Cronaca

Nel mare magnum di prof socialisti, crocifiggono l’accoltellata di destra

Lo strano caso della scuola media Giovanni Verga di Centocelle: quasi ammazzata da un alunno, ora il mostro è lei. Il modello Kirk

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Il 18 settembre, alla scuola media Giovanni Verga di Centocelle, un alunno di tredici anni è entrato in classe con spray urticante, un coltello da venti centimetri, un casco e una telecamera e ha colpito tre volte una sua professoressa, Isabella Marsilio. A fermarlo è stato un compagno originario del Congo. La docente, 66 anni, è stata dimessa con sette giorni di prognosi.

Ha raccontato di aver temuto di morire, ma ha affermato di aver già perdonato il ragazzo e di volerlo incontrare. Tuttavia, nonostante quello che ha subito, i suoi ideali politici la stanno rendendo invisa a una buona fetta dell’opinione pubblica. La professoressa infatti ha coraggiosamente ribadito di avere delle idee molto chiare sulla remigrazione: chi vive in Italia e rispetta le regole ha diritto di restare, invece chi delinque ed è irregolare no.

Apriti cielo: ancora una volta la pietas della sinistra si ferma davanti a chi ha idee non conformi alle proprie. Non si è più discusso della grave aggressione o di cosa spinge un minore a filmare l’accoltellamento della sua prof in aula dopo una preparazione paramilitare, fomentato da altri giovani online. Macché, si è azionata la macchina del fango che ha spinto qualsiasi giornalista o creator a ravanare nei profili social della professoressa in cerca di qualche opinione scomoda per posizionarla sul banco degli imputati. L’aggressione è dunque diventata un pretesto per processare i suoi ideali politici.

È un riflesso ormai automatico: una parte della sinistra e dei media che la assecondano non tollera che una vittima abbia posizioni conservatrici. Non serve neanche che quelle posizioni siano state portate in classe (difatti da nessun alunno o genitore la prof è stata accusata di fare proselitismo politico tra i banchi, cosa che non si può certo dire invece di tanti altri prof di sinistra…).

Basta che esistano. E così, in un mare magnum di professori comunisti o socialisti, una prof di destra fa così tanto scalpore da chiederne senza mezzi termini il licenziamento, nonostante un accoltellamento subito. C’è persino chi, senza un briciolo di umanità, scrive “chissà se il ragazzo del Congo l’avesse salvata se avesse saputo cosa scriveva sui social”. Un abisso di cinismo che si fa sempre più profondo.

Eppure la prof. Marsilio ha fatto una distinzione banalissima: il ragazzo congolese è uno studente modello che merita un encomio e non un soggetto che dovrebbe essere remigrato. Non perché l’abbia salvata, ma perché è perfettamente integrato nella società. Invece la sinistra come sempre fa un’insalata mista dentro la quale inserisce regolari, irregolari, italiani di seconda generazione, clandestini. Chiaramente perché fa comodo alla sua narrazione, perché la confusione sul tema permette di evitare la scrematura delle mele marce fra le persone perfettamente integrate.

Ma quanto bisogna essere spietati per rivolgersi a una insegnante appena accoltellata per chiederle conto delle sue convinzioni politiche? La prof, coraggiosamente, ha detto di voler tornare in classe e di non rinnegare ciò che pensa e scrive sui social. Ha ribadito che la politica e la valutazione degli alunni per lei non coincidono. Forse per questo sta antipatica alla sinistra.

Una cosa, purtroppo, è evidente: il modello Kirk si propaga velocemente. Quelli che si credono unti dal Signore e prìncipi di umanità, empatia e pacifismo sono i primi a sperare nella soppressione professionale e financo fisica dell’avversario politico. Senza alcuna vergogna.

Alessandro Bonelli, 21 settembre 2026

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