Pensioni a rischio, una spiegazione c’è - Seconda parte

Condividi questo articolo


Per lo stesso motivo, i giovani trovano meno “spazio”, visto che è già occupato, dal punto di vista lavorativo, e ne troveranno sempre meno. Persone sempre più in là con l’età continuano a ricoprire per tanto tempo ruoli chiave in aziende, in imprese familiari, rallentandone anche il rinnovamento. L’Europa “vecchio continente” è vecchio davvero. L’età media nei confronti dei popoli degli altri continenti è molto più alta, così come riportato dalla figura in basso. Una società che invecchia è come una persona che invecchia. Sarà un caso che un movimento ambientalista che guarda al futuro, che vuole salvare il pianeta, sia capitanato da una ragazzina e non dai papaveri ingialliti del Parlamento Europeo?

E’ questo il momento di aprire gli occhi e di cambiare le cose. Bisogna farlo in fretta, prima di arrivare ad una lotta tra generazioni. Se le cose non cambiano se non ne prendiamo atto non saranno solo le pensioni ad essere a rischio. Una società che invecchia è come una persona che invecchia. E’ lenta, fa meno fatica a sognare, a crearsi prospettive, ad aver fame e voglia di fare e di rimboccarsi le maniche. Una società vecchia tende a rallentare, una società vecchia non può che continuare ad invecchiare e…

Leopoldo Gasbarro, 23 novembre 2019

Pensioni a rischio, non ci dicono la verità

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche


Condividi questo articolo


13 Commenti

Scrivi un commento
  1. caro porro scusami a questi signori cosa dovrei dire vergogna ti racconto la mia storia 16 lavoro in fonderia compresa ditta lampadari.fino a 18 anni poi per fortuna trovo lavoro come inserviente ospedale 20 anni mi sposo dopo anni mi predo il diploma socio sanitario lavorato fino al 2004 sono andato x firmare e x andare in pensione mi dice il mio collega aspetta che dovrebbe firmare il contratto aspetti ancora un anno nel andare in reparto mi viene emoraggia dal retto ricoverato d’urgenza t diagnosi il tumore gradi peripezia fatto radiazioni e operato due volte dopo tre mesi o ripreso a lavorare. O lavorato ancora 6 anni totale 49 anni sei mesi e un giorno con pensione il 2011 pensione€1280, vado in pensione mi scoprono che devo sostituire una valvola al cuore che mi devono operare adesso.e loro dopo 5 anni vanno in pensione perché noi pensionati dobbiamo portarla nella barra. nato nel 1949 grazie questa e la mia storia

    • Caro Nino, e quindi?
      Un sistema deve essere sostenibile a lungo termine, e sensato.
      Altrimenti, se salta, una pensione sensata se la possono scordare in molti, e se è necessario ammazzare il paese di imposte per tenerne in piedi uno insensato, sono in molti ad essere danneggiati e ad avere la vita rovinata.
      Se vuole posso raccontarle le storie di chi ha 20 anni un lavoro non ce l’ha, o non è un lavoro con una retribuzione che permetta di sposarsi e di farsi una famiglia, e quindi sta peggio di lei.
      Facciamo a gara e vediamo chi vince?
      O forse il piano di discussione corretto è un altro?

  2. cosa dovrei dire vergogna non e poco nato 1949 vi racconto la mia ventura x andare in pensione a 15 anni trovo lavoro in fonderia che e abbinata a la fabbrica lampadari lavoro fino a 19 anni lavorando in fonderia faccio due broncopolmonite mi sono accorto che stavo male il medico di famiglia mi di ce di andar via cercavano infermieri dopo essermi curato fatto domanda mi assumono ospedale fatto il corso da da generico lavorato fino al 2004 vado x firmare x la pensione mi consigliano di aspettare un paio di anni rientrando in reparto mi viene emoraggia rettale diagnosi tumore fatto radiazioni dopo tante peripezia mi operano o fatto due interventi un più brutto dell’altro o lavorato ancora 6 anni domanda pensione con 49 anni sei mesi e un giorno.e i signori che si che dopo 5 anni poverini prendono la pensione perché e si lamentano x loro e un diritto aquisito x noi no pregano che noi la pensione la portiamo nella bara . un grazie di cuore il mio e un sfoco

