È un segnale che va in entrambe le direzioni, forse. Da una parte, confermare la fiducia ad Alessandro Giuli dopo le tormentate settimane appena passate. Dall’altro, in parte, anche per ricondurre l’azione ministeriale sui giusti binari. Giorgia Meloni ha convocato il ministro della Cultura a Palazzo Chigi e i due sono rimasti a colloquio per oltre un’ora.
Secondo il Corsera, il titolare del Mic ha dovuto spiegare il perché della scelta di azzerare il suo staff, licenziando due volti vicini a Fratelli d’Italia e soprattutto al sottosegretario Alfredo Mantovano, ovvero la segreteria particolare Elena Proietti e il responsabile della segreteria tecnica, Emanuele Merlino. Un’ora di colloquio, senza dichiarazioni ufficiali. Solo una nota di Palazzo Chigi a spiegare che l’incontro è stato messo in agenda “al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di Governo”. “Negli ultimi giorni si sono susseguite voci e ricostruzioni giornalistiche volte a mettere in discussione la credibilità dell’operato dell’Esecutivo, facendo leva su presunte divergenze di opinione tra il Ministro Giuli, il Presidente del Consiglio e altri esponenti del Governo, ricostruzioni prive di fondamento“, si legge nella nota.
Le stesse fonti hanno aggiunto che “nel corso dell’incontro, il ministro Giuli ha espresso la propria gratitudine nei confronti della presidente del Consiglio, confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo”. Il faccia a faccia “ha consentito di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento. Il ministro ha inoltre illustrato le attività svolte e la programmazione in corso”. Dal canto suo, Meloni ha ribadito “la piena volontà di sostenere l’azione di un Ministero centrale per l’Italia. È emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del Governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall’attuale scenario internazionale”.
Certo è che se un po’ di maretta non ci fosse stata, probabilmente questo vertice non si sarebbe mai tenuto. In principio fu Beatrice Venezi, poi la lite con Buttafuoco sulla Biennale, infine lo scontro nella chat del Cdm con Salvini e l’azzeramento dello staff. Forse un po’ troppo, per il solo ministro della Cultura…
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