Politico Quotidiano

Franceschini, Conte e quella paradossale ricetta sulla politica estera

Lo stratega della scalata di Schlein al Pd infila la testa sotto la sabbia. Ma le parole di Giuseppi sull'Ucraina non possono essere liquidate così

Giuseppe Conte e Dario Franceschini
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A domanda di Repubblica sulle posizioni di Conte sulla politica estera così Franceschini risponde: «Su queste cose si interrogano tutti i cittadini, non è come con la legge elettorale che resta una materia da addetti ai lavori. Ora, io non condivido il discorso che fa Conte, soprattutto quando fa riferimento al presunto ruolo “bellicista” dell’Europa. Però eviterei nei prossimi mesi, tra noi alleati, che appena uno esprime un’opinione, quale essa sia, gli si dia addosso a suon di “putinista” o “amerikano” con la kappa, come si diceva una volta. Amici della Russia o di Trump. Queste accuse lasciamole alla destra, noi abbiamo tutti lo stesso obiettivo».

Leggo e stupisco: «Appena uno esprime una opinione, quale essa sia» dice. Scusa Franceschini, le opinioni non si contano, si pesano. Se Conte dice: «Niente armi all’Ucraina, no alle spese per la difesa decise dall’Ue, no a una Europa bellicista, su questo programma mi candido alle primarie e se poi divento Presidente del Consiglio la prima cosa che faccio chiamo Zelensky e Putin e li convinco a fare la pace… » questa non è una opinione “quale essa sia” ma è il fulcro di un programma di governo. Non puoi girarci intorno pilatescamente.

Franceschini come Schlein chiede di smettere di usare etichette, ma evita di il nodo politico vero, cioè che all’interno della coalizione esistono differenze radicali sulla Russia, sull’Ucraina e sul ruolo dell’Europa. È il meccanismo brevettato dal Pd per evitare di prendere posizione su ciò che potrebbe trasformare l’Italia in una filiale putiniana.

Ogni giorno di più Sinistra e Destra dimostrano la necessità di uno Spazio Pubblico per tornare a fare politica senza le reticenze ereditate dalle culture totalitarie del passato.

Marco Taradash, 5 agosto 2026

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