C’è un confine sottile tra la critica politica e la caricatura ideologica. E quando lo si supera, il risultato non è un contributo al dibattito pubblico, ma uno slogan buono per i social. L’ultima uscita di Ilaria Salis va esattamente in questa direzione. Su X, l’eurodeputata di Avs ha scelto parole che non lasciano spazio a sfumature: “Gli attacchi criminali condotti dall’asse fascio-genocidario Stati Uniti e Israele non hanno nulla a che vedere con il sostegno al popolo iraniano oppresso dal regime”.
Non è finita. Per Salis, “In gioco ci sono esclusivamente equilibri di potenza, controllo delle risorse, egemonia geopolitica. È una sporca guerra di predazione e sottomissione, condotta in aperta violazione del diritto internazionale e priva di qualsiasi legittimità”. Il bersaglio, come spesso capita, è l’Occidente. E dunque anche l’Italia. “L’Italia deve rifiutare questa guerra e non contribuirvi in alcun modo, neppure indirettamente o con il più piccolo gesto di sostegno. Il Governo Meloni non provi a trascinarci in questo disastro – che nelle prossime ore e nei prossimi giorni potrebbe ulteriormente estendersi – per compiacere, ancora una volta, Trump e Netanyahu”, scrive ancora.
E poi l’affondo finale: “L’Unione Europea, se dimostrasse di avere un po’ di schiena dritta e coerenza con i valori su cui si fonda, dovrebbe finalmente: disallinearsi da Stati Uniti e Israele, rompere con la Nato, affermare una politica estera autonoma”. Tradotto: rottura con l’Alleanza Atlantica, strappo con Washington, gelo con Israele. In un momento in cui il Medio Oriente è una polveriera e le diplomazie sono al lavoro per evitare un’escalation incontrollabile, la proposta è quella di spezzare l’architrave dell’alleanza occidentale.
Ora, si può criticare tutto. Si può discutere delle scelte del premier Meloni, si può non condividere la linea di Donald Trump o di Benjamin Netanyahu. Fa parte del gioco democratico. Ma qui siamo oltre la critica: siamo dentro una narrazione che divide il mondo in buoni e cattivi con la clava dell’ideologia.
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Il punto politico, però, è un altro. In una fase che richiederebbe sangue freddo, prudenza, buonsenso — parole che non fanno tendenza ma servono a governare i momenti difficili — queste sparate sono controproducenti. Non aiutano il popolo iraniano, non rafforzano il ruolo dell’Europa, non costruiscono alternative credibili. Servono solo a marcare un’identità.
Ed è qui che emerge il problema più profondo: una certa sinistra sembra incapace di uscire da una lettura talebana della realtà, dove l’Occidente è sempre e comunque il colpevole e ogni dinamica geopolitica si riduce a imperialismo e predazione. Uno schema fisso, impermeabile ai fatti.
Il risultato? Un’Europa che dovrebbe “rompere” tutto mentre il mondo brucia. Una politica estera trasformata in manifesto ideologico. E un dibattito pubblico che, invece di interrogarsi su come difendere interessi e valori senza alimentare conflitti, si rifugia nella comfort zone dello slogan. Il buonsenso non fa rumore. Ma in certi momenti, è l’unica cosa che serve davvero.
Franco Lodige, 28 febbraio 2026
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