è stato un passaggio interessante: le cooperative – quelle difese da altri, quelle che secondo la vulgata sarebbero migliori degli immobiliaristi – hanno spiegato in maniera compatta che, ai prezzi stabiliti dal Comune, semplicemente neppure loro possono essere della partita. Perché è vero che non ci devono guadagnare, ma non ci possono neppure morire.
E gli immobiliaristi? Non c’erano. Non ce n’era neppure uno. Non mi risulta che siano stati invitati. Forse sarebbe stato interessante sentire anche la loro opinione. In fondo, tra quattordici e quindici relatori la differenza sarebbe stata trascurabile…
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immagine presa dai profili social di pdmilano



