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Piccoli Leopardi crescono

Alessandro Gnocchi recensisce L’ora del blu, il libro di poesie di Eugenio Scalfari acclamato dalla critica (amica). Proprio oggi che il fondatore di Repubblica compie 95 anni, e il suo giornale, come è normale che sia, gli dedicata un trattamento da star. Noi abbiamo voglia di prenderlo un po’ in giro. E in fondo basta prendere in mano il suo ultimo lavoro. Va bene il dialogo con i papi, quello con se stesso, persino quello con Dio, ma la poesia no. Quella proprio non ce la possiamo fare ad ascoltarla.

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6 Commenti

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  1. Lei, caro commentatore, non ha capito la differenza tra un comune mortale e Scalfari.
    Se io mettessi in vendita le mie MUTANDE SPORCHE crede che guadagnerei qualcosa?? Le stesse MUTANDE SPORCHE attribuite a NAPOLEONE avrebbero un presso notevole. Cosa differenzia le mutande sporche di Napoleone dalle mie?? Che la gente crede e si aspetti che il grande uomo vi abbia trasmesso parte del suo IO, del sua DNA che casomai influisca positivamente su di noi e ci faccia diventare come lui.
    Quindi quando Scalfari, eventualmente scrive poesie scialbe simili alle mie, alla fine esse acquistino parte della sua grande personalità che abbia nascosto tra le insulse righe.
    Conosco grandi uomini, in specil modo uomo che è meglio non menzionare, che vive dicendo una banalità dietro l’altra eppure è seguito in tutto il mondo. Vende libri a palate e ogni sua fesseria sembra il Vangelo. Così vanno le cose in questo mondo.

  2. Scrivo poesie e sinceramente da tempo, da quando fu pubblicato il libro di Francesco Sole per la Mondadori, che non leggevo poesie così brutte e insulse. Peccato, caro editore Einaudi, sei scivolato sulla buccia del clientelismo.

  3. Quel che Repubblica non osa rivelare è il segreto della longevità di Scalfari: è semplicemente immortale per opera divina, i due hanno stretto un patto per cui Scalfari vivrà in eterno e Dio sarà sicuro che non arrivi in paradiso un rompicoglioni che cerchi di soffiargli il posto. Ma, in cauda venenum, nel patto manca, né Scalfari si è rammentato di chiederla, l’esenzione dall’aterosclerosi che, come si vede anche da queste ultime “produzioni” letterarie, è vieppiu’ galoppante.
    Quanto all’acclarato genio Veltroni è noto nel suo partito per essere colui che ha scritto più libri di quanti ne abbia letti. Pare questi siano quattro, compreso il sussidiario elementare e l’album delle figurine Panini.

  4. Giornalista, filosofo, romanziere e ora anche poeta: “Eugenio Scalfari ci ha adusi alle sorprese”, dice Alberto Asor Rosa su Repubblica nella sua recensione. Giusto, solo che le sorprese di Scalfari provocano le stesse emozioni che si vivono quando si riceve una multa particolarmente salata. In ogni caso, le sue opere, a prescindere dalla loro effettiva qualità, hanno sicuramente un pregio intrinseco: i conseguenti elogi sperticati dei cosiddetti intellettuali di sinistra sono delle autentiche perle di comicità involontaria. Grazie Eugenio, grazie Repubblica.

  5. Paragonare Scalfari a Leopardi ? Non conviene a Scalfari, perché sarebbe identificare l’ex direttore e fondator di Repubblica con il NULLA. Scalfari infatti si identifica con l’ Essere, anzi con la Pienezza e la Totalità dell’ ESSERE. Scalfari è Parmenideo : ” Egli E’, e in quanto E’, non puo’ non-essere. Leopardi invece ha scoperto il NON-ESSERE, vala a dire il NULLA !

  6. Un piccolissimo commento: mi farebbe un gran favore o che alzasse la voce o si avvicinasse piu al microfono perché faccio fatica a sentire il suo discorso.

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