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Niente tampone, donna perde il bimbo: la Cina licenzia i sanitari colpevoli

A Sassari una donna incinta è stata respinta in ospedale perché senza tampone, poi l’aborto spontaneo. In Cina episodio simile e medici licenziati

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Stamattina, nella Zuppa, vi ho parlato dell’assurda vicenda capitata a Sassari: una donna incinta, che accusa perdite, va al pronto soccorso ostetrico. È vaccinata con due dosi, in attesa della terza, ma non ha un tampone negativo. Dunque, niente visita ambulatoriale. La donna, insieme al marito, costretta ad andarsene. Le sue condizioni però si aggravano repentinamente e, nel parcheggio dell’ospedale, dopo una copiosa emorragia, subisce un aborto spontaneo. I dottori di Sassari sarebbero stati in grado di salvare il bambino? Forse sì, forse no.

Fatto sta che è una barbarie non curare un malato, particolarmente una donna gravida, perché non ha eseguito un tampone che attesti che non è positiva al Covid. Il medico, il personale sanitario, i dirigenti che hanno consentito questo scempio andrebbero cacciati a pedate. Capito, ministro Roberto Speranza? Ha letto le cronache? Si è fatto un’idea? Ha qualcosa da dire? Tra l’altro, ironia della sorte, i camici bianchi più “feroci” con le donne incinte sono stati puniti proprio nel Paese che per quelli come Speranza rappresenta un modello e che, nel contrasto alla pandemia, ha applicato metodi spietati: la Cina.

Già, perché il governo di Pechino, avendo appreso che una donna ha perso il figlio a causa delle regole da lockdown all’ospedale di Xi’an (aveva un tampone negativo, ma eseguito troppe ore prima l’ingresso in corsia), ha fatto licenziare tre persone ai vertici del nosocomio. Ecco, per una volta che i compagni di Leu, quelli del Covid come occasione per ricostruire l’egemonia culturale della sinistra, dovrebbero davvero imitare il regime di Xi Jinping, se ne stanno zitti. Toc toc, Speranza: se c’è, batta un colpo e faccia – metaforicamente, eh – saltare qualche testa.

Nicola Porro, 14 gennaio 2022