  3. Sono necessarie un paio di considerazioni.
    1) L’articolo non è di ieri, ma di luglio 2018, e lo si può leggere qui.
    Con la premessa che lavoce, da qualche anno, ha perso la mia stima, in quanto ho trovato molti articoli estremamente discutibili e piegati ad una logica squisitamente di lotta politica.
    Piegati proprio da un punto di vista tecnico, per raccontarci quanto gli immigrati facciano bene (anche quando non è così), quanto l’agw sia “settled” e dannoso (idem), e simili.
    Poi qualcosa di valido c’è, ma è bene sapere che è come leggere Repubblica o l’Ipcc.
    https://www.lavoce.info/archives/53985/sulle-pensioni-evitiamo-altri-errori/

    2) Quali sarebbero questi “miracoli” dell’abusato “modello svedese” andrebbe spiegato e mostrato da un punto di vista tecnico.
    Parlare di “flessibilità in uscita” e di evitare disparità di trattamento è condivisibile in teoria, ma siccome conta la sostanza, i principi da soli non ci dicono niente.

    3) In Svezia, nel ’97, la spesa pensionistica era pari al 7.5% del pil circa (ed in realtà era pure calata di quasi un punto dal picco di pochi anni prima).
    In Italia sfiorava il 14%, quasi il doppio.
    https://data.oecd.org/socialexp/pension-spending.htm
    Quindi il “problema” italiano era nettamente più “imponente”, più difficile da risolvere e da gestire.
    Bisognerebbe inoltre sapere se i problemi accumulati in precedenza, in termini di debito e squilibri futuri, erano gravi come i nostri.
    Perchè noi avevamo baby pensioni e quant’altro; senza fare confronti seri (cioè coi dettagli tecnici, che sono ciò che conta) risulta molto difficile capire di cosa si stia parlando.

    Tanto più la spesa è elevata rispetto al pil, tanto più le pensioni sono regalate, tanto più ogni correzione è difficile ed i correttivi transitori, fatti per limitare le disparità di trattamento, costosi.

    4) Nel ’97 il pil pro capite, a parità di potere di acquisto, era in Italia di poco più alto di quello svedese (+4%). Oggi quello svedese è di circa il 35% in più.
    Il pil reale svedese, complessivo è cresciuto del 75%, il nostro solo del 10/15%.
    Ora, è evidente che la crescita permetta di generare risorse per superare i problemi di questo genere, sia di sostenibilità, sia di importo delle pensioni e simili.
    La spesa pensionistica svedese è ancora su quei livelli, mentre la nostra ha superato il 16% del pil.
    Ma la differenza di crescita spiega molto più della differenza della dinamica della spesa pensionistica, che in Svezia è stata relativamente più generosa.

    Ora, è evidente anche che il cane si morde la coda: la “palla al piede” della spesa pensionistica italiana sicuramente incide, ed ha inciso, in modo negativo sulla crescita.
    Di questo occorre tenere conto per valutare obiettivamente i fatti.

    Nel complesso, però, vorrei proprio capire dove sia il “miracolo” pensionistico svedese.
    In Italia, dal ’95 in poi, gli errori sono stati sostanzialmente due:
    -rendere troppo graduale il passaggio al contributivo. Quanto ha fatto la Fornero (contributivo da quel momento in poi, per tutti) andava fatto subito, non 22 anni dopo.
    -scarsa flessibilità in uscita.
    + controriforme e ritardi vari, che hanno solo l’effetto di aggravare il problema, ritardandolo ed accumulandone di più
    Ma, per il resto, vorrei sapere, in concreto, di cosa si parli.
    Rimango dell’idea che il modello sia il Cile, nel senso che la previdenza è troppo importante, nella vita delle persone, per essere soggetta al pollaio opportunistico delle scelte collettive: ognuno deve essere padrone dei propri soldi e del proprio futuro, non politici, burocrati e maggioranze elettorale.

  4. Scusa, Rokko. In che senso “la pensione[…]chi te la paga?“
    Io la mia pensione (che non vedrò) me la sto pagando da solo, con fior di versamenti! E credo anche la tua te la stia (o te la sia) pagando da solo. NON È un cazz0 di regalo, sono i miei contributi, fattimi versare OBBLIGATORIAMENTE, che mi devono tornare indietro. E mi devono tornare secondo gli accordi presi quando ho cominciato a versarli, ossia ai 35 anni di versamenti cominciate a restituirmeli in rate mensili. Questo era l’accordo, se l’INPS (lo stato, il governo, chiunque si mette in mezzo) non lo fa, allora vuol dire che mi sta truffando, nè più nè meno di quello che fa una compagnia assicurativa che incassa il premio, cambia il contratto in essere senza il mio assenso e non eroga il risarcimento dovuto: TRUFFA! Altre parole sono al vento. Se non capisci questo, allora possiamo discutere per secoli ma non saremo mai d’accordo perchè parliamo di cose diverse.

