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Open Fiber: rete veloce dalle metropoli ai borghi

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Da Rio Marina sull’isola D’Elba a Selva di Cadore all’ombra delle Dolomiti bellunesi, dalla Tuscia con Caprarola e Bomarzo alle Marche con Morro D’Alba, il Comune culla della “Lacrima” apprezzata da tutti gli enologi, fino ad Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano e al piccolo borgo medioevale Anghiari in provincia di Arezzo.

Si può raccontare anche così, tramite un viaggio tra alcuni dei Borghi più belli d’Italia, l’impegno di Open Fiber a cablare in fibra l’intero territorio nazionale comprese le cosiddette “aree bianche”, cioè quelle a fallimento di mercato, del nostro Paese e rimediare al digital divide che oggi ne penalizza lo sviluppo e la competitività anche a livello internazionale. Un impegno quello di Open Fiber doppiamente di valore per tutta l’Italia e gli italiani sia perché da solo genera un indotto in termini lavorativi di 10 mila addetti (tra progettazione della rete e operai sui cantieri) sia appunto per la strategia intrinseca alla fibra.

Un asset, quella della rete superveloce, che l’emergenza pandemica ha definitivamente confermato essere ineludibile e irrinunciabile anche nella gestione della vita quotidiana sia sotto il profilo scolastico, per il diffuso ricorso obbligato alla didattica a distanza da parte delle Regioni, sia sotto quello professionale per lo smart working e le prospettive dell’ecommerce. In breve un asset vitale a cui le famiglie e le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e alfiere del made in Italy nel mondo, devono poter avere parità di accesso, anche in una ottica di ripartenza post pandemia.

È proprio per questo che Open Fiber, controllata da Cassa Depositi e Prestiti e da Enel con una partecipazione del 50% ciascuna, ha dedicato particolare attenzione nei lavori di cablaggio proprio alle “aree bianche”. In pratica, quelle di “confine”, svantaggiate perché in luoghi impervi o comunque isolati dai grandi centri urbani dove si concentrano le attività economiche e la densità di popolazione e quindi anche la domanda di download e upload verso il web.
Senza contare che il gruppo guidato da Elisabetta Ripa e presieduto da Franco Bassanini, quando avvia i cantieri per collegare un Comune, si interfaccia con assiduità e attenzione con le sue istituzioni locali, chiedendo loro una lista dei “punti pubblici” che devono essere connessi con maggiore priorità: ad esempio le scuole di ogni ordine e grado, le stazioni della polizia locale o gli uffici comunali, così da permettere e agevolarne la piena modernizzazione e quindi migliore la qualità di vita di chi vi abita o lavora.

Non solo, per policy Open Fiber cerca sempre di coinvolgere negli appalti le aziende del posto, così da garantire un altro importante “dividendo” sul territorio in termini di lavoro e quindi di ricchezza prodotta.

Nel dettaglio il gruppo guidato da Elisabetta Ripa si è aggiudicato tutte e tre le gare Infratel, aventi a oggetto le attività di progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione di rete in fibra nelle aree bianche. In una ideale cartina geografica muta, si potrebbe notare come i lavori siano dislocati lungo tutta la dorsale italiana – senza distinzione tra Settentrione, Centro o Meridione – perché l’obiettivo del governo e di Open Fiber è quello di fornire al Paese una grande autostrada digitale, dove possano correre insieme alle informazioni il business e il sapere.

Il primo bando di gara prevede la realizzazione e gestione di una rete a banda ultra larga in Abruzzo, Emilia Romagna, Lombardia, Molise, Toscana e Veneto. Il secondo bando Infratel riguarda comuni di 10 Regioni (Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia) più la Provincia di Trento. Il terzo bando Infratel riguarda Calabria, Puglia e Sardegna. In totale, Open Fiber raggiungerà circa 7 mila comuni in tutte e 20 le Regioni italiane, cablando circa 9 milioni di unità immobiliari tra case, aziende e sedi di Pubbliche Amministrazioni. Vale la pena qui precisare che queste aree, la rete rimane di proprietà pubblica e viene gestita in concessione da Open Fiber per 20 anni.

Va detto che i cantieri seguono una tempistica diversa rispetto all’investimento privato nelle grandi città, a causa dei numerosi passaggi burocratici e le modalità di collaudo; malgrado questo però già oggi Open Fiber commercializza i suoi servizi in fibra in circa 1400 comuni delle “aree bianche”. Ecco perché Open Fiber, ormai prossima a compiere la sua prima missione, è pronta per nuove sfide.

Ecco una lista dei Borghi tra i più belli, connessi da Open Fiber. Luoghi che parlano del nostro Paese e delle sue tradizioni; località che in molti casi sarebbe bello visitare anche da turisti non appena la situazione lo permetterà: Casalfiumanese, Fontanelice, Castel del Rio, Sant’Agata Bolognese, Galliera, Crevalcore, San Pietro in Casale, Carbognano, Civita Castellana, Corchiano, Bomarzo, San Marcello, Morro d’Alba, Ostra, Monte San Vito, Cupramontana, Valfornace, Bolognola, Monte San Martino, Monte Cavallo, Cessapalombo, Caldarola, Bivona, Santo Stefano Quisquina, Santa Elisabetta, Sant’Angelo Muxaro, Piedimonte Etneo e Aci Bonaccorsi.