Il campo largo non è ancora nato e già si divide su leadership, primarie e politica estera. A mettere altra benzina sul fuoco ancora una volta è Giuseppe Conte, che scarica sugli alleati la responsabilità della corsa ai gazebo e racconta di aver tentato fino all’ultimo la strada di un candidato terzo. “Ho dichiarato fin dall’inizio la mia disponibilità a concordare anche un nome terzo, rispetto ai leader”, ha spiegato il presidente del Movimento 5 Stelle. Ma, sostiene, “non c’è stata disponibilità a valutare questa strada. E quindi abbiamo di fronte le primarie”. Una ricostruzione che, racconta Il Foglio, ha provocato più di qualche sorpresa nel Partito Democratico. “Ha proposto terzo nome? Ma come, ma se ha proposto lui le primarie dopo il referendum?”, ha replicato il senatore dem Antonio Misiani.
Insomma, altro che coalizione già pronta a sfidare il centrodestra. Prima ancora di arrivare al programma, Pd e Cinque Stelle devono capire chi debba guidare l’alleanza e, soprattutto, con quale linea politica. Conte insiste: il nome eventualmente scelto non potrà essere una figura di semplice mediazione, ma qualcuno capace di garantire “un cambio di politica”. E intanto dal Movimento era già arrivata, attraverso Vittoria Baldino, la suggestione di Pier Luigi Bersani come possibile federatore. Le primarie, però, restano sul tavolo. “Incombono”, per usare la parola scelta dallo stesso leader pentastellato.
E la faglia non riguarda soltanto la leadership. C’è l’Ucraina, terreno sul quale le distanze continuano a essere evidenti. Conte ha bocciato anche la proposta di Goffredo Bettini di proseguire con l’invio di armi a Kyiv limitandole a quelle destinate alla difesa: “Non puoi essere interprete di una svolta continuando a inviare armi come sempre”. Una posizione più vicina a quella di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha già fatto sapere di non considerare scontato un accordo con il Pd sul dossier ucraino.
È in questo scenario che Elly Schlein arriva alla direzione del Pd con un problema ulteriore: i numeri. La media dei sondaggi elaborata da Termometro Politico tra il 20 e il 26 settembre colloca infatti i dem al 20,7 per cento, il livello più basso registrato dal portale da oltre due anni. Nella stessa media il Movimento 5 Stelle sale invece al 13 per cento, mentre Avs scende al 6,2. E non si tratta dell’unica rilevazione che fotografa un arretramento del partito della segretaria. Nell’ultimo sondaggio Ipsos pubblicato dal Corriere della Sera il Pd viene stimato al 19,5 per cento, con una flessione di 0,6 punti, mentre il Movimento 5 Stelle è al 14,5. Poco più di cinque punti separano quindi le due principali forze dell’opposizione nella rilevazione Ipsos.
Il confronto con le Europee del 2024 rende evidente quanto siano cambiate le proporzioni all’interno dell’area progressista. Allora il Pd aveva ottenuto il 24,08 per cento e il Movimento 5 Stelle il 9,99: più di quattordici punti di distanza. Oggi i sondaggi — che restano fotografie delle intenzioni di voto e non previsioni del risultato elettorale — indicano una forbice decisamente più stretta.
Ed è proprio qui che la partita delle primarie diventa particolarmente delicata per Schlein. Conte arriva al confronto mentre il suo Movimento recupera terreno nelle rilevazioni e, contemporaneamente, alza il prezzo politico dell’alleanza: leadership da contendere, linea più netta sull’Ucraina e richiesta di una “svolta” rispetto alle posizioni fin qui sostenute dal Pd. La segretaria dem, invece, deve tenere insieme un partito attraversato da sensibilità differenti e presentarsi alla sfida per la guida del campo largo mentre il consenso attribuito al Pd dalle ultime rilevazioni si è ridotto.
La coalizione che dovrebbe costruire l’alternativa al centrodestra, insomma, entra nella fase decisiva ancora alle prese con la domanda più elementare: chi la guiderà e con quale programma. E mentre Conte insiste che “le primarie incombono”, per Schlein i numeri dei sondaggi aggiungono un’altra variabile a una partita già complicata.
Massimo Balsamo, 1 ottobre 2026
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