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Caos Lombardia

Moratti, da destra a sinistra: quant’è provinciale la giravolta

L’ex sindaco di Milano si dimette da assessore alla Sanità. Polemica con Fontana, che la sostituisce con Bertolaso

letizia moratti lombardia

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Nella cara vecchia contea dove da decenni vegeta chi scrive, si potevano vedere tenerissimi capolavori politici a dimensione locale. C’era ad esempio una volta, non tanto tempo fa, una anziana molto ambiziosa, sui settanta, che passava da un incarico all’altro, non mancava mai e finì per ritrovarsi assessore allo svago con il centrosinistra: organizzava trattenimenti un po’ naif, un po’ così, quell’espressione un po’ così, che abbiamo noi, che siam cresciuti al borgo, le salamelle in piazza, le bicchierate, la politica a bocca piena di stampo Cetto La Qualunque che piace in campagna e anche sulla spiaggia.

Da sinistra a destra

Ma poi l’idillio s’inceppò. Aveva la madama un figlio, ch’ella cresceva da madre e da mentore, politicamente lo cresceva, e intendeva lanciarlo nell’agone. A quel punto il centrosinistra, di cui la volitiva signora era elemento di spicco, la considerò di spacco, insomma non volle la prosecutio dinastica: apriti cielo! La politinonna si stracciò la veste progressista per subito infilarne una conservatrice. Partì con una campagna dai toni asperrimi, parea al volgo sentir la più furibonda delle reazionarie, oh, così spietata coi comunisti – che non avevano voluto il virgulto: il quale, infine, fu eletto, core de mamma, trionfo della country politic, magari non lineare, ma coerente di sicuro: coerente nella family, naturalmente a tutto servizio della (microscopica) collettività.

E così l’erede prese a sindacare, galleggiando più male che bene, in modo non dissimile dagli infidi oppositori, che poi qui compagni o camerati son tutti amici e compari trasversali di scuola, di parentela, di bar, sapete come funziona nei posti in scala ridotta, nei borghi e nei villaggi. Alla fine, perì anche l’esperienza del delfinotto ormai capace di nuotare per conto suo (anche se, si mormorava, sempre con la mamy quale prima consigliory), e quel gran genio del figliolo non trovò più spazio in una destra, ohibò, troppo destra, o troppo poco, non fu mai capito: fuoco e fiamme tuonava la sempre più canuta, ma non ancora doma, genitora, minacciando un clamoroso ritorno nell’alveo primigenio della sinistra. Clamoroso per pochini, ma non per tutti.

Ecco, questa è la politica  dei minuscoli centri, qualcosa che, a raccontarla, fa quasi tenerezza e uno non vorrebbe mai affondare il colpo, non tanto perché qui ci vive, ma perché insomma, dai, siamo seri, non ne vale la pena. Mettila come vuoi, qui va così. Perché è una località balneare sempre meno balneare, piccola per noi, troppo piccolina, bicchierate in piazza e ciascuoli affettati su piatti di plastica, sic et semper in saecula saeculorum amen.

E anche a passare da destra a sinistra, da sinistra a destra uno non se ne accorge perché è sempre la stessa roba, gente così, i famosi sette gradi di separazione ridotti a uno, massimo due e comunque mai distanti, qui la consigliera piddina può farsi fare i lavori in casa dal nostalgico andato a Predappio e nessuno ci trova niente di male perché alla fine “semo tutti brava jende”, “semo tutti cuscì”.

La politica di provincia (e Moratti)

Cosa sto cercando di dire? Sto cercando di dire che in provincia, anzi nella provincia della provincia, anzi nel profondo del paese della provincia della provincia, la politica è questa roba qua: a pendolo, oscillazione perpetua, destra-sinistra, sinistra-destra e va bene, va bene così. Mica, per dire, in Lombardia; mica a Mediolanum, caput mundi, dove c’è di quella bella gente che, beh, fa rima con coerente, che quando arriva “si staffa”, per dire si circonda di personale all’altezza, altezza Pirellone, e a uno non verrebbe mai in mente di piantare così, sui due piedi, la destra di cui fa parte per mettersi con la sinistra di cui ha detto peste e corna. Scoprendo nel lampo di un attimo che questa sinistra non è poi così male, confrontata alla destra intollerabile, affarista, qualunquista, fascista, ohei, tì, come allo stralunato Cosimo diceva la trans Gilda in “Un amore difficile” (da “Sessomatto”, Italia, 1973, commedia/erotico a episodi, regia Dino Risi, distribuzione Regionale, durata 120, principali interpreti Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Alberto Lionello).

No no, qui la politica, capitemi, a Mediolanum, Lombardia, l’è una roba seria, compagna alla moda, come la movida, qui si scherza minga, qui l’è tutto un correre, “cadde un soldino e perirono nella mischia”. Una politica rigorosa, concreta, cari miei, fatta inscì ben, dove di sciurette settantenni a pendolo ghe n’è minga, perché quella l’è una roba da terun, da zulù, qui ci abbiamo il quid, questa l’è la capitale morale d’Italia, signora mia, certe bicchierate a pendolo le lasciamo ai provinciali, che son 4 gatti, monatti, mò matti, mò ratti, sapessi com’è strano, saltar dal Pirellone, a Milano, sui Navigli, ti meravigli?

Max Del Papa, 3 novembre 2022