Esteri

Orrore in America, violentata a 20 anni da 7 universitari: la punizione? Un tema da scrivere

La denuncia choc di una ex studentessa : ore di violenza durante una festa e una chat per chiamare altri ragazzi ad abusare di lei

università america
Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Lo scorso 14 settembre, una ex allieva della Cornell University, nello stato di New York, ha citato in giudizio l’ateneo e la polizia locale, sostenendo di essere stata ignorata e scarsamente tutelata dopo aver denunciato, due anni fa, una violenza sessuale di gruppo perpetrata da alcuni compagni di studi. A seguito del clamore suscitato dalla denuncia legale, il procuratore distrettuale Matthew Van Houten ha reso nota la decisione di riaprire l’inchiesta, puntando a rinvigorire gli accertamenti in vista di un eventuale processo con giuria

La denuncia e i fatti del 2024

Secondo quanto raccontato nella causa civile, quella sera la studentessa aveva già bevuto molto prima di arrivare alla casa della Chi Phi. La denuncia sostiene che, una volta lì, le sarebbero state offerte altre sostanze, tra cui ketamina, oltre ad alcol e marijuana. Da quel momento, secondo la ricostruzione della giovane, sarebbe iniziata una sequenza di abusi. Uno degli elementi che hanno attirato maggiormente l’attenzione sono le conversazioni contenute nella chat privata della confraternita.

Secondo gli atti del procedimento civile, durante la notte un membro avrebbe scritto in una chat universitaria per informare gli altri ragazzi che una ragazza si trovava al piano superiore, invitandoli di fatto a raggiungerla e abusare di lei. Altri studenti sarebbero quindi arrivati nella stanza e la violenza sarebbe proseguita per ore, fino alle prime ore del mattino, quando la ragazza avrebbe perso conoscenza. Si tratta di accuse contenute in un procedimento civile, che dovranno essere accertate.

Le misure dell’università, le polemiche e la posizione della difesa

Parallelamente, Cornell ha completato la propria indagine interna: la confraternita Chi Phi è stata sospesa dal campus e l’ateneo ha dichiarato di aver applicato sanzioni come sospensioni ed espulsioni (sebbene i dettagli sui singoli siano protetti dalla privacy). La causa civile e le proteste studentesche hanno contestato con forza l’efficacia delle sanzioni: in alcuni casi, infatti, la punizione per i responsabili si sarebbe ridotta a una sola cosa — scrivere un tema o un saggio.

La studentessa ha citato in giudizio anche l’università per presunta carenza di protezione, mentre i legali dei sette uomini accusati hanno respinto ogni addebito, definendo l’azione civile infondata e falsa, in attesa che la nuova inchiesta penale faccia chiarezza sui fatti.

La svolta e la riapertura dell’indagine

Dopo la causa civile, il procuratore della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, ha deciso di riaprire il fascicolo penale. Nel novembre 2024 la Procura aveva scelto di non andare avanti, ritenendo che dalla prima dichiarazione della studentessa non emergessero in modo abbastanza chiaro elementi come la somministrazione di droghe a sua insaputa o l’impossibilità di prestare consenso.

La difesa contesta però questa lettura e fa notare che la ragazza aveva già raccontato episodi di coercizione. Un elemento che, insieme al possibile impatto del trauma sul modo e sui tempi in cui una persona riesce a raccontare ciò che ha subito, ha spinto Van Houten a riaprire il caso e ad affidarne il riesame a un esperto di reati sessuali. Ora si valuta anche l’eventuale passaggio davanti a un grand jury. Per il momento, comunque, nessuno dei sette studenti è stato formalmente incriminato.

Cristina de Palma, 1 ottobre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).