in

Pace o aria condizionata? Draghi ci racconta un’altra bugia

Il premier esorta gli italiani a non utilizzare il termosifone d’inverno e l’aria condizionata d’estate. In nome della pace…

draghi condizionatore

Dimensioni testo

Caro Draghi, parla proprio lei? Lei che, da presidente della Bce, guadagnava quasi 400 mila euro l’anno? E da governatore di Bankitalia, prima quasi 545 mila e poi 495 mila, in seguito all’autoimposta decurtazione del 2010? Lei che vive ai Parioli? In conferenza stampa, ieri, ha chiesto stizzito: “Preferiamo la pace o il termosifone acceso, o meglio ormai l’aria condizionata accesa tutta l’estate?”.

Ecco, le facciamo notare che il termosifone e l’aria condizionata, lussi che evidentemente lei, abituato a vivere di stenti, considera del tutto accessori, non sono il capriccio di un popolo corrotto dal benessere. Ci pensa agli anziani stipati nelle case popolari (quando hanno la fortuna di non ritrovarsele occupate abusivamente), che con le prime ondate di freddo non sapranno come scaldarsi?

Queste comodità sono, invero, una necessità, ad esempio, per salvare una stagione turistica dopo due anni di Covid, chiusure e green pass, con le regole più severe d’Occidente: se fosse un turista straniero, prenoterebbe le vacanze in un albergo della riviera romagnola, sapendo che creperà di caldo? L’aria condizionata serve pure agli anziani che, con le ondate di canicola estiva, rischiano il collasso. E serve – ma supponiamo che, nei piani di razionamento, questo sia stato messo in conto – pure agli ospedali, alle case di cura, ai supermercati, alle aziende.

A proposito di aziende: è qua che casca l’asino. Perché il problema dell’embargo al gas russo, a stringere, non è che dovremo riarmarci di ventaglio a luglio, o portare il cappotto dentro casa a dicembre. Il problema è che senza approvvigionamenti di energia, tante imprese, sopravvissute per miracolo alla crisi pandemica, già provate dal caro bollette e quindi coinvolte nella perversa dinamica dell’inflazione, dovranno fermare la produzione. E se si ferma la produzione, vanno a casa i lavoratori. E se vanno a casa i lavoratori, le famiglie non hanno più soldi per comprare i beni prodotti da quelle imprese che intanto hanno sospeso l’attività. E così s’innesca un circolo vizioso, dal quale chi è che dovrebbe portarci fuori? Lo scostamento di bilancio che lei si ostina a non voler varare?

E poi, presidente Draghi, lei è proprio convinto che se non venderà più il gas a noi europei, Vladimir Putin, il criminale di guerra, il tiranno che è al di sotto dei maiali (parola del capo della nostra diplomazia, il suo ministro Luigi Di Maio), si ritirerà dal Donbass, smetterà di sganciare bombe e, magari, sarà deposto da un golpe? E che tutto ciò avverrà in tempi brevissimi? E che, in tempi altrettanto brevi, noi troveremo il modo di sostituire il metano dello zar malvagio? Come? Con i pannelli solari? Le pale eoliche? Costruendo rigassificatori per trasformare il gnl che Joe Biden vuole venderci – e che comunque costa il 30% in più del gas di Mosca? Presidente, non è che tra qualche giorno chiederà agli italiani di “fare un sacrificio”? E non è che finirà per essere un sacrificio umano – un’immolazione?