Milano Quotidiano

Milano 2027, Renzi anticipa la scelta (obtorto collo) di Schlein: Calabresi candidato sindaco. Mossa (anche) nazionale in chiave anti-Conte

L'endorsement fiorentino anticipa una scelta obbligata, certificando come i destini del campo largo passino ancora una volta dalle geometrie variabili del centro riformista. INSIDE

Matteo Renzi
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Matteo Renzi spariglia le carte del centrosinistra dal palco della Leopolda a Firenze, lanciando ufficialmente la candidatura di Mario Calabresi come sindaco di Milano. La mossa dell’ex premier e segretario dem non è un semplice endorsement, ma un siluro politico mirato a destabilizzare l’equilibrio interno del campo largo e, in particolare, la leadership di Elly Schlein. Con questa uscita, il leader di Italia Viva intercetta il malumore diffuso della componente moderata e riformista del Partito Democratico (in gran parte composta da ex renziani mai del tutto allineati alla svolta progressista) che rifiuta categoricamente l’ipotesi di una candidatura di Pierfrancesco Maiorino, considerato troppo sbilanciato a sinistra per una città pragmatica e produttiva come il capoluogo lombardo.

La strategia sotterranea che muove l’operazione poggia su un doppio binario nazionale e locale. Da un lato, a livello romano, l’attivismo di Renzi risponde a una precisa volontà del Nazareno di bloccare l’ipotesi di primarie nazionali per la leadership delle prossime elezioni politiche. Una consultazione aperta a livello nazionale spaventa la segretaria Elly Schlein, frenata dal timore concreto di una clamorosa vittoria di Giuseppe Conte e del Movimento 5 Stelle, che finirebbe per cannibalizzare la coalizione ed emarginare definitivamente l’anima moderata del centrosinistra.

Dall’altro lato, sul fronte milanese, l’area riformista è convinta che la successione a Palazzo Marino si giochi al centro: Milano, per sua natura economica e sociale, si vince aggregando la borghesia e le forze produttive, e un profilo marcatamente di sinistra rischierebbe di regalare la città a un centrodestra ancora privo di un candidato forte, ma pronto ad approfittare delle divisioni avversarie.

In questo scenario di profondo caos, la figura dell’ex direttore di Repubblica e La Stampa, Mario Calabresi, emerge come l’unico argine capace di unire l’elettorato liberale e quello progressista. Anche se la coalizione difficilmente potrà sottrarsi al rito democratico delle primarie locali, la candidatura di Calabresi rischia di spaccare i gazebo. Per la segretaria del PD si profila così un doloroso bivio politico: sebbene Elly Schlein preferirebbe intimamente sostenere una figura come Pierfrancesco Maiorino per non scontentare l’ala sinistra del partito, la necessità di mantenere l’unità della coalizione e scongiurare una sconfitta a Milano la costringerà, nei fatti, a convergere sul nome indicato da Renzi. L’endorsement fiorentino anticipa così una scelta obbligata, certificando come i destini del campo largo passino ancora una volta dalle geometrie variabili del centro riformista.

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