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Non c’è pace per chi si difende. Gioielliere di Cuneo accusato di omicidio - Terza parte

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Crede che l’attuale normativa sulla legittima difesa possa aiutare davvero il gioelliere o alla fine dipenderà sempre dal giudice che si troverà di fronte? Glielo chiedo pensando anche al fatto che l’azione è proseguita all’esterno del negozio.

“La recente riforma della legittima difesa certamente è un passo avanti, ma non dimentichiamo che è il frutto di una mediazione politica in una situazione di instabilità e in quanto tale non ha potuto rispondere, se non in parte, alle istanze ed alle necessità della Nazione. Si può e si deve fare molto di più ed in particolare la normativa, in questo come in molti altri ambiti, deve essere resa meno contorta e soggetta ad interpretazioni che possono essere anche inconsapevolmente influenzate dalle convinzioni di chi si trova ad applicarla. Abbiamo sì fiducia nella magistratura, ma non si può attribuirle caratteristiche divine: la magistratura è composta di uomini e, proprio per questo, può anche commettere e concretamente commette gravissimi errori”.

Cosa andrebbe fatto, secondo lei, perché vi sia più equilibrio di giudizio in questi casi e per evitare che un uomo finisca per tanti anni nel tritacarne della giustizia?

“A mio avviso un cambiamento culturale sul tema della legittima difesa è iniziato già da diversi anni ed è quello che ha portato alla crescente richiesta di intervento sulle norme esistenti. Il vero cambiamento culturale che ritengo ancor più necessario è quello relativo al rispetto tra le persone, alla comprensione del fatto che dietro ad ogni storia di cronaca ci sono delle vite stravolte e su cui nessuno ha il diritto di influire. È terribilmente desolante vedere come il racconto di certi eventi veda sempre l’analisi dei disagi dei criminali a monte delle loro azioni, quasi a doverli giustificare, mentre non vi sia praticamente mai lo stesso approccio nei confronti di chi avrebbe ben volentieri fatto a meno di essere costretto a difendersi. Il risultato è il ribaltamento dei ruoli nella narrazione giornalistica e questo è assolutamente inaccettabile”.