La polemica sulla Resistenza non si spegne. La scintilla era scattata nei giorni scorsi, quando Carmelo Burgio, generale dei Carabinieri in congedo e candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale, aveva sostenuto che sarebbe stata “contrabbandata una storia della Resistenza per poter giustificare la tesi che il fascismo fosse il male assoluto”. Una rappresentazione a suo dire “falsa e servita per creare una realtà a uso e consumo politico“.
Parole che nel capoluogo lombardo hanno immediatamente scatenato una raffica di reazioni. Il Partito Democratico e la sinistra cittadina le hanno bollate come inaccettabili per la città, mentre da Palazzo Marino, con l’assessore Emmanuel Conte tra i più netti, è arrivato il richiamo alla storia di Milano, medaglia d’oro della Resistenza e capitale morale della Liberazione. Un coro compatto che ha di fatto “bocciato“ il generale sul terreno della memoria.
Ora Burgio passa al contrattacco con una lunga replica: respinge l’accusa di voler sminuire la lotta partigiana e rivendica il diritto a una lettura della storia che ne comprenda, sostiene, “luci e ombre”.
La controreplica: “Omettere non è fare storia, è propaganda”
La replica di Burgio non si è fatta attendere (la trovate qui: https://www.inluccaveritas.it/politica/dalla-sinistra-milanese-una-bocciatura-che-mi-ha-si-fa-per-dire-fortemente-scosso). Il generale non nasconde il sarcasmo: “La bocciatura recentemente inflittami dalla sinistra milanese mi ha fortemente scosso“, e ricorda che a scuola “rendevo bene in Storia e Italiano”. Il ragionamento è di metodo: per Burgio un fatto storicamente accertato non può essere eliminato dal racconto solo perché disturba una determinata interpretazione. “L’omissione di uno o più eventi storici porta a un racconto falsato. Se si cancella qualcosa non si fa opera di storico, ma di propagandista“. Il giudizio su un fenomeno, insiste, va riferito alla sua globalità, con le sue luci e le sue ombre.
Da Pansa a Malga Porzus: le “pagine oscure” rivendicate
A sostegno della sua tesi, il candidato di Futuro Nazionale richiama la sentenza di condanna per gli omicidi, ad opera di partigiani garibaldini, del fratello di Pier Paolo Pasolini e dello zio omonimo di Francesco De Gregori, oltre ai libri di Giampaolo Pansa, “giornalista d’estrazione di sinistra”. Il generale precisa di condannare senza riserve le atrocità commesse da formazioni tedesche e di Salò, ma aggiunge che “gli avversari non si tirarono indietro, alcune volte”. E a dirlo, sostiene, non è lui ma un “cospicuo numero di fonti degne di rispetto”.
Nel dopoguerra, secondo la sua lettura, prevalse una propaganda costruita sulla logica dei “buoni e cattivi”, che consegnò agli italiani solo una parte della vicenda. Lo scontro politico nasce esattamente qui: per i critici di Burgio insistere sulle “pagine oscure” rischia di relativizzare la lotta contro il nazifascismo; per il generale, al contrario, escluderle significa consegnare alla storia una verità dimezzata.
Il finale al vetriolo: “Ricorrano al servizio arretrati”
È nella chiusura che l’ironia si fa affondo. La sinistra milanese, afferma Burgio, deve aver studiato la storia della Resistenza “a fascicoli”: consegnati puntualmente quelli sulle “autentiche schifezze” di Boves e Sant’Anna di Stazzema, sarebbero invece andati smarriti quelli su Malga Porzus e sui “massacri spicci a cavallo del 25 aprile”. “Capita, diamine!”, concede il generale. Che ai suoi critici indica anche il rimedio: “far ricorso al servizio arretrati“, mettendo in conto “un piccolo sovraprezzo”, pur di “completare la propria cultura”.
Una replica che non archivia la polemica ma la alimenta, e che lascia intendere quanto la memoria della Resistenza peserà nella corsa verso Palazzo Marino.
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