  5. Scusa, Rokko. In che senso “la pensione[…]chi te la paga?“
    Io la mia pensione (che non vedrò) me la sto pagando da solo, con fior di versamenti! E credo anche la tua te la stia (o te la sia) pagando da solo. NON È un cazz0 di regalo, sono i miei contributi, fattimi versare OBBLIGATORIAMENTE, che mi devono tornare indietro. E mi devono tornare secondo gli accordi presi quando ho cominciato a versarli, ossia ai 35 anni di versamenti cominciate a restituirmeli in rate mensili. Questo era l’accordo, se l’INPS (lo stato, il governo, chiunque si mette in mezzo) non lo fa, allora vuol dire che mi sta truffando, nè più nè meno di quello che fa una compagnia assicurativa che incassa il premio, cambia il contratto in essere senza il mio assenso e non eroga il risarcimento dovuto: TRUFFA! Altre parole sono al vento. Se non capisci questo, allora possiamo discutere per secoli ma non saremo mai d’accordo perchè parliamo di cose diverse.

  6. la ridimensionata và fatta sulle pensioni baby, c’è gente che è ricchissima di famiglia , sposate a medici e da 30-40 anni si prende la pensione…perchè la legge consentiva loro di farlo…smettiamola con l’ipocrisia di dire che i diritti acquisiti vanno mantenuti perchè per i poveri operai non esiste questo privilegio assurdo…..Si comincia e far entrare in Italia solo chi ha un valore non qualsiasi persona che sia un costo ulteriore….Si deve valutare quanto ci costano le persone che immigrano , senza studi , malate e con ricongiungimenti facilissimi …

  7. Il nostro sistema pensionistico è devastato dal fatto che da previdenziale è stato trasformato in assistenziale. Da esso si attinge a piene mani per le casse integrazione sia ordinarie che straordinarie, e quelli che dovevano essere investimenti per le future pensioni sono stati dilapidati in un assistenzialismo sempre più vorace

  8. Ho sempre pensato che il termine del lavoro e, quindi, l’inizio della pensione, debbano essere volontari. Un lavoratore può chiedere la pensione dopo 10 anni di lavoro; egli percepirà la pensione calcolata sui 10 anni di lavoro, divisa per la rimanente aspettativa di vita (es. 70) 1000 x 10 / 70 = 140 Euro/mese.
    Un lavoratore vuole andare in pensione dopo 40 anni di lavoro; egli percepirà: 1000 x 40 / 40 = 1000 Euro/mese (pari a circa il suo emolumento di lavoro).
    Un lavoratore vuole andare in pensione dopo 50 anni di lavoro; egli percepirà: 1000 x 50 / 30 = 1700 Euro/mese (pari a più di una volta e mezza il suo emolumento).
    Un lavoratore vuole andare in pensione dopo 60 anni di lavoro; egli percepirà: 1000 x 60 / 20 = 3000 Euro/mese (pari a tre volte il suo emolumento).
    Fanno, ovviamente, eccezione i lavori usuranti, per i quali spetteranno valutazioni di anni fittizi aggiuntivi secondo determinate regole.

  9. Aggiungo che le pensioni non finiscono con la dipartita del pensionato, avete fatto i conti senza l’oste, che ci sono le vedove e se la vedova è anche giovane, voi potete capire, che la pensione che pur dimezzata va aggiunta anche a quella della vedova, sempre che abbia lavorato. I Governi precedenti pensavano che il nostro Paese fosse stato un Paese con un aumento delle nascite e quindi oggi avremmo a che fare con una popolazione di 200milioni di individui con il triplo di giovani che versavano i contributi, ma meglio così altrimenti ci saremmo ritrovati in default con il triplo di pensionati e il quintuplo di disoccupati. Altro che Argentina con il nostro sistema pensionistico, ripeto, più verso l’assistenza che la previdenza.

One Ping

  1. Pingback:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *