Le ultime uscite pubbliche e i toni decisamente accesi della premier Giorgia Meloni rispondono a una precisa strategia. Fonti ai massimi livelli di Fratelli d’Italia confermano che i recenti provvedimenti di stampo identitario servono a compattare l’elettorato. Il recente decreto scuola approvato in Consiglio dei ministri ne è la prova evidente. La norma introduce infatti il tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab negli istituti. Il tassello mancante che la premier ha voluto inserire riguarda le sanzioni per i genitori che non frequentano i corsi d’italiano qualora sussistano gravi barriere linguistiche.
Tali mosse non sono casuali, ma strettamente propedeutiche a preparare il terreno per una imminente ed eventuale campagna elettorale. Nelle stanze di via della Scrofa si profilano due scenari principali legati al destino della nuova legge elettorale, il cosiddetto “Melonellum” o “Stabilicum“. I timori della premier si concentrano sul voto segreto alla Camera, dove i franchi tiratori di Forza Italia e Lega potrebbero fare brutti scherzi bloccando la riforma.
Se la legge elettorale dovesse saltare a causa dei veti incrociati degli alleati, Meloni sarebbe pronta ad andare subito al voto a febbraio 2027 utilizzando il sistema attualmente in vigore, ovvero il Rosatellum. In questo modo si eviterebbe il logoramento della coalizione di governo. Nel caso in cui il “Melonellum” passasse indenne l’esame parlamentare, i piani della leader di FdI cambierebbero ma non la sostanza.
Votare alla scadenza naturale della legislatura, prevista tra fine settembre e ottobre 2027, è un’ipotesi praticamente esclusa da Meloni: le tempistiche lascerebbero le urne troppo a ridosso della complessa sessione di bilancio, rendendo quasi impossibile approvare la manovra economica 2028. L’obiettivo reale di Meloni è quindi quello di anticipare la scadenza naturale, fissando le elezioni politiche per la metà o fine aprile 2027, subito dopo Pasqua.
Gli alleati Matteo Salvini e Antonio Tajani non nascondono il proprio malumore di fronte a questa accelerazione. La strategia della premier punta a un election day nazionale, accorpando il voto politico al turno delle elezioni comunali. In questo modo si porterebbero al voto nello stesso giorno grandi metropoli strategiche come Milano, Roma, Torino e Napoli. I motori della macchina elettorale di Fratelli d’Italia sono già caldi e la svolta identitaria sulla scuola segna ufficialmente l’inizio delle grandi manovre.
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