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La guerra in Ucraina

Missili nucleari e truppe bielorusse: cosa sta succedendo nel Baltico - Seconda parte

A Kaliningrad è stata condotta un’esercitazione missilistica per testare i missili balistici in risposta ad un eventuale attacco Nato

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Si tratta anche di un promemoria sul nucleare. I missili Iskander sono stati lanciati in gran numero contro bersagli ucraini, sempre con testate convenzionali. Ma possono anche portare quelle nucleari. I russi, sempre attenti a denunciare le armi atomiche della Nato (che sono in tutto un centinaio di bombe B61, depositate in Europa occidentale, ben lontane dai confini russi), si permettono al tempo stesso di mantenere testate nucleari ai confini della Nato, nella loro exclave baltica. Ogni esercitazione che riguarda i missili balistici, è dunque, implicitamente, un’intimidazione nucleare: gli Iskander possono colpire gli interi territori di Polonia, Lituania e Lettonia. Secondo alcune stime sulla loro gittata massima, potrebbero arrivare fino a Berlino.

Qualunque sia lo scopo di queste esercitazioni, di sicuro non stanno ottenendo lo scopo di intimidire la Nato e neppure i Paesi candidati. La Finlandia e la Svezia, che hanno espresso informalmente la loro intenzione di entrare nell’Alleanza, non paiono affatto aver cambiato idea. Un annuncio ufficiale della candidatura, almeno da parte della Finlandia, è previsto per il 12 maggio. Per includere i due Paesi scandinavi nella Nato occorreranno diversi mesi, come dimostrano i precedenti, e si incontreranno resistenze anche molto dure (ad esempio la Croazia minaccia già di porre il veto), ma da subito, dal giorno dell’accettazione della candidatura, che Stoltenberg promette “in poche settimane”, potrebbero già svolgersi esercitazioni congiunte e pattuglie aeree in comune nell’area del Baltico. La minaccia russa, insomma, non è abbastanza credibile (o non lo è più) da intimidire i Paesi di frontiera.

Stefano Magni, 6 maggio 2022