Politico Quotidiano

E tutti vissero prescritti, Fini e contenti

In un Paese normale dopo quasi 20 anni sarebbe normale arrivare ad una sentenza. Invece...

Gianfranco Fini Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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E tutti vissero prescritti e contenti. Se non tutti, di sicuro i Finullianiz, travolti da una faustissima inervenuta prescrizione che ha determinato il non doversi procedere chiesto dal procuratore generale della Corte d’Appello di Roma per Gianfranco Fini, la compagna Elisabetta Tulliani e il di lei fratello Giancarlo nonché il padre Sergio: tutti già accusati di riciclaggio in merito alla nota (insomma, ormai nessuno se la ricorderà più) faccenda dell’immobile di pregio a Montecarlo lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, successivamente acquistata, riteneva l’accusa, dal Giancarlo tramite società off-shore e quindi rivenduta con un ricavo di 1 milione e 360mila dollari a fronte di un acquisto per 300mila euro. Un iter, al solito, sconfinato, buono a frantumare i colleoni a tutti – la vicenda parte addirittura nel 2008 – con una prima pronuncia due anni fa che aveva portato alla condanna dell’ex segretario di AN a 2 anni e 8 mesi, della compagna (absit injuria verbis) Elisabetta a 5 anni, stessa pena per il padre, mentre il fratello si era preso 6 anni secchi. Invece non se ne fa niente, perché, se la donna è immobile, la giustizia è immota: più che un altro momento era proprio un’altra epoca e l’immortalità del processo ancora non è stata ammessa nel codice italiano. Per grazia d’Iddio, perché uno o lo ammazzi o lo lasci vivere, ma tenerlo nell’eterno limbo giudiziario non si può, è una roba da non augurare a nessuno, neanche a Wanna Marchi, d’acordooo?

Ovviamente adesso la sinistra garantista dirà che “è come se” fosse stato condannato, che la prescrizione è sicuro segno di colpevolezza, come sempre quando non capita a qualcuno di loro, nel qual caso “le sentenze si rispettano”, fri fri palestai; e non mancheranno di citare come l’oracolo santo il pg Roberto Felici, “la sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di appello proposti dai difensori degli imputati”. E va beh, cavilli, busillis, la sostanza è che “va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati”. E si capisce che pure gli avvocati a difesa, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, chiedessero prioritariamente l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” e in via subordinata la prescrizione, come poi è avvenuto (la sentenza arriverà a febbraio): ci sta, come usa dire.

Storia d’amore immobiliare che dura 20 anni almeno, alla faccia di chi non ci credeva: fece scalpore, all’epoca, il 25 luglio matrimoniale del segretario post fascista, politico di primo piano, ah, anche presidente della Camera!, che proditoriamente si separava dalla storica moglie Daniela Di Sotto: si erano conosciuti all’ombra del Secolo d’Italia, lui giornalista praticante, lei praticante tipografa, a unirli la passione politica e quella calcistica (la Lazio), lei al secondo matrimonio, lui già allora sposato con la politica fin dal delfinato con Almirante: granitici, discretamente mondani, parevano votati agli immancabili destini, un corpo e un labaro, poi improvvisamente la storia scade in gossip, tutto un rinfacciarsi di tradimenti, di tresche, alla fine lei gli dice: che fai, mi cacci? E lui: sì, è la vita. E non ci fu alcun ritorno, tanto meno di fiamma. Ma forse s’era già insediata l’assai più giovane sostituta, anche quella una vita spericolata, avvocata, relazionata con l’imprenditore umbro Luciano Gaucci che colleziona squadre di calcio, una, la Sambenedettese, gliela regala, ma quando viene travolto da scandali e processi, il sentimento se ne va, ahimè, succede, succede sempre. Credevo fosse amore, invece era una partnership. Con Fini invece è amore, ma amore quello vero e nel frattempo sono arrivate due figlie oggi adolescenti. Alla faccia di chi non ci scommetteva. Credere, investire, ribattere (agli scettici).

Dopo il pasticciaccio brutto di Montecarlo i due si sono defilati, Fini da tempo è uscito di scena anche se recentemente aveva fatto capolino per offrirsi come consigliere alla giovane Giorgia, che gentilmente non se l’è sentita. E adesso si gode la pensione d’oro mentre Elisabetta, ancora nel pieno dell’età, segue i suoi impegni, com’è giusto che sia. Tra l’altro, chissà se qualcuno lo ricorda, in corso d’opera si ebbe pure una surreale situazione sulla clamorosa vincita di una schedina miliardaria al Superenalotto, 2,2 miliardi di lire, la cui paternità venne contestata da alcuni organi d’informazione che, invece che alla Tulliani, la riferivano a Gaucci, il che scatenò un turbine di richieste risarcitorie potentissime a Panorama, Giornale e Libero. Non ricordiamo più come andò a finire e neanche ci interessa, ma certo azzeccare una botta così – sarà che i soldi piovon sempre sui soldi – è davvero quel che si dice essere nate con la camicia. Nera.

Max Del Papa, 2 ottobre 2026

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