Milano Quotidiano

Tasse, doccia fredda per 150mila lavoratori lombardi del ceto medio. Niente riduzione dell’Irpef per il 2027 nella manovra

Le conseguenze del rapporto deficit-Pil rimasto sopra il 3% (anche se di poco) e delle rigide regole europee. In salita la strada della Legge di Bilancio per il Centrodestra

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La conferma dell’Istat sul rapporto deficit-Pil al 3,1% congela le speranze del governo di impostare una manovra espansiva nella prossima Legge di Bilancio per il 2027. Il mancato ritorno sotto la soglia del 3% imposto dalle regole europee mantiene l’Italia intrappolata nella procedura di infrazione di Bruxelles, sbarrando la strada ai margini di flessibilità tanto attesi a Palazzo Chigi e in tutto il Centrodestra. A pagare il prezzo più alto di questo vincolo contabile – secondo quanto risulta a Milano Quotidiano – sarà con tutta probabilità il ceto medio, con lo stop definitivo al piano di alleggerimento fiscale, voluto soprattutto da Forza Italia, che prevedeva il passaggio dell’aliquota Irpef dal 35% al 33%. Un dietrofront che rischia di saltare proprio per la fascia di reddito lordo compresa tra i 50.000 e i 60.000 euro annui, spegnendo le aspettative di sgravio su cui l’esecutivo aveva investito gran parte della propria narrazione economica.

La marcia indietro sul Fisco rischia di trasformarsi in un macigno politico per la coalizione di Centrodestra, soprattutto a ridosso della scadenza elettorale dell’anno prossimo, quando i cittadini saranno chiamati a rinnovare il Parlamento. La delusione si concentra in modo particolare nel tessuto produttivo e sociale della Lombardia, roccaforte elettorale della maggioranza. La mancata rimodulazione degli scaglioni Irpef in questa fascia di reddito finisce per penalizzare direttamente una platea sterminata: in Italia i contribuenti interessati sono poco più di 920mila, mentre sul territorio lombardo il blocco del beneficio si abbatte su una cifra stimata attorno ai 150mila lavoratori dipendenti, tra settore privato e pubblico impiego, che contavano su quel respiro economico in busta paga.

Il rammarico espresso dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti fotografa l’impossibilità di forzare la mano con politiche di stimolo in presenza di un disavanzo che, seppur ridottosi rispetto agli anni precedenti, eccede ancora il limite comunitario. I paletti di Bruxelles non ammettono deragliamenti e impongono rigore, vanificando i piani della vigilia della maggioranza. Per centinaia di migliaia di famiglie lombarde l’effetto combinato dei conti pubblici bloccati e della frenata fiscale rappresenta una brusca frenata, destinata a pesare non solo sui bilanci domestici ma anche sul clima politico in vista delle urne. E il ceto medio è proprio la base, in particolare al Nord e in Lombardia, della maggioranza di Centrodestra.

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