Caffè avvelenato

No, signora vedova del ladro: ci sono ancora buoni e cattivi

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

caffè avvelenato roberto Mollo In foto Roberto Mollo, l'uomo che ha sparato
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Qui al bar comprendiamo davvero il lutto della signora moldava, vedova di Gjovalin Lazri, il trentaseienne albanese ucciso nella notte tra sabato e domenica, durante un tentativo di rapina nel casolare di Roberto Mollo, a Baldissero d’Alba, nel Cuneese. E non vogliamo celebrare anzitempo i processi, sempre che ve ne sarà uno. Abbiamo le nostre opinioni, eh: pensiamo che se entri in una proprietà privata con l’intento di rubare, non puoi lamentarti se non ne esci più. Ma queste, appunto, sono le nostre opinioni; la legge italiana la pensa diversamente e forse va bene così. Sarà la giustizia a stabilire se l’autotrasportatore piemontese si è soltanto difeso, magari in stato di “grave turbamento”, come recita la norma sulla scriminante, oppure se ha abusato della facoltà che gli concede l’ordinamento giuridico, oppure se, addirittura, è colpevole di un omicidio, colposo o volontario (quello che per ora gli contesta la Procura di Asti).

Fatte le dovute premesse, però, non vorremmo che, se la giustizia è a volte talmente giusta da risultare controintuitiva, la morale diventi talmente annacquata da risultare insignificante. La donna ha affidato al suo avvocato delle parole piuttosto bizzarre: “Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare”. Eh no, signora vedova. Lei è chiusa nel suo dolore, suo figlio non ha più un padre. Ma i buoni e i cattivi esistono eccome. Noi non siamo Padreterni e non possiamo giudicare il profondo della coscienza. Ma almeno le azioni, quelle, possiamo soppesarle. I buoni sono coloro che non commettono reati. Quelli che, che abbiano ragione o torto, non sparerebbero a nessuno se nessuno tentasse di intrufolarsi in casa loro. E i cattivi sono quelli che sostengono di volersi redimere, di voler superare un passato di errori e guai giudiziari, come il suo defunto marito, ma poi il sabato sera, anziché stare a casa con moglie e figlio, o andare a bersi una birra con gli amici, si uniscono a una banda di criminali che peraltro sono capaci di lasciare il loro compagno, ferito, a terra, pur di scappare. Noi non sappiamo se lei abbia qualche responsabilità nell’ennesimo sbaglio di Gjovalin. Non crediamo che lui “meritasse” di morire. Non vogliamo nemmeno arrivare a dire che se l’è cercata. Però non vogliamo nemmeno che tutto diventi indifferente. Non vogliamo nemmeno che si arrivi a legittimare l’idea che l’uno vale l’altro, che siamo tutti uguali. No, non siamo tutti uguali. Siamo tutti liberi, sì, di compiere delle scelte. Abbiamo tutti il diritto di avere giustizia. Ma tra la guardia e il ladro, cara signora, una differenza c’è.

Il Barista, 24 settembre 2026

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