L’ultima incredibile polemica di una parte di Milano – peraltro trasversale a destra e sinistra – riguarda l’evento di Vogue che ha blindato una parte di piazza del Duomo e della Galleria Vittorio Emanuele. Quindi – traduzione: i ricchi di Vogue, gli uomini e le donne del fashion, i vip, si prendono il cuore della città in ostaggio per una giornata. Deviano linee, chiudono fermate della metropolitana. Causano insomma disagio a tutti i milanesi. Giusto? No. Messa così, chiaramente no. Non è giusto. Poi però si scopre che Vogue non sta pagando tutto questo con una banale occupazione di suolo pubblico, ma che oltre a tutto il resto (perché il conteggio dei costi è pazzesco), farà anche una donazione MINIMA di due milioni di euro per il quartiere di Quarto Oggiaro. Due milioni di euro per mezza giornata di chiusura di piazza Duomo e Galleria Vittorio Emanuele. Per un evento che di certo ha tenuto fuori i cittadini, ma ha fatto lavorare migliaia di persone e ha proiettato Milano una volta di più in campo internazionale. Attenzione: messa così è ancora sbagliata? Secondo me no.
Chi dice no ai privati per principio fa populismo di bassa lega
Altro caso: un cantante ha affittato il Cenacolo per farci delle foto, senza rovinare niente. Altro caso: una palestra ha affittato la Braidense per farci lezioni personalizzate di ultralusso. In tutti questi casi ci sono persone o realtà molto ricche che pagano cifre senza senso a enti pubblici. Che usano quelle cifre per la collettività. Mettiamoci d’accordo una volta per tutte: quelli che per principio dicono no a soldi privati da investire nel pubblico, che non comportino alienazione permanente di proprietà pubbliche, fanno solo operazioni populiste di bassa lega. Io penso che tra due settimane di Vogue non se ne ricorderà più nessuno, e neanche della stazione della metro chiusa (mica ci ricordiamo di tutti gli scioperi, ad esempio, e il disagio è lo stesso se non maggiore). Ma magari quelli di Quarto Oggiaro la biblioteca con due milioni di euro investiti la useranno a lungo. Tutto il resto sono chiacchiere buone per campagne elettorali che stanno iniziando. Peraltro nel peggiore dei modi.
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